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Vimercate, banchi in strada fuori dalla media Calvino: "La Dad non è scuola, vogliamo tornare in aula"

Vimercate, banchi in strada fuori dalla media Calvino: “La Dad non è scuola, vogliamo tornare in aula”

18 Novembre 2020

Hanno portato i tavolini e le sedie pieghevoli e li hanno posizionati sul marciapiede davanti alla loro scuola. Zainetti a terra, libri, astuccio e computer tirati fuori, connessione avviata, ma anche due cartelli appesi alla cancellata “La squola non è uno schermo” e “Habbiamo dirito allo studio senò rimaniamo capre”. E da martedì mattina 17 novembre due compagni della 3B della media Italo Calvino, entrambi si chiamano Giacomo e hanno 13 anni, hanno iniziato a partecipare alle lezioni a distanza organizzate per la loro classe dalla strada, dal marciapiede del parcheggio lungo via Mascagni dove c’è l’ingresso della loro scuola.

Dall’inizio del mese non possono entrare in aula, da quando l’obbligo di applicare la “Dad”, la didattica a distanza imposta dal governo come misura anticontagio negli istituti superiori, è stata estesa anche alle classi seconde e terze della scuola media, e i due Giacomo, seguendo l’iniziativa di altri studenti in Italia, hanno avviato anche a Vimercate una manifestazione di protesta contro questa organizzazione scolastica.

Mercoledì mattina davanti alla Calvino si è aggiunto anche un terzo banco, quello di Pietro, e i tre 13enni hanno iniziato a contattare anche tutti gli altri loro compagni di classe invitandoli ad “andare a scuola” con loro nei prossimi giorni.

I tre studenti si sono organizzati per portare avanti la loro protesta contro la “Dad” fino almeno a venerdì, i loro genitori sono d’accordo e li sostengono e “ci auguriamo che altri nostri compagni partecipino i prossimi giorni – spiegano – Anche se già molti ci hanno risposto che non possono perché i loro genitori non li fanno venire. Noi continuiamo perché la Dad è un problema e non è la scuola. Manifestiamo perché molti nostri compagni non riescono a seguire bene le lezioni a distanza, c’è chi non ha una connessione adeguata oppure un nostro compagno non ha né la telecamera né il microfono che funzionano. Non si può fare scuola così, rischiamo di non imparare nulla e di fare errori, come quelli di ortografia che abbiamo scritto nei nostri cartelli di protesta. Vogliamo tornare in aula”.

I due Giacomo e Pietro fanno anche delle proposte per trovare un’alternativa alla didattica a distanza, come svolgere una parte delle lezioni all’aperto, organizzare trasporti pubblici per studenti davvero distanziati e anche facendo andare a scuola a piedi o in bici chi può, oppure l’applicazione di regole precise per limitare le possibilità di contagio all’interno delle scuole. “Già è stato detto che le scuole non sono focolai se sono bene organizzate – spiegano i tre studenti vimercatesi -. Si può tornare a fare lezione in classe e noi siamo pronti a rispettare tutte le regole necessarie per mantenere le scuole ambienti sicuri”.

 

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Martino Agostoni
Filosofia, giornalismo e cronaca sono la mia laurea, la mia specializzazione e il mio mestiere. Vivo e lavoro tra Monza e Milano, corro o viaggio nel resto del tempo.


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