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Vaccino made in Italy, tutti gli occhi puntati su Monza: data storica per l'ospedale San Gerardo

Vaccino made in Italy, tutti gli occhi puntati su Monza: data storica per l’ospedale San Gerardo

1 Marzo 2021

Giornali, televisioni e testate da tutta Italia arrivano a Monza per scoprire il vaccino Takis-Rottapham. Il capoluogo brianzolo è al centro del mondo oggi, 1° marzo 2021, data storica per la città e l’Ospedale San Gerardo, il nosocomio in cui proprio questa mattina è stata somministrata la prima dose di COVID-eVAX, l’innovativo vaccino contro il Coronavirus realizzato in tandem dalla romana Takis e dalla monzese Rottapharm. Un risultato importante, che posiziona la città lombarda tra le eccellenze del settore, raggiunto grazie alla collaborazione vincente tra diverse professionalità tutte italiane.

“E’ un momento emozionante – ha dichiarano il direttore generale dell’ASST Monza, Mario Alparone – di cui andiamo molto orgogliosi. In questi anni il nostro ospedale ha messo al centro la ricerca, anche grazie ad una proficua collaborazione con l’università, e non penso sia un caso se ci troviamo tutti qui oggi. Sappiamo che le varianti sono il problema del momento, ma il vaccino che andremo a testare è innovativo e diverso da tutti gli altri”.

Il vaccino tutto italiano basato sul DNA

C’è emozione, attesa e curiosità per Covid-eVAX, il vaccino made in Italy “dal DNA anche monzese”. Un gioco di parole, quest’ultimo, che mette al centro l’elemento che rende il preparato di Takis-Rottapham unico nel suo genere: si tratta infatti del primo vaccino testato in Europa basato sul DNA, che potrebbe rivoluzionare i vaccini anti-Covid conosciuti fino ad oggi. La fase 1 ha inizio oggi e, se tutto andrà secondo i piani, terminerà a maggio.

“Pur lavorando in tempi record, ci sono stati dei ritardi sul percorso – ha chiarito Lucio Rovati, Presidente della Rottapharm – ma ora è tutto in mano nostra: mettiamo l’acceleratore, ovviamente rispettando il corretto iter e le procedure. Queste ultime settimane hanno dimostrato che il Covid è una malattia subdola, che può mutare: sappiamo ancora troppo poco, ma siamo consapevoli che c’è una sfida da vincere”.

Il “paziente 1”, il volontario, è un 21enne di Monza, Luca Rivolta, che per i prossimi due giorni sarà monitorato per vedere come il suo corpo reagirà al vaccino. Se tutte le condizioni saranno favorevoli si passerà a vaccinare il soggetto 2 e il soggetto 3, due donne, già questo giovedì. Secondo il cronoprogramma, la settimana prossima toccherà ai pazienti 4, 5, 6: solo allora sarò finito il primo gruppo “sentinella”. Per concludere la prima coorte, bisognerà arrivare a quota 20 soggetti. La speranza è che il vaccino possa terminare le fasi di sperimentazione ed essere pronto per la vendita già nel primo quarto del prossimo anno.

“E’ incredibile la risposta volontaria ottenuta per testare il vaccino – spiegano Il professor Paolo Bonfanti, Direttore della Clinica di Malattie Infettive e la professoressa Marina Cazzaniga, Direttore del Centro di Fase 1. – Abbiamo ricevute tante messe a disposizione in questi mesi, alcune anche oggi. L’impressione che abbiamo avuto è che ci sia la voglia di fare qualcosa per ricambiare lo sforzo fatto dal personale medico e sanitario. Insomma, qualcosa, di anche piccolo, per fare la differenza”.

Moratti: “Un lavoro di squadra di altissimo livello”

E anche da Regione Lombardia arrivano parole entusiaste. “Sono particolarmente lieta dell’odierno avvio della ‘Fase 1’ di sperimentazione del vaccino italiano a Dna contro il Covid 19, che vede protagonisti l’ospedale San Gerardo di Monza, con il suo Centro di Ricerca di Fase 1, insieme all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, oltre alla collaborazione di Rottapharm Biotech” – ha dichiarato la Vicepresidente e assessore al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti.

“Il San Gerardo di Monza – commenta Moratti – sarà responsabile del trattamento dei volontari della prima fase di sperimentazione e quindi della verifica dei risultati preliminari di un vaccino sviluppato interamente in Italia, frutto del lavoro di squadra di un consorzio di altissimo livello scientifico di prestigiosi centri clinici nazionali”.

“Confido che la soluzione innovativa proposta dalla nostra ricerca – conclude Moratti – giunga a positivo compimento superando le sperimentazioni previste, offrendo al nostro Paese uno strumento vitale per vincere la guerra contro la pandemia ideato e prodotto interamente in Italia”.

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Agnese Zappalà
Agnese Caterina Zappalà, classe 1993. Laureata in Musicologia e Beni Culturali tra Italia e Francia e diplomata all’ISPI di Milano in Affari Europei, adesso studio Storia Politica all’Università degli studi di Pavia. Mi piace scrivere, entrare a contatto con le persone e raccontare le storie che mi emozionano. Leggo tanto, soprattutto i grandi classici della letteratura. Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping esagerato.


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