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Focus ‘ndrangheta in Brianza. Il procuratore Dolci: “La situazione pandemica è terreno fertile”

Indagini importanti hanno inferto duri colpi a tale organizzazione in questi anni, ma essa rimane forte e fortemente radicata.

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Da tempo ormai la ’ndrangheta è presente in Lombardia e anche in Brianza. Indagini importanti hanno inferto duri colpi a tale organizzazione in questi anni, ma essa rimane forte e fortemente radicata. Della sfida che rappresenta oggi la sua presenza nel nostro territorio si è parlato nell’incontro live su You Tube organizzato da Libera Monza e Brianza, Como e Lecco in collaborazione con Avviso Pubblico e Brianza Sicura.

“Oggi conosciamo il fenomeno meglio che in passato- chiarisce Alessandra Dolci, procuratore aggiunto con delega alla Direzione distrettuale antimafia di Milano. – “Grazie ai risultati della grande operazione Crimine Infinito, ad esempio, avviata nel 2003, sappiamo che questa organizzazione ha una struttura federativa, dove le varie cellule operanti nei territori, le locali, godono di autonomia ma rispondono a livelli superiori che fissano le regole, dispongono le “promozioni”. Se nel 2007 Carmelo Novella, del clan Mazzaferro, aveva cercato di separare il mandamento Lombardia dalle organizzazioni calabresi, col suo omicidio nel 2008 è stato ripristinato il controllo da parte del centro; ogni locale lombarda è collegata ad una calabrese”.

I principali business e metodi

E se nei primi tempi le locali brianzole erano attive soprattutto nel commercio e spaccio di stupefacenti, negli ultimi vent’anni esse a poco a poco hanno esteso il proprio raggio d’azione a svariate attività imprenditoriali assumendo un ruolo complesso. Gli uomini della ‘ndrangheta risolvono problemi: finanziano, danno sicurezza, addirittura mediano in caso di conflitti tra aziende.

“Se, ad esempio, c’è una lite tra due imprenditori per determinati lavori – chiarisce Dolci. “I due, invece di rivolgersi al tribunale, si rivolgono ciascuno al proprio “padrino” di riferimento, e i padrini mediano, prendono una decisione che vale come sentenza definitiva. Questo è coerente con l’obiettivo ultimo delle organizzazioni mafiose: il potere, al punto di sostituirsi alla Stato”.

L’allarme del procuratore

Questo crescente ruolo della ‘ndrangheta è stato ben documentato anche dai periodici documenti elaborati dai coordinamenti provinciali di Libera, come racconta Lorenzo Frigerio, responsabile Libera Informazione. E con la pandemia c’è ora il rischio che l’organizzazione estenda addirittura il proprio controllo, la propria colonizzazione del territorio.

La pandemia è per l’organizzazione criminale un’opportunità di sviluppo – spiega il procuratore. “Sono arrivati a investire nelle pompe funebri. Valutano caso per caso la convenienza di rilevare a poco prezzo attività commerciali in crisi. E, paradossalmente, si attivano anche per avere una parte dei finanziamenti destinati alle imprese in difficoltà, puntando su un gran numero di richieste modeste, sotto la soglia dei 25mila euro, rispetto alle quali certi controlli non sono possibili”.

Futuro: una sfida difficile da vincere

Ma se è cresciuta la conoscenza del fenomeno, se le indagini in questi anni hanno portato alla condanna di centinaia di ‘ndranghetisti a severe pene detentive, come è possibile che l’organizzazione sia da noi così forte e addirittura sviluppi la propria colonizzazione del territorio anche a livello economico?

“Il minor ricorso alla violenza fisica in questo ultimi anni, ha favorito un processo di mimetizzazione – racconta Dolci. “Poi, si tratta di un’organizzazione rapidissima nel riorganizzarsi quando subisce colpi o quando si tratta di cogliere nuove opportunità. Ma soprattutto c’è, nel nostro territorio, qualcosa di peggio del disinteresse, c’è che gli ‘ndranghetisti non sono certo isolati, nemmeno quando condannati con sentenza definitiva. Cosimo Vallelonga, in libertà vigilata a La Valletta Brianza, era cercato da molti per aiuti di vario genere prima di essere arrestato nuovamente nel febbraio scorso”.

Ci sono però anche segnali positivi. Le prefetture e altre istituzioni sono sempre più attive, anche mettendo insieme le informazioni. Come nel caso del cruscotto legalità con il quale la Prefettura e la Camera di Commercio di Milano cercano di far emergere, con una adeguata lettura dei dati concernenti le imprese, segnali di infiltrazione. Si parla poi di processi civili più celeri e questo potrebbe forse contribuire a tenere le imprese lontane dalla mediazione mafiosa delle controversie.