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Vecchio San Gerardo, petizione dei cittadini: “No all’asta, puntare sulle funzioni pubbliche”

Vecchio San Gerardo, petizione dei cittadini: “No all’asta, puntare sulle funzioni pubbliche”

9 Dicembre 2020

Gli ospedali e il sistema sanitario sono quanto mai al centro dell’attenzione da quando è scoppiata la pandemia da Covid-19. Tra le strutture che, in qualche modo, sono state chiamate a fare la propria parte in questo difficile periodo, c’è anche il vecchio ospedale San Gerardo di Monza. Che, però, il suo contributo, dopo che negli ultimi anni si è assistito al trasferimento dei reparti verso il nuovo San Gerardo, nel futuro post-Covid potrebbe darlo, oltre che sul fronte sanitario, in ambiti sociali e culturali. Comunque, in una parola, pubblici.

Almeno questo è quello che sostengono il Comitato di quartiere di San Carlo e San Giuseppe e la Consulta di Triante. Che, nel corso di dibattito on line intitolato “Salviamo l’area dell’ex Ospedale Umberto I di Monza dalla speculazione”, hanno lanciato l’idea di far partire entro la fine del 2020 una petizione tutta dedicata all’ampio complesso di via Solferino dove sorge il nosocomio, realizzato nel 1890 grazie a una cospicua donazione di re Umberto I.

L’obiettivo dei residenti, dopo due aste di vendite da 50 e 37 milioni di euro, andate entrambe deserte negli ultimi dieci anni ed un Accordo di Programma stipulato fra Comune di Monza, Regione Lombardia e Azienda ospedaliera nel 2008 per la vendita dell’area di via Solferino e rinnovato nel 2018, è ben preciso: rivolgere alle istituzioni una serie di proposte per il riutilizzo di un’area ormai dimessa di oltre 60mila metri quadri, la più grande del capoluogo della Brianza.

LA PETIZIONE

“L’emergenza Covid ha messo in risalto quanto sia necessaria la medicina del territorio ed un’attività di prevenzione, soprattutto a Monza che sta vedendo negli ultimi anni un aumento della popolazione anziana, fragile e con patologie oncologiche e respiratorie – spiega Rita Caldarelli, Coordinatrice della Consulta Triante e patologa clinica presso la ASST di Melegnano – in questo senso il vecchio San Gerardo, restaurato anche nel suo storico corpo centrale, che è vincolato dalla Soprintendenza dal 2006, potrebbe tornare utilissimo come fondamentale struttura territoriale”.

“Potrebbe divenire, infatti, il luogo per la formazione degli operatori sanitari, per corsi universitari ed attività convegnistica, ma anche per unità di riabilitazione, per un hospice, un Centro di diagnosi e prevenzione della  demenza e il rafforzamento dell’UONPIA (Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) – aggiunge Caldarelli – inoltre l’area potrebbe essere utilizzata per dare una sede unica alla trentina di associazioni sanitarie presenti a Monza, nonché per organizzare eventi culturali e per trovare uno spazio adeguato alla quadreria del San Gerardo” .

La varietà delle proposte dei cittadini, che affermano l’inutilità di una nuova possibile asta di vendita dell’area dell’ex Ospedale Umberto I di Monza visto che non vi è più la necessità di reperire fondi da indirizzare all’ampliamento del nuovo San Gerardo, testimonia la loro volontà di giocare un ruolo di primo piano nell’annosa questione del possibile recupero e riutilizzo dell’ampia area dismessa di via Solferino. Ma la palla, soprattutto dopo che il Covid ha evidenziato le criticità del rapporto pubblico-privato nel sistema sanitario lombardo, è nelle mani della politica.

“La sanità nella nostra Regione è da ricostruire dopo che si è aziendalizzata la parte pubblica affidandola a cooperative pagate solo in base alle prestazioni – afferma Tiziano Arosio, ex sindacalista della Funzione pubblica a Monza e Brianza ed esperto di igiene pubblica – bisogna ripartire dalle esigenze del territorio, fare prevenzione e controllo e capire, rivedendo anche il ruolo dei medici di base, che l’ospedale è un luogo di cura, non il centro della sanità”.

LO SCENARIO

Gli ultimi anni delle vicende legate al vecchio ospedale San Gerardo, che sin dalla sua nascita ha anche una cospicua area verde, sono stati caratterizzati da una snervante impasse. Che non ha visto novità rilevanti nemmeno dal punto di vista delle scelte urbanistiche.

“Dopo il Piano regolatore generale del 1971 che, sulla previsione non realizzata di una Monza con 300mila abitanti, aveva immaginato notevoli demolizioni per l’area dell’ex Umberto I, che sarebbe stato sostituito da un centro direzionale stile Manhattan ed edifici fino a 40 metri d’altezza, è arrivato il Pgt del 2007 che propose un’idea molto diversa, ma basata sul mettere a reddito l’ampia area” spiega l’architetto Giorgio Majoli, portavoce del Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni di Monza.

“In quel Pgt si parla di servizi per 32mila metri quadri, ma anche di una superficie lorda residenziale di ben 43mila metri quadri e di una terziaria commerciale di 6500 metri quadri – continua – in pratica si disegna una prospettiva in cui oltre 1200 persone vadano ad abitare nell’area. Questo inquadramento, che a nostro avviso presenta forti dubbi sulla sua sostenibilità ambientale, non è stato modificato dal Pgt del 2017 e nemmeno dalla proposta di revisione per la variante normativa recentemente approvata dalla Giunta comunale che, fatti salvi gli ambiti dell’Accordo di programma del 2008, si richiamano sostanzialmente al Pgt del 2007”.

Già nel recente passato,  come ricorda Villy De Luca, ex presidente del Comitato di quartiere San Carlo e San Giuseppe, i residenti della zona intorno a via Solferino hanno avuto contatti con amministratori locali e dirigenti sanitari. Ora, non solo con il lancio della petizione, chiedono, senza mezzi termini, che la politica dia al vecchio San Gerardo un futuro all’insegna di una destinazione con funzioni pubbliche. Ed, in particolare, si rivolgono al centrosinistra, nell’attuale legislatura all’opposizione nel Consiglio comunale di Monza.

“Siamo convinti che l’ex ospedale Umberto I debba essere ospedaliero e, più in generale, pubblico e, anche da questo punto di vista, stiamo analizzando la variante al Pgt 2017 voluta dalla giunta Allevi – afferma Francesca Pontani, esponente di Italia Viva a Piazza Trento e Trieste – siamo disponibili a portare nel Consiglio comunale le idee dei Comitati sul recupero dell’area dismessa e, se necessario, anche velocizzare la procedura di accesso agli atti”.

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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