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Da Regione via libera a Desio con Vimercate. Corti: "Dimenticate le risorse"

Da Regione via libera a Desio con Vimercate. Corti: “Dimenticate le risorse”

17 Dicembre 2020

Il 30 novembre scorso Regione Lombardia ha deliberato l’unificazione dell’ambito distrettuale di Desio alla ASST di Vimercate con la conseguente istituzione della ASST della Brianza.

“I sindaci del territorio sono stati di fatto esclusi dal processo che istituisce una ASST debole, ancora senza personale e risorse, anzitutto per far partire la medicina territoriale sempre più urgente per contrastare l’emergenza pandemica e il disagio delle persone fragili sempre più numerose. – spiega il sindaco di Desio, Roberto Corti –  Per arrivare alla decisione organizzativa si sono svolti più 50 incontri da gennaio ad ottobre 2020 e nelle dichiarazioni di Regione si afferma anche di avere coinvolto i Sindaci in 3 incontri dei quali nessun amministratore comunale ha traccia e memoria.  Per l’assessore regionale Cambiaghi le “presunte” occasioni in cui i Comuni si sono potuti esprimere sono state sin troppe ma è bene ricordare all’Assessore che tutta la normativa nazionale e regionale vede i Sindaci coprotagonisti nella programmazione sanitaria e sociosanitaria del proprio territorio e a questo servirebbero la Conferenza dei Sindaci dell’Ats e il relativo Consiglio di Rappresentanza, che in questa partita sono stati, volutamente tenuti ai margini, ribadendo che i tavoli erano tecnici e che sarebbe stato loro presentato il progetto. Bene, oggi lo abbiamo ed è poco più che un progettino di fattibilità con tantissimi punti aperti e poche risposte ai problemi.  Per quel che riguarda il nostro territorio risulta inaccettabile che nel documento che dà il via libera all’accorpamento nulla si dica sul personale che dal 1 gennaio 2016 è stato trasferito dall’Ospedale di Desio al San Gerardo di Monza, per non parlare delle carenze di cui a quell’epoca già soffriva l’Ospedale di Desio, denunciate anche dalle proteste sindacali dei medici e degli infermieri del nosocomio desiano”.

Per Roberto Corti l’investimento annunciato nel documento di Regione sarebbe insufficiente per Desio: “1,2 milioni di euro saranno quasi esclusivamente destinati al ripristino, parziale, di quanto Desio già aveva. Le risorse infatti finanzieranno lo stipendio di 4,5 primari e di 11 lavoratori amministrativi per le funzioni centralizzate (gestione personale, contabilità, sistemi informativi ecc.) che attualmente erano tutte passate al presidio del San Gerardo e solo 2 medici per i servizi territoriali.  Peccato che dall’analisi degli organici, risulta che l’ospedale di Desio al 1 gennaio 2016 avesse 213 medici, mentre nella soluzione oggi prospettata i medici non saranno più di 173. Aggiungendo i necessari infermieri ed il personale ausiliario si capisce come le risorse stanziate non ridaranno all’ospedale di Desio la capacità di erogare dei servizi sanitari, perlomeno al livello di quelli che ha fornito fino a 5 anni fa ad un bacino che rasenta il mezzo milione di persone.
Niente di più, giusto il minimo, senza esagerare, anche sulla medicina territoriale, la vera priorità allo stato attuale. Ma questo non stupisce perché sempre leggendo il documento si scopre che lo scopo principale dell’operazione è di “minimizzare i costi nella misura strettamente necessaria per garantire piena funzionalità ed efficienza operativa dei servizi coinvolti””.

Poche certezze e tanti dubbi.”E’ positivo il piano di rilancio ma senza risorse rischia di essere solo un annuncio. Vimercate e Desio avranno pari dignità, tutti i presidi presenti saranno valorizzati; Seregno manterrà la sua vocazione di riabilitazione nelle aree neuromotoria, cardiologica e pneumologica. Giussano svilupperà l’area sub acuti in ottica degenza di comunità; Carate manterrà il suo ruolo di generalista per il suo territorio e a Desio ci sarà uno sviluppo di competenze già presenti, ad esempio la geriatria. Ma tutto questo come sarà garantito?  Ultima nota dolente riguarda la medicina territoriale, appunto. Ciò non vuol dire solo medici di Medicina generale, ma anche, in una visione più complessiva, consultori, prevenzione, Sert, Cps. Anche qui si parla di risorse future. Ma la medicina territoriale è la priorità, il Governo ha stanziato risorse per questo, per l’emergenza Covid ma anche per riportare la sanità e la prevenzione vicino ai cittadini. L’unico fatto ancora oggi verificabile è l’impoverimento dei servizi territoriali a favore di quelli ospedalieri perseguiti dai vertici del San Gerardo dal 2016 al 2020 e che nel documento della Regione non vengono affrontati e risolti.  Dal 1 gennaio ci è stato comunicato che partirà un lavoro sinergico tra Ats, Asst e Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci per andare a “costruire una rete territoriale di tutta la Brianza che dovrà essere in grado di rispondere in modo innovativo ai bisogni dei cittadini, in particolare fragili e cronici”. Bene. Noi ci siamo, come abbiamo fatto mettendo a disposizione strutture e sedi, ad esempio, per le vaccinazioni antinfluenzali (a proposito, dove sono i vaccini?) o per il drive through per l’esecuzione dei tamponi rapidi. Non sono casi isolati in Brianza. Le amministrazioni comunali collaborano con risorse proprie – pur limitate – alla tutela della salute dei nostri cittadini.  Alle parole dovranno però seguire i fatti, cioè le necessarie risorse e non servirà dire – come fanno gli esponenti leghisti – che oggi paghiamo i tagli dei governi di centrosinistra perché i tagli sono stati fatti dal 2001 al 2012 con i governi di centrodestra, durante i quali il Governo Prodi è stato in carica solo un anno e 9 mesi. E oggi, con i finanziamenti stanziati dal Governo Conte per far fronte all’emergenza Covid, le risorse ci sono. Si attivino subito per i vaccini antinfluenzali che non arrivano e non bastano per tutti, per i tamponi da effettuare con maggiore rapidità e diffusione, per l’assunzione dei medici che non sono sufficienti, per aiutare i bilanci delle RSA in rosso. Mettano i soldi per poter garantire a mezzo milione brianzoli il diritto ad avere dei servizi sanitari degni di questo nome!  Servono fatti concreti e urgenti, non propaganda” ha concluso Corti.

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