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Perchè la didattica a distanza (spesso) non funziona. Lettera di un genitore

Perchè la didattica a distanza (spesso) non funziona. Lettera di un genitore

13 Novembre 2020

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una mamma con un figlio che frequenta la seconda media a Monza e che protesta per le lacune della didattica a distanza. Lamenta il fatto che non ci si è preparati per questo secondo lockdown, che il sistema non funziona, che gli studenti non sono seguiti nel modo giusto. Insomma c’è “inadeguatezza, inesperienza, indecisione“.

IL TESTO DELLA LETTERA

Sono di Monza – Zona rossa. Ahimè situazione difficile, innegabile che lo sia. E massimo rispetto per chi opera e lavora sul territorio con la paura del virus e con tutte le difficoltà del momento.

Ma parliamo di scuola. Di istruzione e futuro.

Mio figlio frequenta la II media a Monza. Quindi purtroppo rientra per un soffio nella Dad. Il giorno in cui Conte ha decretato che anche le medie dovessero restare a casa un velo di tristezza è sceso sul volto dei genitori.

Io lavoro in smart working da oltre 10 anni quindi conosco bene il lavoro da remoto, online, smart, digitale…chiamatelo come volete! Conosco bene i limiti e i vantaggi del lavoro in solitudine davanti a un pc, senza contatti fisici. E questo mi d anche un po’ la presunzione di potermi immedesimare con questi bambini o ragazzini costretti a guardare un video per diverse ore al giorno, costretti ad approcciarsi con una tecnologia nuova ma che – non dimentichiamo – per loro è assolutamente naturale…non devono fare corsi o impararla da qualcuno, sono la generazione Z e loro già  sanno far muovere quel mouse con dimestichezza sulla piattaforma zoom o classroom o meet…

Oltre ad avere un occhio forse un po’ più critico dovuto alla mia professione, sono prima di tutto un genitore molto presente  e mi sono interessata da sempre della scuola dei miei figli un po’ per curiosità, un po’ perché ho sempre avuto tempo libero a sufficienza, un po’ per riuscire a capire il perché di tanti meccanismi della scuola pubblica. Spesso sono stata rappresentante e l’ ho sempre fatto con interesse e attivamente perché ho voluto capire come funziona la scuola…perché solo così si può apprezzare o no questo meccanismo burocratico così pesante.

Ma torniamo alla Dad.

Certo nessuno di noi lo scorso anno poteva immaginare una situazione del genere. Poi marzo 2020 il primo lockdown ed è stata la fine delle certezze.

Alla prima chiusura le scuole hanno risposto con una programmazione insufficiente che ha creato delle lacune scolastiche difficilmente recuperabili. Il Ministero ha praticamente regalato la promozione.

Abbiamo tutti pensato: la prima volta, non eravamo pronti, le insegnanti non erano pronte, tutto nuovo, tutto da testare…chi lo poteva mai prevedere!

Già allora io mi ero chiesta insieme a un esiguo gruppo di genitori il senso di una didattica a distanza fatta così: quasi zero libri, quasi zero scrivere, l’online andava a sostituire del tutto la scuola. Ore trascorse davanti a gruppi, chat, video di youtube che hanno sostituito le lezioni, mille pdf e schede da fare e compilare…

Ma perché? non si poteva semplicemente fare lezione attraverso un video? Leggere commentare, dare tempo per scrivere fare temi, problemi, schemi concettuali….non ho mai capito quale fosse il problema.

Ho riferito le mie perplessità alla scuola. Mi hanno risposto chiedendo quest’anno ai rappresentanti di classe di non interferire nella didattica e nei metodi di insegnamento. Certo, ci mancherebbe!

Ok.

E poi tutto è divenuto abitudine: e  via con corsi di aggiornamento per gli insegnanti affinchè tutti possano essere pronti ad affrontare una seconda pandemia.  E via con bandi di assegnazione dei pc, banda larga…aiuti di qui aiuti di la…

Anzi grandi elogi all’avvento del digitale che offre nuove possibilità di fare scuola a 360°, il digitale che può essere un aiuto alla didattica classica, che può rappresentare un percorso parallelo alla normale didattica.

Tutti felici, momento superato, ce la faremo tutti insieme…evviva il digitale!

Oggi dopo 6 mesi ero fiduciosa di trovare grande preparazione e nuove idee: ma non è cambiato nulla anzi è peggiorato.

Non in tutte le scuole, credo. Io parlo della mia esperienza.

I prof. fanno lezione dall’aula stessa, a meno che non siano in quarantena. Ottima cosa ho pensato: faranno scuola piena o quasi, sarà come essere in classe, proff in live e loro ascoltare attenti seppur in pigiama!

La tecnologia verrà utilizzata a favore del momento al proprio servizio.
Invece no.

Se mio figlio è iscritto per 30 ore settimanali, le ore di lezioni richieste dal Ministero sono minimo 15 ore a settimana, più eventuali corsi pomeridiani o lezioni per pochi che necessitano di aiuto. 

Ma perché sono 3 ore al giorno? E le altre ore? I proff sono in classe no?

La risposta è che si stancano davanti al video…ma scusate al Ministero o alla direzione delle scuole italiane ci sono anche genitori o vengono scelti appositamente adulti senza figli?

I nostri ragazzi – vi chiedo di controllare – cosa fanno tra una lezione e l’altra? Guardano il telefono. Giocano a ps4 o chattano. Sarete stanchi voi … loro non si stancano davanti al video …

Per tutelare la loro vista, che è un ns dovere,  bastano 15 minuti di pausa tra una lezione e l’altra. Come tra l’altro fanno al Liceo.

Quindi potrebbero tranquillamente  svolgere 5 ore rendendole più brevi (45 minuti l’una), con momenti di attenzione ad altri di relax. Il video tra una lezione e l’altra può essere spento chiedendo per esempio ai ragazzi di svolgere un tema o un compito…da SCRIVERE o da LEGGERE.

Online non vuol dire schiavo del video vuol dire opportunità di usare la tecnologia a nostro favore.

Per me questa realtà si chiama inadeguatezza, inesperienza, indecisione ma soprattutto la chiamo INERZIA della nostra Scuola che non fa mai un passo in più del dovuto… ma resta nel MINIMO consentito dal MINISTERO.

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Fonte Esterna
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