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Covid, sci: stop fino al 5 marzo. Garavaglia: "4,5 miliardi di danni"

Covid, sci: stop fino al 5 marzo. Garavaglia: “4,5 miliardi di danni”

16 Febbraio 2021

Risposte immediate, indennizzi concreti, politiche del lavoro adeguate per gli ‘stagionali’ rimasti fermi a causa della chiusura degli alberghi per oltre 10 mesi, nuove modalità di programmazione per le scelte dell’Esecutivo nazionale e recupero della competitività del sistema Montagna, fondamentale per il turismo italiano. Questi i punti essenziali dell’intervento del ministro per il Coordinamento di iniziative del settore del Turismo, Massimo Garavaglia, intervenuto in conferenza stampa a Palazzo Lombardia insieme al presidente Attilio Fontana e agli assessori regionali Massimo Sertori (Montagna ed Enti locali) e Lara Magoni (Turismo, Marketing territoriale e Moda).

“Abbiamo voluto capire l’entità del danno subito dagli operatori della montagna – ha detto Garavaglia – a causa della scelta del Governo: i danni vanno indennizzati, non si parla di ristori. Abbiamo raccolto suggerimenti concreti per poter dare una risposta subito, già nel prossimo decreto. Sappiamo che è in arrivo il Decreto ‘ristori quinquies’: le prime risposte devono essere contenute nel testo del Decreto in modo siano operative da subito e non in sede di conversione, con gli emendamenti, perché si perderebbe altro tempo”.

“In un documento condiviso dalle Regioni la valutazione del danno, esclusi gli impianti e le funi – ha evidenziato il ministro Garavaglia rispondendo alle domande dei giornalisti – è di circa 4,5 miliardi. E’ stata portata all’attenzione del precedente Governo e già depositata, va data una risposta. A queste vanno aggiunte le risorse per gli impianti, va fatta una valutazione e una quantificazione concreta. Sicuramente una quota importante dei 32 miliardi previsti dal prossimo Decreto andranno alla montagna. Ne discuteremo con il Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Il ministro Garavaglia ha sottolineato che nel corso dell’incontro con gli operatori, con il ministro Gelmini e gli assessori regionali si è parlato anche prospettiva. “Per ripartire – ha aggiunto – servono due cose: la programmazione, perché non si può sapere il giorno prima cosa succede il giorno dopo), bisogna avere il tempo per programmare con serietà cosa succederà quest’estate e cosa accadrà nella prossima stagione; l’altro elemento è lavorare per mantenere la competitività del sistema montagna che è importantissimo per il nostro Paese e per l’industria del turismo”.

Nessuna manifestazione di protesta o volontà di attuarne, ma la necessità di un cambio di passo e dell’avvio di un nuovo metodo. Da questi concetti ha preso le mosse l’assessore alla Montagna di Regione Lombardia, Massimo Sertori, per commentare lo stop alla riapertura degli impianti di sci deciso dal ministro Speranza.

Quanto è successo ha dell’incredibile, ma la presenza del ministro Garavaglia – ha sottolineato l’assessore Massimo Sertori – è il segnale che il nuovo Governo intende inaugurare una nuova stagione, fatta di quell’attenzione che, dall’ultimo Esecutivo, questi territori non hanno avuto. E che hanno visto l’economia di questi territori messa a durissima prova da una chiusura, per il Covid, in un periodo chiave”. “L’inverno per la montagna – ha rimarcato l’assessore – è l’equivalente del periodo estivo per le località balneari”.

La salute viene prima di tutto – ha spiegato l’assessore – e su questo siamo tutti d’accordo, ma non dobbiamo dimenticare che servono misure a sostegno dell’economia e dei territori della montagna”.

Il Governo riveda modalità e tempi con cui si decidono i cambiamenti di colore e le riaperture, così è schizofrenico e non va nella direzione di contrastare efficacemente epidemia” ha aggiunto Attilio Fontana. “La contestazione principale è anzitutto al metodo. Meno di una settimana fa il Cts aveva dato il via libera alla riapertura degli impianti, i gestori si erano attrezzati e noi avevamo emesso un’ordinanza per riprendere le attività sciistiche nel rispetto delle regole concordate fra Regioni, Governo e Cts. La nostra, in particolare, prevedeva riaperture al 30%. Purtroppo all’ultimo momento è arrivata questa doccia gelata che ha bloccato la ripartenza. Da parte di tutti si sono sollevate una serie di richieste, di ristori e di risarcimenti del danno”.

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