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A Velate c'è il cohousing "Uno e sette". Aiuta a far crescere il progetto di accoglienza

A Velate c’è il cohousing “Uno e sette”. Aiuta a far crescere il progetto di accoglienza

11 Novembre 2020

La casa è una, le famiglie che la abiteranno sono 6 ma gli appartamenti disponibili sono 7. E non c’è alcun errore di calcolo nel progetto di cohousing “Uno e sette” che si sta realizzando a Velate, su un terreno dove da un anno 6 famiglie, 12 genitori con i loro 16 bambini, stanno costruendo il loro sogno coltivato da molto tempo di avere una propria casa in cui abitare assieme. Come tutte le esperienze di cohousing c’è la voglia di condividere, di avere un ambiente aperto e allargato dove vivere e far crescere i figli, con l’attenzione verso gli altri, per l’ambiente e il proprio territorio. Relazioni, reciprocità e solidarietà sono le linee guida del cohousing a cui però, nel caso di “Uno e sette”, è stata aggiunta anche quella di accoglienza, un elemento in più che nella futura casa a Velate avrà un suo preciso spazio, un intero appartamento a fianco degli altri 6 da dedicare a chi ne avrà bisogno.

Così i conti tornano e si spiega anche il nome del progetto, ispirato all’omonima favola di Gianni Rodari e omaggio al centenario della sua nascita che ricorre proprio quest’anno: “Un’unica casa con 7 appartamenti – spiega Elisabetta, portavoce delle 6 famiglie che hanno fondato nel 2018 l’associazione senza scopo di lucro “Uno e sette” – Il settimo è speciale: accoglierà persone in difficoltà che si trovano in una condizione di fragilità e che necessitano di un affiancamento temporaneo nel percorso verso l’autonomia”. La casa del cohousing è in costruzione e le sei famiglie di “Uno e sette” contano di terminarla e poterci andare ad abitare entro la primavera o l’estate dell’anno prossimo. Viene realizzata seguendo i criteri di sostenibilità ambientale e con impatto zero, avrà i 6 appartamenti, uno per ciascuna famiglia, ma con attorno gli spazi comuni come il giardino, la cucina, la lavanderia, i garage, locali per il co-working ma anche una sala polivalente che sarà aperta a incontri e iniziative del territorio, e quindi un’abitazione in più.

“Non è stato stabilito chi sarà accolto: il criterio è che la casa sarà  messa a disposizione secondo le necessità del territorio – aggiunge Elisabetta – E siamo già in contatto con i servizi sociali, la parrocchia, associazioni e realtà del territorio per comprenderne i bisogni e quindi offrire quanto è possibile”. Il nuovo appartamento sarà adatto per ospitare una famiglia, ma anche persone con disabilità, anziani, mamme sole con bambino o “chiunque altro possa trovare giovamento da un contesto abitativo sereno basato su relazioni solidali e con buoni vicini di casa”. Le forme di accoglienza saranno temporanee, di circa 12 o 18 mesi, seguite per gli aspetti di assistenza e sostegno da esperti e istituzioni sociali, e sono finalizzate al raggiungimento dell’autonomia di chi viene ospitato.

L’intero progetto è autofinanziato dall’associazione “Uno e sette” e da mercoledì 11 novembre è aperta sulla piattaforma online Gofundme una raccolta fondi dal titolo “Dai una mano all’accoglienza” dedicata alla realizzazione del loro appartamento speciale: “Abbiamo bisogno di te – dice il messaggio diffuso anche attraverso un video pubblicato su YouTube e realizzato dal dal videomaker Jurij Razza – Il costo di costruzione è impegnativo e ti chiediamo di aiutarci a sostenerlo, un mattoncino alla volta. Fissiamo il traguardo di questo crowdfunding a 30mila euro perché è la cifra da raggiungere per ottenere l’erogazione del mutuo da parte di Banca Etica (che appoggia in pieno il progetto!) per completare la costruzione dell’appartamento. Ti chiediamo quindi di condividere il sogno di “Uno e sette”, un luogo dove la bellezza straordinaria del donare diventa vita ordinaria e dove abitare la casa significa aprirsi al quartiere, alla città, al mondo. Dai una mano a “Uno e sette”. Dai una mano all’accoglienza“.

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Martino Agostoni
Filosofia, giornalismo e cronaca sono la mia laurea, la mia specializzazione e il mio mestiere. Vivo e lavoro tra Monza e Milano, corro o viaggio nel resto del tempo.


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