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RSA, l'appello del Comitato monzese Orsan: “subito una data certa per le visite dei familiari”

RSA, l’appello del Comitato monzese Orsan: “subito una data certa per le visite dei familiari”

16 Aprile 2021

I parenti e familiari degli oltre 350mila ospiti ricoverati nelle 7.372 strutture residenziali socio assistenziali (RSA) italiane (fonte: Ministero della Salute (2019) Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale, anno 2017) alzano la voce e chiedono al Governo una data certa per la ripresa, in presenza e nel pieno rispetto dei protocolli sanitari, delle visite all’interno delle strutture residenziali e semiresidenziali che si occupano di assistenza agli anziani e ai disabili fisici e psichici.

“Da ormai più di un anno, causa Covid, familiari e amici non possono sfiorare, guardare negli occhi o stringere una mano ai propri cari ricoverati all’interno delle RSA – denuncia Dario Francolino, presidente del neo costituito comitato monzese ORSAN – Open RSA Now. Al massimo lo possono fare solo attraverso le “sale degli abbracci”, quando esistono, o delle fredde videochiamate. Occorre fare di tutto, visto anche l’arrivo della bella stagione con la possibilità di incontrarsi all’aperto, per riportare i nostri anziani e le loro famiglie alla normalità di relazione, fatta dell’odore che emana un corpo conosciuto, di voci che arrivano chiare, di incroci di sguardi limpidi. Cose che solo le visite in presenza permettono, non certo il vetro e nemmeno il nylon, surrogati artificiali e ora anche inutili visto che, al 10 aprile, il 91% degli ospiti delle RSA italiane hanno ricevuto almeno una dose del vaccino anti-Covid 19 e i rischi di contagio si sono notevolmente ridotti. Il nostro slogan è: Dalle poche stanze degli abbracci ai tanti abbracci nelle stanze. Perché un abbraccio allunga la vita. Serve indicare subito una data certa per la ripartenza delle visite in presenza dei familiari nelle RSA”.

Gli incontri tra gli ospiti delle RSA e i loro famigliari sono infatti parte integrante della terapia, come descritto nelle indicazioni generali del documento “Disposizioni per l’accesso dei visitatori a strutture residenziali socio assistenziali, sociosanitarie e hospice e indicazioni per i nuovi ingressi nell’evenienza di assistiti positivi nella struttura”, elaborato dalle Direzioni Generali Programmazione Sanitaria e Prevenzione del Ministero della Salute il 30 novembre 2020: “Poiché l’isolamento sociale e la solitudine rappresentano motivo di sofferenza e importanti fattori di rischio nella popolazione anziana per la sopravvivenza, lo stato di salute fisica e mentale, in particolare per depressione, ansia e decadimento cognitivo/demenza, come documentato da ampia letteratura scientifica, debbono essere assicurate le visite dei parenti e dei volontari per evitare le conseguenze di un troppo severo isolamento sulla salute degli ospiti delle residenze. Le visite devono essere effettuate in sicurezza tramite adeguati dispositivi di protezione e adeguate condizioni ambientali”.

E ancora: “Le direzioni sanitarie debbono perciò predisporre un piano dettagliato per assicurare la possibilità di visite in presenza e contatti a distanza in favore degli ospiti delle strutture”. Indicazioni operative che sono però purtroppo rimaste solo sulla carta, bloccate dai rimpalli di responsabilità tra le Istituzioni (Ministero della Salute, Regioni e Comuni) e le direzioni sanitarie delle singole strutture residenziali per anziani. Il tutto mentre la campagna vaccinale, iniziata lo scorso 27 dicembre, ha fatto sì che al 10 aprile 2021, il 91% degli ospiti abbia già ricevuto almeno la prima dose del vaccino e il 76% degli ospiti delle RSA italiane abbiano già ricevuto entrambe le dosi (fonte: report settimanale Commissario Straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure sanitarie di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19, dati rilevati il 10 aprile 2021). Ciò, come si evince dalla seconda edizione del report nazionale di sorveglianza sulle strutture residenziali socio-sanitarie nell’emergenza Covid-19, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con Ministero della Salute, Garante nazionale dei diritti delle persone provate della libertà personale, ARS Toscana, ha comportato un calo sia dell’incidenza della malattia fra residenti e operatori, sia nel numero di residenti in isolamento e sia, anche se in misura ancora minore, nel numero dei decessi (fonte: Report Nazionale Andamento temporale dell’epidemia di COVID-19, 5 Ottobre 2020 -14 Marzo 2021).

“Per questo – conclude Dario Francolino, presidente ORSAN – ci appelliamo al Presidente Draghi, al ministro Stefani, al Generale Figliuolo, al capo della Protezione Civile Curcio, al Governatore Fontana e all’assessore Moratti, agli Assessorati Regionali alla Salute e al Comitato Tecnico Scientifico affinché accendano i riflettori su questa situazione di grande fragilità che ormai da un anno gli utenti delle RSA, i disabili fisici e psichici e i loro familiari stanno vivendo sulla propria pelle, ridando un po’ di fiducia attraverso l’indicazione di una data simbolo per la riapertura alle visite in presenza di familiari e parenti degli ospiti delle RSA, con l’elaborazione di un protocollo chiaro e ben definito su basi solo ed esclusivamente scientifiche. Se le nostre istanze non dovessero essere accolte o quantomeno ascoltate dalle Istituzioni nazionali e locali siamo pronti, già dalla prossima settimana, a compiere un gesto dimostrativo forte”.

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