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Dolore cronico, la Fondazione Isal trova casa al Policlinico di Monza

Dolore cronico, la Fondazione Isal trova casa al Policlinico di Monza

17 Giugno 2021

Per anni perfino la scienza ha fatto fatica a classificarlo e a considerarlo una vera patologia autonoma. Ma il dolore cronico complesso, che solo in Italia colpisce circa 13 milione di persone, quasi il 25% della popolazione, più donne che uomini, è considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità uno dei maggiori problemi mondiali di salute pubblica.

Perché il dolore cronico, anche se in alcune tipologie, come le sindromi osteodegenerative o quelle complesse a carattere neuropatico generate da danni post-ictus, è prevalente in età avanzata, può colpire tutti. Anzi, soprattutto adulti in età lavorativa. E spesso con un impatto e costi umani, personali e sociali, davvero importanti. Da una grave sofferenza fisica e psichica alla perdita dell’autonomia personale con sviluppo di depressione, insonnia e stanchezza fino all’emarginazione sociale e alla perdita del lavoro.

Dal 1993 la Fondazione Isal (Istituto scienze algologiche), fondata a Rimini dal medico William Raffaeli (nella foto in apertura), che ne è il Presidente, si dedica alla ricerca scientifica finalizzata a creare una migliore conoscenza, prevenzione, cura e riabilitazione riguardo al dolore cronico, con un occhio particolare alla formazione post-universitaria e alla comunicazione sociale.

Il suo braccio operativo è l’Associazione Amici della Fondazione Isal, una rete di volontari, pazienti, medici e operatori sanitari sparsi in tutta Italia per fornire assistenza e informazioni a chi soffre di dolore cronico e, pur esistendo diversi Centri ospedalieri dedicati, spesso non sa a chi rivolgersi.

MONZA VICINA AI MALATI

Una sezione degli Amici della Fondazione Isal, che si può sostenere anche attraverso il 5×1000 nella dichiarazione dei redditi, è appena arrivata anche a Monza. Per l’esattezza al Policlinico, dove sta per trasferirsi da Bologna il dottor Andrea Fanelli, esperto nella diagnosi e cura del dolore.

Insieme a lui, l’altro punto di riferimento medico nel nostro territorio, per tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo di cure in grado di garantire soluzioni per circa l’80% delle persone affette da dolore cronico, è Vittorio Guardamagna, che opera a Milano presso l’IRCCS  dell’Istituto Europeo Oncologico ed è un esperto di livello europeo nelle procedure invasive specie impiantologiche di neuromodulazione.

Referente della sezione di Monza e Milano degli Amici della Fondazione Isal è Carlotta Schiavolin (nella foto in basso), 32enne di Biassono, che soffre di dolore cronico da quasi 10 anni, quando nel lontano 2012 a seguito di un’appendicite ha capito che qualcosa non era andato per il verso giusto. E’ l’inizio di un calvario, fatto di diversi interventi presso i Centri di terapia del dolore.

Fino al gennaio di quest’anno, quando a Carlotta, in cura dal dottor Guardamagna, viene impiantato un neuromodulatore midollare, un piccolo dispositivo che genera impulsi elettrici capaci di interagire con gli impulsi nervosi che producono dolore e rimpiazzarli con altri tipi di sensazioni, simili ai “formicolii” ottenuti con il massaggio.

“Il dolore mi ha cambiato la vita e da ragazza allegra, energica e piena di vita, senza che mi mancasse nulla, sono arrivata a essere sola, incompresa e dipendente anche per delle banalità dai famigliari – spiega la Schiavolin – è per questo motivo che mi sono avvicinata al mondo ISAL e mi sono impegnata perché anche a Monza, come in tante altre città italiane, ci fosse una sezione degli Amici della Fondazione in modo che le persone malate di dolore cronico non si sentano smarrite e non ci mettano, come è successo a me, dieci anni prima di trovare sollievo ed una soluzione al loro problema”.

Il prossimo 25 settembre la Fondazione ISAL, che per informazioni è contattabile al numero verde gratuito 800.10.12.88, sarà protagonista anche a Monza con l’evento “100 Città contro il Dolore”. Che, da quest’anno, con il capoluogo della Brianza saranno 101.

“E’ una giornata di sensibilizzazione sociale e di raccolta fondi, con tesseramenti e donazioni, che vuole diffondere la consapevolezza che il dolore può essere curato come ogni malattia e non sopportato” afferma la 32enne biassonese. Che come motto, anche nella sua attività di referente della sezione di Monza degli Amici della Fondazione Isal, ha una frase dello scrittore americano, Nicholas Sparks: “E’ possibile andare avanti, non importa quanto questa cosa possa sembrare impossibile”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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