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Pedemontana, c'è l'appalto. Ambientalisti e Comitati: "Un vero azzardo senza copertura finanziaria"

Pedemontana, c’è l’appalto. Ambientalisti e Comitati: “Un vero azzardo senza copertura finanziaria”

9 Marzo 2021

“Il gruppo Webuild (Salini-Impregilo) e l’Impresa Pizzarotti & Co. si sono aggiudicate l’appalto del valore di 1,8 miliardi di euro per la progettazione e la costruzione delle tratte B2 e C di Pedemontana. I lavori vengono assegnati ma senza le risorse economiche per pagarli”. A dirlo è Dario Balotta, presidente dell’Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti. Che aggiunge: “A quasi dieci anni di distanza Pedemontana riaffida la gara per il completamento (parziale) dell’autostrada, senza avere i soldi per pagare l’appalto (regola base per ogni appalto pubblico e Pedemontana è un appaltatore pubblico). Dieci anni fa a vincere la gara fu Strabag e Impregilo arrivò seconda, ma l’impossibilità di avviare i lavori per mancanza di soldi si trasformò in una causa miliardaria. In quel frangente anche Antonio Di Pietro, allora presidente di Pedemontana, si dimise visto il caos che avrebbe potuto generarsi. Oggi si ripete l’azzardo”.

Un modo per sbloccare la situazione? In realtà secondo il geologo Gianni Del Pero, delegato WWF per la Lombardia, “Ci sono ancora tanti passi da fare, a partire dal trovare i soldi che oggi non ci sono. L’appalto è stato dato senza copertura finanziaria, quindi a mio parere affidato illegittimamente: un’assunzione di responsabilità che giudico folle da parte di Pedemontana. Significa che le aziende che hanno vinto la gara si trovano ad avere in mano un pezzo di carta per il quale devono anticipare 150 milioni di euro prima di sottoscrivere un contratto, senza alcuna certezza futura: è un salto mortale nel buio, che non ci si aspettava potesse essere fatto da un’amministrazione come quella regionale. I soldi di cui avrebbe bisogno Pedemontana sono molti: a partire dal prestito che doveva essere erogato dalla partecipazione pubblico/privato, e che ancora non ha trovato nessun finanziatore privato. In più un anno fa avrebbe dovuto essere approvato il secondo atto aggiuntivo, da sottoscrivere a breve con i soldi di FerrovieNord, che però per acquistare Serravalle ha chiesto a un pool di banche un prestito di 600 milioni da restituire entro gennaio 2022″.

E poi c’è la questione, gravissima ma sempre trascurata, della diossina: in seguito al disastro Icmesa del 1976 il tratto di Seveso-Cesano-Desio (coincidente con la B2) ne è pesantemente contaminato. “La bonifica della tratta B2 è stata approvata nell’ottobre del 2019 – ricorda Del Pero -. C’è un decreto di Regione Lombardia che consente a Pedemontana di attuare la bonifica con una fideiussione di 1,5 milioni di euro: una cifra che però non è ancora stata versata, e che testimonia la totale assenza di risorse economiche da parte di Pedemontana”.

“Questo è uno di quei momenti in cui Pedemontana ostenta sicurezza – sostiene Davide Biggi, del comitato NoPedemontana -, ma forse è una mossa disperata: siamo ancora in regime di proroga per la dichiarazione di pubblica utilità. La promessa di completarla entro il 2026, in tempo per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, invece, mi sembra una sparata: sembra replicarsi la situazione di Expo, con un grande evento che traina le grandi opere. Insomma, vedo un grande attivismo un po’ disperato, ora però, tra nuovo governo e nuovi sottosegretari, siamo davvero in una fase dove si fa… o no”. E la bonifica? “È triste che quando si parla di Pedemontana lo si fa sempre dal punto di vista realizzativo e finanziario, mentre il tema ambientale è sottovalutato. C’è la pericolosità evidente della diossina, ma non solo: si tratta di un’opera gigantesca con un enorme consumo di suolo, che stravolge il traffico locale e incentiva a utilizzare l’automobile”.

Ma quindi, se mancano i soldi, come si farà a completare Pedemontana? “Qualcuno evidentemente spera di poter attingere a una quota del Recovery Fund – ragiona Del Pero -, ma le sue specifiche impediscono di erogare anche un solo euro per nuove strade o autostrade, a meno che non si tratti di mobilità sostenibile. Il Recovery Fund permetterebbe però di coprire il prestito alle banche: servono 1 miliardo e 400 milioni di euro, una cifra spaventosa. E anche per quanto riguarda la bonifica si prevedono 12 milioni di euro, somma di cui si richiede finanziamento, perché al momento non ci sono né risorse né partner”.

Tornando sulla questione dell’appalto affidato senza copertura finanziaria, Balotta commenta: “Che le regole sembrano valere per tutti ma non per Pedemontana è cosa nota, ne sa qualcosa perfino la Procura di Milano che non riuscì a decretarne il fallimento. Ma oggi alla guida di Pedemontana non c’è un presidente qualsiasi, ma addirittura un ex viceministro alle Infrastrutture ed ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che deve avere avuto ragioni forti per una scelta tanto azzardata, ovvero l’urgenza di scongiurare i pericoli che incombono sulla Salerno-Reggio della Padania: la scadenza molto prossima del termine di ottenimento dei 2 miliardi di finanziamento privato necessari a pagare il contratto; il rischio che Regione Lombardia non riesca in quel suicidio istituzionale che è far comprare un’autostrada (Serravalle che ha in pancia la Pedemontana) da una ferrovia (FNM, che già non riesce a fare  il proprio lavoro) per avere in cambio 350 milioni di capitale sociale che da 10 anni i soci “dimenticano” di versare in contrasto con quanto previsto dal contratto con lo Stato; la scadenza degli espropri, che si starebbe cercando di rinnovare con atti illegittimi e che se scaduti farebbero saltare il progetto; il rischio che emerga che la “tratta D”, l’ultimo lotto che collega Bergamo che si dà per morta  e che invece non può essere eliminata a rischio decadenza della concessione; soprattutto, il timore per le decisioni che sarà chiamato a prendere il nuovo Ministro, noto per il suo rigore e la sua posizione a favore delle sole opere utili e sostenibili sia economicamente che ambientalmente, e quindi l’esigenza di farlo trovare di fronte ad un fatto compiuto. Sarà anche per tutto questo che si rischia grosso  pur di aggiudicare non a un soggetto qualsiasi ma al deus ex machina delle infrastrutture, quella Impregilo oggi Webuild che è riuscita nel miracolo del ponte di Genova e a cui nessuno può dire di no, forse nemmeno un Ministro”.

 

Poche ore dopo la pubblicazione del nostro articolo è arrivata la replica del consigliere regionale Andrea Monti, a cui pochi minuti dopo non ha potuto non replicare il direttore di MBNews.

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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