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Il plasma freddo per sanificare l’aria, dalla Bicocca il progetto di un ricercatore monzese

Il plasma freddo per sanificare l’aria, dalla Bicocca il progetto di un ricercatore monzese

29 Dicembre 2020

Il 2020 si chiude tra le restrizioni e i timori della seconda ondata del Covid-19. Il 2021 si aprirà, anche in Italia, con la speranza concreta di una vaccinazione di massa e la paura di una probabile terza ondata che possa mettere ancora più in ginocchio sistema sanitario, economia e tenuta psicofisica degli italiani.

Insomma la pandemia potrebbe essere nostra sgradita compagna ancora per mesi. Una possibile risposta al Covid-19, ma più in generale alla sempre più frequente circolazione planetaria di virus e batteri in grado di fare il cosiddetto salto di specie verso l’uomo, arriva da Monza. Esattamente dal Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Milano-Bicocca. Che, insieme a quello di Fisica, sta portando avanti la realizzazione di un innovativo dispositivo che sfrutterà le potenzialità del plasma freddo, un gas ionizzato, per ridurre la carica virale e batterica nell’aria e sanificare ambienti interni anche in presenza di persone.

UNA SPERANZA ANTI-COVID… E NON SOLO

Il progetto di ricerca, che potrebbe essere un aiuto significativo nella pandemia da Covid-19, è tra le nove proposte, finanziate dall’Università di Milano-Bicocca con un investimento complessivo di 480mila euro, nell’ambito del bando “Bicocca Starting Grants”.

Un incubatore di idee di ricerca e innovazione, dall’algoritmo basato sull’analisi del DNA per la tracciabilità del pescato alla combinazione tra realtà virtuale e psicologia per consentire agli anziani di sentirsi più sicuri alla guida dell’automobile, che punta alla collaborazione tra dipartimenti diversi e al sostegno del percorso di carriera degli assegnisti.

Tra questi giovani studiosi che, pur avendo conseguito il dottorato, non sono ancora ricercatori di ruolo, c’è anche Alessio Malacrida (nella foto in basso). Cresciuto ad Albiate, 35 anni, è laureato a Monza in Biotecnologie mediche e componente, ormai da qualche anno, del corposo gruppo di circa 150 persone che tutti i giorni studiano e fanno ricerca al Dipartimento di Medicina e Chirurgia della Bicocca.

Il suo ruolo nella progettazione del dispositivo per la sanificazione dell’aria negli spazi chiusi sarà quello di “valutare gli effetti del plasma freddo sulla membrana cellulare nell’ottica di riscontrare eventuali danni al DNA e alle proteine, che hanno un ruolo importante nella replicazione dei virus, Covid compreso” spiega Alessio nell’intervista ad MBNews.

L’INTERVISTA

Alessio, il progetto di ricerca per un dispositivo di sanificazione dell’aria, finanziato dalla Bicocca con il bando interno “Bicocca Starting Grants”, vede in prima linea, oltre a te per il dipartimento di Medicina e Chirurgia, anche Prince Alex per il dipartimento di Fisica “G.Occhialini”. Ci spieghi meglio in cosa consiste?

L’idea vivrà sulla collaborazione tra il dipartimento di Fisica, che ci stava già lavorando e quello di Medicina e Chirurgia. L’obiettivo è vedere come e quanto il plasma freddo sia in grado di sanificare l’aria in maniera diretta e continuativa, quindi anche in presenza di persone e in spazi chiusi.

Esistono già, infatti, strumenti in grado di sfruttare questo gas ionizzato per ridurre la carica virale e batterica sulle superfici. Ci aspettiamo, attraverso il nostro innovativo dispositivo, posizionabile ovunque poiché montato su un carrello, che il plasma freddo abbia gli stessi effetti sull’aria. I primi dati rilevati sembrano confermare che le particelle di questo gas ionizzato, caricate elettricamente e scontrandosi tra loro, producano specie ossidanti in grado di disaggregare composti organici volatili come batteri e virus, compreso quello del Covid.

A che punto siete con la realizzazione del dispositivo e quale è il tuo ruolo più nello specifico?

Il bando “Bicocca Starting Grants” è legato ad uno sviluppo annuale del progetto, che potrebbe ricevere anche un rinnovo ulteriore del finanziamento. Il nostro crono-programma prevede che per i primi 5 mesi il dipartimento di Fisica si occupi in primis della messa a punto dello strumento, la cui progettazione è completa, anche se manca l’assemblaggio finale delle sue componenti. Poi cominci a valutare se è in grado di uccidere o meno i virus e i batteri.

Dal sesto mese in poi inizierà più propriamente la mia parte, che è quella di studiare gli effetti del plasma freddo sulla membrana cellulare di virus e batteri nell’ottica di riscontrare eventuali danni al DNA e alle proteine, fondamentali nel loro processo di replicazione. In particolare mi concentrerò su due linee batteriche: Escherichia coli e Stafilococco Aureo. Il nostro dispositivo, nelle intenzioni programmatiche, dovrà essere economico sia nella costruzione che nel mantenimento. In ogni caso, prima dell’eventuale e futura sua messa in commercio, sarà sottoposto ad ulteriori test.

Alessio, tu hai 35 anni e sei un assegnista di ricerca, quindi non un ricercatore di ruolo. A Monza, al Dipartimento di Medicina e Chirurgia della Bicocca, giochi quasi in casa perché sei di Albiate. Ci racconti un po’ della tua storia e della tua figura professionale nell’ambito universitario?

Dopo essermi diplomato al Liceo giuridico-economico di Carate Brianza, ho frequentato solo un anno di Ingegneria informatica al Politecnico di Milano. Quindi ho deciso di iscrivermi alla Bicocca al corso di Biotecnologie mediche, che ha sede a Monza. Dopo la laurea conseguita nel 2013, ho fatto 3 anni di dottorato in neuroscienze, sempre a Monza. Dal 2017 ho un assegno di ricerca dell’Università e seguo diversi progetti. La legge italiana prevede che si possa essere assegnisti di ricerca per 6 anni al massimo, quindi per me fino al 2023.

Quali sono i possibili sviluppi lavorativi per un assegnista di ricerca?

Nel mio caso sono legate al diventare tecnico di laboratorio, nel pubblico o nel privato, oppure tentare la difficile strada del ricercatore a tempo determinato e poi indeterminato, che comporta anche la docenza accademica. A me piacerebbe continuare a fare quello che faccio ora, ma in Italia, tra bandi e concorsi, è una strada che riserva poche certezze. Nel nostro Paese il ruolo di ricercatore, infatti, più che per lo stipendio, che personalmente mi permette un buon tenore visto che vivo da solo, è sottovalutato per il percorso di studi che viene svolto.

Oltre alla sanificazione dell’aria, a quali altri progetti ti stai dedicando nel tuo dipartimento?

Sto studiando l’isolamento e la caratterizzazione di nuove molecole anti-tumorali, soprattutto di origine naturale. In sostanza isoliamo una nuova molecola da una pianta e andiamo a valutarne l’efficacia per combattere le patologie oncologiche. Ho già rilasciato qualche pubblicazione sull’ibiscus, una pianta utilizzata per un particolare tipo di tè, il carcadè, che sembra avere un influsso positivo nel contrastare il mieloma multiplo.

Un altro studio a cui sto partecipando è sugli effetti collaterali della neurotossicità periferica indotta dalle cure tumorali. Si tratta, quindi, di analizzare come farmaci già in commercio possano essere causa di problemi sul sistema nervoso dei pazienti oncologici.

Il dipartimento di Medicina e Chirurgia della Bicocca, secondo la classifica Censis 2020/21, è il migliore tra le università statali italiane. Un’eccellenza di Monza già premiata nel recente passato. Da un osservatorio interno quali sono i pregi principali del tuo dipartimento e gli eventuali difetti?

Devo dire che il nostro gruppo, composto da circa 150 persone tra ricercatori, assegnisti e dottorandi, è unito e coeso. Il nostro dipartimento di Medicina e Chirurgia è in grado di portare avanti progetti innovativi e all’avanguardia. Non vedo, quindi, chiari difetti. Se proprio devo dire una mancanza, è legata all’assenza di alloggi per studenti, che spesso sono costretti a vivere a Milano con il disagio di dover poi venire a Monza. So, però, che, dopo l’inaugurazione dello stabile U-28, c’è l’idea di aumentare gli spazi dell’Università e creare anche residenze per gli studenti.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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