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Morire a 26 anni, la memoria di Alessandra corre dai genitori a tutta Monza

Morire a 26 anni, la memoria di Alessandra corre dai genitori a tutta Monza

20 Aprile 2021

“La morte non esiste, figlia. La gente muore solo quando viene dimenticata”. E’ una frase scritta da Isabel Allende nel suo romanzo Eva Luna. Che, ad oltre 30 anni dalla sua pubblicazione, conserva questa verità valida per tutti, ma forse ancor di più se la morte ha colto, simile ad un fulmine a ciel sereno, una persona nel pieno dei suoi anni.

E’ accaduto ad Alessandra Lalario, una ragazza di Monza che ha perso tragicamente la vita a soli 26 anni il 5 aprile 2019. Allora non c’era il Covid, che nessuno poteva nemmeno ancora immaginare, ma era primavera proprio come adesso. Alessandra, un viso solare e pulito, che le dava anche meno dei suoi anni, terminava a Triante, dove abitava, la sua esistenza terrena in maniera davvero prematura.

Se avesse avuto un anno in più e fosse stata una famosa cantante, sarebbe rientrata di diritto nel cosiddetto Club dei 27, quello di cui fanno parte Kurt Cobain, Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix, Amy Winehouse. Tutti scomparsi decisamente troppo presto. Ma questo, oggi, conta davvero poco per Alessandra. Perché a ricordarla ci hanno pensato i suoi genitori. Che anche nel quartiere dove vivono hanno voluto affiggere un toccante manifesto per augurare buon compleanno alla figlia che non c’è più.

“Una splendida ragazza sempre allegra, intelligente, fiduciosa nel prossimo, leale, ironica, mai scontata nelle sue considerazioni, mai invidiosa, piena di energia positiva pronta a donarla a chiunque la incontrasse” scrivono nel manifesto il papà e la mamma di Alessandra, che avrebbe compiuto 29 anni lo scorso 23 febbraio.

L’intento dei genitori della ragazza monzese ha, però, una particolarità. Pubblicizzare un ricordo in fondo così personale, che magari poteva restare anche privato, ha un motivo ben preciso. Quello di coinvolgere l’intera città di Monza in un abbraccio che tenga stretta la memoria di Alessandra e la conservi nel tempo. Non a caso all’inizio del manifesto c’è scritto “in ricordo per gli abitanti di Monza…”. E in calce c’è l’indicazione precisa (Cimitero di Monza – Campo n.3 Pos. 493), dove tutti quelli che vorranno potranno andare a trovare la tomba di chi ha avuto solo 26 anni da vivere.

Ad un appello così commovente ci sentiamo di partecipare anche noi di MBNews e ringraziamo anche un nostro affezionato lettore, Alessandro Mosconi, per averci segnalato questo post, così sentito, pubblicato sulla sua pagina Facebook:

 

INCONTRI

Da quando sono a casa dal lavoro… dapprima in smart working forzato e poi da poco più di due mesi in pensione… ho preso l’abitudine di percorrere a piedi tutte le vie e gli itinerari possibili della nostra città insieme a Nanna (la nostra cagna) e il nostro raghino a 4 ruote (come lo chiamo io) tanto che in un anno se non ho sbagliato i conti credo di essere virtualmente andato e tornato da Trapani senza problemi. Passeggiando senza la fretta tipica di chi lavora mi capita di cogliere dei particolari che diversamente sfuggirebbero alla vista… o quantomeno non verrebbero approfonditi con l’attenzione che meritano.

Così è stato stamattina… quando mi sono imbattuto su una strada ad alta densità di circolazione (percorsa quindi normalmente da chi va di fretta) in questo manifesto, che mi permetto di riproporre e condividere anche qui… solo perché mi pare che farlo corrisponda proprio alla volontà di chi prima l’ha pensato e poi l’ha fatto affiggere tramite l’apposito servizio comunale.

È il ricordo scritto da due genitori, dolce, nostalgico… ma anche pieno di  gratitudine e di esortazione a vivere la vita  seguendo l’esempio della loro figlia Alessandra, in pienezza e bellezza. Alessandra è morta 2 anni fa a 26 anni, quell’età  che si colloca proprio all’inizio della maturità, in un periodo ponte che unisce sogni e progetti alla loro realizzazione o al loro fallimento.

Un ricordo quello del manifesto… che si fa augurio di buon compleanno… condiviso con “la città in cui abitava”.

Beh… penso leggendolo, non conosco la storia di questa ragazza e dei suoi genitori… ma mi sento pubblicamente di ringraziarli per questo messaggio positivo di condivisione, ancor di più in questo periodo così difficile, perché ci racconta l’amore,  il dolore, la memoria e la forza di guardare al futuro e andare avanti. E il desiderio di non essere soli in questo cammino, che è di tutti e di ognuno anche se in modi diversi… e che merita di essere conosciuto, quando casualmente magari come è capitato a me si incrocia col proprio.

Grazie quindi a voi, mamma e papà di Alessandra, per averci ricordato, insieme alla bellezza di vostra figlia… la bellezza dell’esistenza e la ricchezza del tempo che ne scandisce, riempiendo, lo spazio tra l’inizio… e una fine che dalle vostre parole non sembra comunque definitiva né “vincente”.

P.s. una volta a casa racconto a mia moglie di questo incontro e lei mi dice subito: “L’avevo visto, non ti ricordi che te ne avevo parlato settimana scorsa?”. Ripenso alle mie riflessioni di poco prima sulla selettività delle mie percezioni… e sorrido, di imbarazzo e di preoccupazione. Ma questa è un’altra storia…

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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