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Sciopero all’Icar di Monza, si va verso l’amministrazione straordinaria

Sciopero all’Icar di Monza, si va verso l’amministrazione straordinaria

26 Novembre 2020

Si naviga a vista in mezzo ad una tempesta. Vedere terra è un miraggio che rischia di lasciare tutti in mare aperto. La situazione critica della Icar Spa, storica azienda monzese, nata nel 1946, che produce condensatori elettrici e sistemi in bassa e media tensione, non accenna a trovare soluzione positiva per i circa 220 dipendenti, dislocati tra la sede operativa di Monza e Villa D’Adda, in provincia di Bergamo.

Gli ultimi giorni, dopo l’annuncio della messa in liquidazione della Icar e l’interlocutorio incontro di venerdì 20 novembre tra i sindacati e il liquidatore, hanno lasciato la crisi in cui si trova l’azienda di via Isonzo in un preoccupane stallo.

Per il momento non c’è stato, infatti, alcun chiarimento da parte della proprietà, rappresentata da Guido Castellini, sulla salvaguardia occupazionale e le problematiche salariali dei dipendenti. Che hanno un’età media di 40 anni e sono in grande maggioranza donne, con famiglie da mantenere.

Ecco perché Fim Cisl e Fiom Cgil hanno proclamano lo stato di agitazione fino a quando la proprietà e il liquidatore non daranno risposte certe sul reddito dei lavoratori e sulla continuità aziendale. E organizzato oggi, 26 novembre, una giornata di sciopero di 8 ore con presidio fuori dalla sede monzese della Icar Spa. Dove normalmente sono impiegate 160 persone.

“Lo sciopero ha avuto un’adesione praticamente totale, seppur nel rispetto delle norme di sicurezze dovute al Covid, con la conseguente chiusura della fabbrica, che attualmente garantisce la continuità produttiva al 50% della forza lavoro contro il 50% posto in cassa integrazione – spiegano Patricia Lupi della Fiom-Cgil Brianza e Lombardia (nella foto in basso) e Gabriele Fiore della Fim-Cisl Monza Brianza Lecco – non abbiamo avuto incontri con la proprietà aziendale, ma intanto, dopo l’annuncio dello stato di agitazione dei lavoratori, sono stati saldati gli stipendi di ottobre, ma non ancora quelli di novembre. A noi, comunque, più di tutto interessano le prospettive”.

I POSSIBILI SVILUPPI

La crisi della Icar Spa, parte di un Gruppo con sei stabilimenti in Europa che controlla tutte le fasi produttive, dalla produzione di film di polipropilene fino alla realizzazione del prodotto finito che esporta in più di 100 paesi nel mondo, è dovuta, a detta delle organizzazioni sindacali, quasi esclusivamente ad uno stato di sofferenza finanziaria e ad una mancanza di liquidità, aggravate dal Covid-19.

Non ci sarebbero, invece, sempre secondo i rappresentanti dei lavoratori, sostanziali problemi di ordini, grazie alla forza dell’azienda monzese nel mercato dei condensatori elettrici e dei sistemi in bassa e media tensione e al notevole portafogli clienti. Tanto che l’azienda monzese ha continuato a produrre anche nel periodo della pandemia, in particolare defibrillatori.

Le prossime tappe della vicenda, che potrebbe riservare ancora diversi colpi di scena, hanno scadenze molto ravvicinate.  “Oggi, 26 novembre, nel pomeriggio abbiamo audizione alla 4° Commissione di Regione Lombardia, quella sulle attività produttive – spiegano Patricia Lupi e Gabriele Fiore – sono state invitate le parti sociali, l’azienda e i sindaci di Monza e Villa D’Adda, ma non ci aspettiamo sostanziali novità”.

“Domani, 27 novembre, sempre nel pomeriggio ci sarà, invece, un incontro con il liquidatore e la proprietà della Icar – aggiungono Fim Cisl e Fiom Cgil – ci aspettiamo che venga finalmente individuato un percorso definitivo che generi soluzioni industriali. La più probabile è quella di tipo concorsuale, quindi con il Tribunale che avvii l’amministrazione straordinaria con la nomina di un commissario ed il coinvolgimento istituzionale anche del Ministero del Lavoro. Vediamo più difficile l’ipotesi che si riescano ad individuare nuovi acquirenti in grado di rilevare la società di via Isonzo”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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