Economia

DL Sostegni, la voce dei ristoratori brianzoli: “Così non va: non si guardi solo il calo di fatturato”

"Chiediamo a questo Governo e ai Ministri di competenza di non concorrere al sentimento di frustrazione e disincanto del settore della ristorazione rimodulando con oggettività ed imparzialità il DL Sostegno".

piatto ristorante pixabay

Non guardate il calo di fatturato, guardate le conseguenze delle restrizioni“. Si fa portavoce dei ristoratori, Vincenzo Butticè, noto chef brianzolo e delegato provinciale della FIEPET, Federazione italiana esercenti pubblici e turistici. Al Governo e ai ministri di competenza dietro al Decreto Legge Sostegni, chiede, nero su bianco, di guardare oltre alla voce “mancato fatturato”, e ampliare invece le riflessioni, e quindi i sostegni, per tamponare le ferite del settore, uno dei più martoriati dall’emergenza Covid-19. Tra le criticità delle nuove misure, secondo il ristoratore, la scarsa attenzione data ai giorni di chiusura della filiera (150 nel 2020) e il tema “dimenticato” delle materie prime altamente deperibili.

Un’equazione sbagliata 

“Assumere come fattore comune la perdita di fatturato al fine di perseguire equità e aiuti risulta essere il modo più iniquo e ingiusto – scrive Butticè. – Tutti i settori o quasi tutti hanno subito perdite e contrazioni a causa della pandemia, ma ad alcuni settori produttivi è stato impedito di poter fare impresa e quindi fatturato. Il metodo adottato dal CDM attuale è oltremodo sbagliato tecnicamente quasi tutte le aziende il piano organizzativo, delle attività, lo impostano su 11 mesi e non su 12, anche qui una falla per le aziende che fa imbarcare altra acqua, altri debiti”.

“La ratio deve coerentemente seguire le restrizioni indotte e non il mero calo di fatturato – prosegue. – Alla ristorazione in questi 375 giorni è stato impedito di aprire totalmente 150 giorni in un anno e per circa 140 giorni è stata costretta ad aprire dimezzando la propria capacità produttiva. Questo aspetto è strutturale nella ristorazione e nessun altro settore o quasi  ha subito simili restrizioni”.

“Una delle specificità della ristorazione è la lavorazione di materie prime altamente deperibili e ad ogni “chiudi la saracinesca” sono state buttate via il 15 % delle stesse, perché scadono o perché avanzano nel loro stato di deperimento.La coerenza dovrebbe risiedere nelle cause che hanno indotto le chiusure  delle aziende ristorative e sulla stessa ratio incardinare le policy di sostegno”.

“Chiediamo a questo Governo e ai Ministri di competenza di non concorrere al sentimento di frustrazione e disincanto del settore della ristorazione rimodulando con oggettività ed imparzialità il DL Sostegno – conclude il ristoratore. – Bisogna assumere o affiancare al mancato fatturato i giorni di chiusura imposti e le imposizioni sulla capacità produttiva”.

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