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Dieci anni di guerra in Siria, dalla Onlus monzese “Insieme si può fare” un altro container di aiuti

Dieci anni di guerra in Siria, dalla Onlus monzese “Insieme si può fare” un altro container di aiuti

18 Marzo 2021

Seicentomila morti, 12 milioni di rifugiati, praticamente due terzi della popolazione, oltre 3 milioni di bambini tagliati fuori dalla scuola. Numeri e lettere che lasciano senza parole nella cruda realtà di un Paese, la Siria, martoriato da una distruttiva guerra civile lunga ormai da dieci anni. Era, infatti, il 15 marzo 2011 quando, nel pieno periodo delle Primavere arabe, la protesta popolare e democratica scoppiata per l’arresto di alcuni ragazzi accusati di aver scritto slogan anti-regime sui muri di Daraa, l’uomo al potere in Siria dal 2000, Bashar al-Assad, decise di far partire una dura repressione.

Da allora attacchi chimici, assedi, interventi militari di russi, iracheni, turchi ed americani, azioni dei jihadisti radicali del Daesh, hanno reso la situazione a dir poco esplosiva e drammatica. L’eco di questa tragedia umanitaria ha da tempo superato le barriere e i confini, non solo geografici, in cui spesso anche il sistema mediatico internazionale l’hanno relegata. Ed è arrivata sino a Monza. Dove dal 2013 ha sede Insieme si può fare, l’organizzazione nata per una prima missione di beneficenza denominata “Pasqua in Siria”, ma poi cresciuta negli anni in una rete di solidarietà sempre più ampia.

“Dopo dieci anni di guerra civile, la situazione in Siria resta molto difficile nonostante ufficialmente solo la provincia di Idlib sia rimasta in mano ai ribelli – spiega Lorenzo Locati (nella foto in alto), fondatore della Onlus monzese ed ex professore di Educazione fisica al Liceo artistico Nanni Valentini – a pesare sulla popolazione civile è soprattutto l’embargo, che sta producendo una diffusa carestia, la mancanza di supporto medico e sociale”.

L’inflazione è ormai a livelli incontrollati, tanto che se prima della guerra un dollaro valeva 50 lire siriane, ora ne vale 3332 – continua a questo e ad una disoccupazione galoppante, si aggiunge la speculazione da parte dei ricchi che si accaparrano materie prime come pane e farina. La scolarizzazione è ormai scesa al 13%, dal 96% che si registrava prima della guerra, e ci sono molti adolescenti analfabeti. La comunità internazionale dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza”.

UN NUOVO CONTAINER

La prossima Pasqua è ormai vicina. Una scadenza così significativa, anche simbolicamente, non poteva non riscaldare ancora una volta i cuori di chi anima le iniziative di “Insieme si può fare”, ma anche delle associazioni e delle persone che decidono di accompagnarla sulla strada dell’aiuto a chi ha più bisogno.

“E’ appena partito da Fondi, in provincia di Latina, alla volta della Siria, il nostro container numero 44, pieno di aiuti per la popolazione – annuncia il fondatore della Onlus monzese – grazie all’impegno di un gruppo di persone fantastiche, sono stati raccolti 25 quintali di prodotti da forno donati da Galbusera, alimenti per bambini, prodotti per l’igiene, quaderni, matite, colori per tantissime scuole che, speriamo, proprio per Pasqua e per l’inizio del prossimo Ramadan, arriveranno nel campo profughi di Bab Al Hawa in Siria”.

PROGETTI UMANITARI

Ad Aleppo, città protagonista 5 anni fa di un assedio, balzato agli onori della cronaca internazionale, per poi essere velocemente dimenticato, anche per lo scatto fotografico che immortalava Omran, un bimbo di 5 anni ferito e reso immobile dal dolore di aver perso la sua famiglia per colpa di una bomba, “Insieme si può fare” continua a raccogliere segnali di rinascita e speranza.

“Le rappresentanti della “Lega delle donne siriane”, che si batte per l’eguaglianza tra donne e uomini e contro le differenze interreligiose, sono venute a trovarci nella nostra sede di Aleppo e hanno donato alle tirocinanti del nostro corso di sartoria una lettera e una confezione di shampoo prodotto artigianalmente da donne che hanno subito violenze domestiche”.

“Un gesto importante e commovente sulla strada della collaborazione, dell’integrazione e dell’indipendenza economica che emerge anche dal fatto che le partecipanti al corso, dopo aver superato gli esami, saranno assunte da un piccolo imprenditore siriano con cui abbiamo fatto un accordo – annuncia Locati – sempre ad Aleppo, continua la nostra collaborazione con Casa Speranza, una struttura/riformatorio che ospita 30 bambini non scolarizzati che hanno passato gran parte della loro vita per strada, a cui mensilmente, con l’aiuto dei nostri sostenitori, forniamo cibo, medicine dietro prescrizione medica e da poco, grazie alla nostra referente Gosun, lezioni di arabo”.

Non a caso, dunque, uno dei punti forti dell’azione della Onlus monzese è da sempre la scuola, vista come il luogo principale su cui la Siria, attraverso la cura e l’educazione dei suoi bambini, può costruire un futuro di pace e sviluppo.

“Abbiamo adottato la scuola del campo di Rukban in Siria, ai confini giordani e iracheni in una zona desertica torrida in estate e gelida d’inverno – aggiunge il fondatore dell’organizzazione nata 8 anni fa nel capoluogo della Brianza – tra mille difficoltà, basti pensare che il primo centro dove è stato possibile acquistare il legname dista 200 km dal campo, ci stiamo occupando del rifacimento dei tetti delle 8 aule, di costruire i servizi igienici, fornire il materiale didattico, sistemare il cortile e contribuire al pagamento degli insegnanti”.

La scuola del campo di Rukban va ad aggiungersi alle ormai consolidate Insieme si può fare school nel campo sfollati di Bab al-Hawa, al confine tra Siria e Turchia e alla Plaster School  a Reyhanli, in Turchia. Ma ci sono novità positive anche al Peace and Cooperation Camp, un piccolo campo sfollati in Siria, proprio a 200 metri dal confine con la Turchia, dove ci sono 35 famiglie e 140 persone, che “Insieme si può fare” ha adottato con ManidiPace.

“Al Peace and Cooperation Camp la Tenda della solidarietà, donata dall’azienda Bizerba, è diventata anche il luogo dove si svolge la scuola per le donne analfabete, il doposcuola per i bimbi ed, ora, grazie all’acquisto di tre macchine per cucire, di un corso di sartoria le cui partecipanti hanno già confezionato vestiti per le bambine del campo”. Dagli abiti alla speranza, l’arte del cucire non è poi così differente.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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