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SPI-CGIL Lombardia: “Covid-19 sia l’occasione per un ripensamento importante del sistema sanitario”

SPI-CGIL Lombardia: “Covid-19 sia l’occasione per un ripensamento importante del sistema sanitario”

30 Ottobre 2020

Un serio ripensamento del sistema sanitario italiano era chiaramente necessario ben prima che l’emergenza scatenata dal Covid mettesse allo scoperto i suoi difetti. Come sindacato SPI-CGIL Lombardia pone da tempo l’attenzione sulla gravità della situazione sanitaria, sia nella regione che sul piano nazionale, incitando affinché se ne modificassero le politiche.

Questo l’obiettivo, insieme al tentativo di rispondere ai quesiti più urgenti in tema di sanità pubblica, del convegno tenutosi in diretta Facebook dal titolo “Quale cura per questa sanità malata?” in cui sono intervenuti Giulio Gallera, Assessore Welfare Regione Lombardia, Ivan Pedretti segretario Nazionale di SPI Cgil, Valerio Zanolla, Segretario Generale Spi CGIL Lombardia, Federica Trapletti, Segretaria Spi Cgil Lombardia, il professor Gavino Maciocco, Docente di Igiene e Sanità Pubblica presso l’Università di Firenze, Fulvio Lonati, medico, Presidente di “APRIRE”, Ugo Ascoli, Professore ordinario di Sociologia Economica all’Università Politecnica delle Marche, Monica Vangi, Segreteria Cgil Lombardia e responsabile del dipartimento Welfare, Carlo Borghetti, vicepresidente Consiglio Regionale Lombardia.

Spi CGIL Lombardia, riconoscendo la sanità come una materia chiaramente complessa e analizzando nel profondo le politiche sanitarie attuate in questi anni nella regione e nel Paese, evidenzia come sia necessario elaborare proposte altamente qualificate, elevando il livello di progettazione e di coinvolgimento nel dibattito affinché tutta l’opinione pubblica comprenda la necessità di modificare l’azione governativa e regionale sulle politiche sanitarie. Per quanto riguarda la Lombardia, un valido spunto è rappresentato da quanto condiviso nel settembre 2014 nell’accordo, poi completamente inapplicato, sottoscritto con la Regione in occasione della presentazione della legge 23 di riordino della sanità.

Una prima questione sollevata durante il convegno riguarda il sottofinanziamento del sistema sanitario che ha determinato una pesante riduzione del personale e ridimensionamento dei servizi, e il rapporto tra pubblico e privato. Negli anni sono stati effettuati tagli considerevoli alla sanità territoriale a sostegno della sanità privata, contributi economici e legislativi, oltreché di carattere contrattuale. Di pari passo, i cittadini trovano sempre di più nel privato la risposta a tutti i problemi, sanitari, scolastici e previdenziali. Il privato tende a colmare sempre più i vuoti lasciati liberi dai continui tagli alla sanità pubblica e dalle continue riorganizzazioni, anche nel territorio, intuendo che la prossimità è una parola chiave del servizio sanitario. Si fa quindi necessario ripensare e riorganizzare l’assistenza sanitaria pubblica, che deve essere il più vicino possibile a dove la popolazione vive e lavora. Questa è l’enorme sfida delle cure primarie che il sistema sanitario si trova a dover affrontare a fronte dei bisogni di salute più complessi: è necessario porre il territorio al primo posto, garantendo luoghi vicini alle persone che rispondano ai dubbi, insegnino la prevenzione, sappiano fare la prima diagnosi. Il territorio è il luogo dove i bisogni nascono e si manifestano ed è lì che bisogna dare le risposte.

Un secondo punto critico del Sistema Nazionale Italiano, evidenziato da SPI Cgil Lombardia durante il convegno, sono le disuguaglianze sociali e geografie tra e nei territori e la frammentarietà dell’offerta sanitaria a livello regionale e nazionale. In Lombardia, ad esempio, la sicurezza di contare sul migliore sistema sanitario possibile, basato sull’alta specializzazione, sulle migliori tecnologie e sui migliori ospedali, non è sufficiente a garantire una sanità di comunità. E’ necessario a tal fine predisporre un nuovo Piano Nazionale della Prevenzione che abbia tra i suoi obiettivi anche la riduzione di queste disuguaglianze. Si è evidenziato, ad esempio, come le periferie siano fortemente problematiche e che le aree interne, anche per la mancanza di una sanità territoriale, sono costrette ad un lento e doloroso spopolamento. Proprio là dove risiedono le persone anziane che, pur avendo bisogno più di altre, faticano a ricevere risposte efficaci. L’invecchiamento della popolazione, infatti, ha un serio impatto sul sistema sanitario con la diffusione delle malattie croniche che sempre di più sono aggravate dalle morbosità e che paiono trascurate con un forte calo delle prescrizioni di terapie anche preventive. Inoltre, i poveri e chi ha studiato di meno vivono in condizioni peggiori, fanno lavori più faticosi, hanno meno possibilità di attingere alla cultura, si ammalano più sovente e vivono di meno.

E poi c’è il tema importantissimo delle RSA. Le RSA non possono essere l’unica risposta alla non autosufficienza ed invece, negli ultimi anni, a fronte di un aumento inevitabile della non autosufficienza legato all’invecchiamento della popolazione, si è spesso risposto con l’aumento dei posti letto in RSA. Così come alle richieste di aiuto da parte delle famiglie che devono gestire un parente non autosufficiente si è risposto con il riconoscimento di risorse economiche che quasi sempre vengono inevitabilmente utilizzate per poter sostenere rette sempre più insostenibili e non invece con l’incremento dell’assistenza domiciliare integrata. Questo non significa che le RSA non devono più esistere, ma significa che la non autosufficienza richiede un ventaglio di offerta di servizi differenziati e ad intensità graduale. La non autosufficienza richiede soluzioni innovative nell’ambito delle politiche abitative, del trasporto e urbanistiche.

“Secondo l’opinione comune, quando ci si ammala si è soli. o se va bene con qualche familiare, è tardi per recuperare sulla medicina territoriale. Il sistema sanitario balza agli onori della cronaca solo quando si parla di malasanità o di eroi in corsia ed allora è purtroppo tardi per adeguarsi a comportamenti corretti e a stili di vita che solitamente vengono dileggiati – osserva Valerio Zanolla, Segretario Generale Spi Cgil Lombardia – La medicina non ha bisogno di eroi che combattono a mani nude. Contro il virus l’eroismo è deleterio, servono strumenti e protocolli da rispettare, non martiri, anche se è solo grazie all’abnegazione di molti medici e infermieri che abbiamo retto in primavera. Di questo noi dello SPI CGIL ne siamo e ne eravamo ben consci e da tempo ci impegniamo con i nostri attivisti su questi temi, negoziando e confrontandoci nei territori, con le ATS, in rapporto con molte RSA, con i vari assessori regionali e con l’ANCI. Ci impegniamo anche con i nostri iscritti informandoli regolarmente su argomenti quali la salute il benessere e gli stili di vita”.

“Se il Covid ha avuto un qualche effetto positivo, questo è stato da una parte riordinare la scala delle priorità e mettere la salute al centro delle politiche economiche, non fosse altro perché chiaramente se non c’è la salute, non c’è neanche il lavoro – evidenzia Federica Trapletti, Segretaria Spi Cgil Lombardia – La salute si è scoperta essere, quindi, la premessa per la partecipazione alla vita sociale ed economica del Paese, oltre che un grande tema collettivo: c’è una stretta relazione tra la salute degli individui, la salute di comunità ed il contesto di vita e di lavoro, oltre che le determinanti sociali. Se è vero che storicamente i grandi cambiamenti avvengono sempre nei momenti di crisi, allora questo è il momento! Non abbiamo alternativa: ritornare a come eravamo prima della pandemia significherebbe ritornare alla condizione che ha generato l’emergenza sanitaria. Il cambiamento è necessario, ponendo la persona e il territorio al centro del sistema sanitario, potenziare il sistema di prevenzione e promozione della salute fino ad arrivare all’obiettivo di una comunità che produce salute, nei contesti di vita quotidiana, del lavoro, dell’ambiente”.

Foto repertorio MBNews

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