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I Social non sono un gioco da ragazzi. Qual è l'età giusta? Ecco qualche considerazione - MBNews
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I Social non sono un gioco da ragazzi. Qual è l’età giusta? Ecco qualche considerazione

Un appuntamento settimanale con l'associazione Adagio, affrontando di volta in volta temi a sfondo sociale.

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“I Social non sono un gioco da ragazzi. Qual è l’età giusta?”: se ne è parlato con una diretta Facebook con Paolo Piffer dell’Associazione Adagio e lo psicologo Giovanni Aricò. Ecco qualche considerazione.

Il 13 gennaio 2021 è arrivata una notizia passata in sordina nel dibattito pubblico: l’app TikTok ha aumentato le limitazioni degli account ai minori di 16 anni. Nello specifico si tratta di alcune limitazioni per gli account di minori di 16 anni, rispetto al alcune opzioni di privacy. Ecco i dettagli nell’articolo della BBC.

Può sembrare una notizia banale ma non lo è: si inserisce in un discorso più ampio sull’uso dei social network da parte dei più giovani. Facciamo un po’ di ordine.

I social network sono delle piattaforme online dove le persone possono entrare in relazione e scambiarsi informazioni e contenuti. I più famosi e diffusi sono Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp, TikTok. Negli USA è molto diffuso anche Snapchat. Ognuno di questi social network ha un’età minima che ne vincola l’iscrizione.

Ma a che età si possono usare i social network?

La legge europea sulla privacy, il GDPR indica a 16 anni l’età minima per dare il proprio consenso digitale, cioè scegliere autonomamente di iscriversi a un Social Network. La legge europea dà ai signoli stati la possibilità di abbassare quest’età ma mai sotto i 13 anni. L’Italia ha posto l’età per il consenso a 14 anni.

Questo vuol dire che un ragazzo può iscriversi a Whatsapp, Tik Tok, Instagram ecc solo se ha almeno 14 anni. Sotto i 14 anni devi avere il consenso dei genitori.

Naturalmente la norma è facilmente aggirabile dichiarando il falso: difficilmente Mark Zukerberg verrà a controllare se hai davvero 18 anni o se ne hai 11. Questo però ha anche delle implicazioni tecniche. Se dichiari di avere 18 anni, ad esempio, i tuoi dati verranno raccolti dalle piattaforme, che ti mostreranno certe pubblicità pensando che tu sia maggiorenne. Capite che già qui ci sono dei rischi perché vuol dire esporre dei bambini a contenuti che possono essere inappropriati.

Per questo è fondamentale la consapevolezza del genitore che mette in mano al minore uno strumento come uno smartphone. Se gli dai l’autonomia di iscriversi a Whatsapp o a Tik Tok a 10-11 anni dichiarando il falso, “perché ce l’hanno tutti” stai commettendo un reato. Se dai il consenso, ti stai prendendo una grossa responsabilità.

Ma che senso hanno questi limiti, alla fine sono degli stupidi Social Network?

Queste tecnologie sono molto recenti e ancora non abbiamo la piena percezione nè delle loro potenzialità né dei rischi. Così come molti pensano che non si possano usare per lavoro, altri non pensano che siano così pericolosi. Proviamo a fare un parallelismo.

Se parlassi di una tecnologia che riduce le distanze, permette di poter lavorare meglio e di più, permette di entrare in relazione con altre persone, che sappiamo usare anche senza capire bene come funzionano i suoi meccanismi interni, che però se usata male e senza un’educazione può provocare danni e pericoli, addirittura la morte, a cosa penseresti?

Non sto parlando degli smartphone, ma delle automobili. A inizio ‘900 le automobili ebbero un impatto simile a quello degli smartphone ma ad un certo punto si decise di mettere delle regole (codice della strada), fissare un’età minima (16-18-21 anni) e di dare un’educazione (la patente). Anche se sai guidare anche a 13 anni perché qualcuno te l’ha insegnato, non puoi farlo in città. Perché è pericoloso. Non sono pericolose le auto in sé ma l’uso sconsiderato delle auto.

Se tuo figlio di 11 anni di chiedesse una Panda, gliela regaleresti?
Se tuo figlio di 11 anni ti chiedesse un iPhone, glielo regaleresti?

La differenza non è molta e decisioni come quella di TikTok, del GDPR, e di altre leggi nazionali e internazionali stanno andando in questa direzione. Mettere in mano un profilo instagram a 13 anni è rischioso, perché un ragazzino di 13 anni che può anche essere bravissimo a usare lo smartphone, non ha la maturità e le conoscenze per potersi muovere in modo consapevole. Può fornire i propri dati a persone pericolose, può essere vittima di bullismo, può distrarsi durante le lezioni.

Purtroppo oggi c’è ancora molta superficialità ma guardatela così: se le grandi aziende dietro le piattaforme, che hanno tutto l’interesse a fare soldi, decidono di mettere dei limiti, un motivo c’è. Perché i pericoli sono tanti e loro, che hanno avvocati formidabili, non vogliono prendersi questa responsabilità.

Se sei una mamma o un papà, non prendertela nemmeno tu. Prima dei 14 anni non dare il consenso all’uso dei social in autonomia. Anche se la legge è aggirabile, fa vedere che delle regole ci sono. Serve anche a dare autorevolezza alle tue parole.

Se sei un insegnante o una preside, non favorire le chat whatsapp per far scambiare i compiti. Ci sono le piattaforme per farlo, si chiamano registro elettronico, Google Classroom ecc.

La strada è investire nell’educazione digitale di bambini, ragazzi e genitori. Senza quella, tecnologie fantastiche come quelle che si stanno sviluppando in questi anni diventeranno solo fonte di dipendenze, sofferenza, bassa autostima, bullismo ecc. Aiutiamo le nuove generazioni a godersi queste tecnologie e tutte le loro potenzialità.

Gli altri se ne fregano? Beh, allora sii il primo. Qualcuno deve pur iniziare.