Monza, la protesta delle mamme contro la DAD. “Qui per difendere il diritto di andare a scuola”

"Mia figlia più grande non ha perso neanche un giorno di scuola - racconta una mamma. - Perchè le cose sono state fatte bene e tutti hanno rispettato le regole".

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Che sia arancione, giallo o rosso la scuola sempre al primo posto“. A urlarlo con un piccolo megafono giallo è Beatrice, 7 anni, dai portici dell’Arengario di Monza. E’ una dei piccoli manifestanti della protesta animata da alcune mamme monzesi che si è svolta nel pomeriggio di oggi, mercoledì 10 marzo, contro la DAD, la didattica a distanza che dallo scorso venerdì è ritornata ad essere la sola modalità di apprendimento per gli studenti della Lombardia, inclusi i bambini delle scuole elementari e medie. Un provvedimento, volto a contenere i casi di Covid in crescita, che sta creando non pochi malcontenti a Monza e non solo. Nella città brianzola ad organizzare una piccola ma simbolica protesta è stata Valentina Locati, mamma lavoratrice di due bambine di 4 e 7 anni. “Non so più cosa dire alle mie figlie – racconta –  e questa è la cosa che mi fa più male”.

“In questi mesi neanche un giorno di scuola perso: cose fatte bene”

“L’idea della protesta di oggi – ci spiega Locati – è arrivata dopo l’annuncio della chiusura delle scuole. Venerdì scorso ci siamo trovati nella condizione di non poter mandare più a scuola i nostri bambini. Per me la scuola è un investimento, la possibilità di dare un futuro, un’istruzione, una formazione ai miei figli. La DAD non aiuta in questo: le mura di casa non sono la scuola, c’è molto che si perde, a partire dalla socialità di questi ragazzi. Le scuole devono essere riaperte, i nostri bimbi devono tornare a sorridere. Sotto la mascherina, va bene, ma con il sorriso”.

Io lavoro e non è facile conciliare la dimensione lavorativa con quella domestica – prosegue. – Mi sento anche relativamente fortunata: la mia titolare è comprensiva, ma sono certa che per tante donne non sia così. Lo scorso anno ho usato ferie, permessi, giorni che avevo arretrati dalla maternità, ma non posso andare avanti così. Ad oggi non mi risulta la possibilità di un congedo particolare. E lo smartworking? Non risolve i problemi: anzi dovremmo essere in tre davanti a tre computer e in stanze diverse. Non è possibile”.

“Sono sincera: le cose, nonostante le difficoltà, nelle classi delle mie figlie sono andate bene in questi mesi – conclude l’organizzatrice della protesta. – Mia figlia più grande, Beatrice, non ha perso neanche un giorno di scuola. Perchè le cose sono state fatte bene, tutti hanno rispettato le regole. Sono qui oggi per sottolineare questo e difendere il diritto all’istruzione”.

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