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Monza, ecco la mappa delle vertenze urbanistiche. I comitati: "Non monetizziamo la città"

Monza, ecco la mappa delle vertenze urbanistiche. I comitati: “Non monetizziamo la città”

19 Ottobre 2020

Una Monza diversa, che valorizzi le peculiarità dei quartieri che la compongono, ma che persegua gli stessi obiettivi: nuove aree verdi, lotta alla cementificazione e più investimenti per scuola e cultura. E’ questa la città disegnata dal Coordinamento di associazioni e comitati di Monza, che nella mattinata di sabato 17 ottobre ha convocato presso il centro civico Sant’Albino una conferenza stampa per presentare la mappa delle vertenze urbanistiche che interessano le varie aree cittadine. Carte alla mano, i comitati scrivono la “pagina uno” per il nuovo Libro Bianco della città di Monza previsto per 2021, delineando punti di forza e di debolezza dei progetti in cantiere.

Mojoli: “Attenzione a non monetizzare la città”

Una carrellata di interventi che ritorna spesso sugli stessi concetti: valorizzare l’esistente e ascoltare i cittadini.
12 in tutto i focus della mattinata. A parlare, i portavoce dei comitati cittadini e delle associazioni, che hanno illustrato caso per caso, vertenze aperte e progetti ancora sulla carta già risultati “problematici”. Tra questi, i celebri casi di Asfalti Brianza, l’azienda concorezzese al centro di numerose polemiche, il progetto dell’Area ex Scotti e la mancata adesione al Parco sovracomunale GruBria.

La serata di presentazione di Grubria a Nova Milanese nel 2019

«Tra i monzesi – spiega il portavoce del Coordinamento, Giorgio Majoli – comincia a farsi strada la consapevolezza sulla dannosità degli interventi edilizi che l’Amministrazione comunale sta portando avanti, e lo dimostra il moltiplicarsi di vertenze aperte. Se si prevede razionalmente che Monza sarà, e sarà opportuno che resti, una città di circa 120 mila abitanti, con indici di affollamento e di cementificazione già eccessivi, i programmi di edilizia residenziale debbono essere dello stesso ordine, puntando su restauri ristrutturazioni e valorizzazione dell’esistente. Soprattutto occorre bloccare il consumo di suolo, condizione essenziale per il recupero di aree dismesse o degradate. Altrimenti il PGT non è più un piano di governo del territorio, ma un canovaccio lasciato alla contrattazione edilizia, un abito fuori misura, cioè un non-piano».

Numeri alla mano, il comitato definisce una “sbornia edilizia” gli interventi approvati o in itinere dal 2011 ad oggi. «32 Piani attuativi, di cui 18 su aree libere – prosegue Majoli – per oltre 850.000 metri cubi e almeno 5.000 nuovi residenti. Una corsa al cemento che va avanti da quasi 10 anni, sposata anche da questa Amministrazione Comunale. Intento dichiarato esplicitamente fin dal dicembre del 2018, motivandolo con la necessità di fare cassa e muovere un mercato edilizio fermo. Si fa cassa devastando il territorio che è un bene comune dei cittadini. Si monetizza tutto, compreso il verde e i parcheggi, come se fosse una partita a poker. Sono poi in itinere alcuni Piani attuativi: Buon Pastore; ex feltrificio Scotti; 3 torri in via Foscolo; PII in Piazzale Virgilio; ex Cotonificio Cederna. Altre decine di migliaia di metri cubi di cemento in arrivo, contro i quali il nostro Coordinamento porta avanti proposte progettuali di recupero qualitativo delle aree dismesse».

Raccolta firme: per i “casermoni” di viale Battisti 3000 firme contro

Tra i file rouge delle vertenze, il desiderio di coinvolgere i residenti dei quartieri anche tramite raccolte firme. «Le petizioni cittadine sono uno strumento importante per mobilitarsi – ha spiegato la portavoce del comitato residenti Area Scotti, Antonella Gaddi. – La nostra petizione contro i “casermoni” di Viale Cesare Battisi ha raggiunto quasi 3000 firme che ci hanno permesso di sensibilizzare sul tema e confrontarci con l’amministrazione comunale. Lo faremo anche nella giornata di lunedì, con un incontro ad hoc con il Sindaco Allevi: siamo pronti ad ascoltare e trovare insieme una via condivisibile».

Il progetto dell’ex Area Scotti

«Ci sono dei nodi da sciogliere anche sul tema delle scuole – aggiungono dal Quartiere San Donato/Regina Pacis. – Gli studenti delle scuole monzesi crescono anno dopo anno e c’è bisogno di succursali, nuovi spazi, aule più ampie e più sicure. L’amministrazione dovrebbe guardare proprio lì. Il nostro comitato ha proposto, ad esempio, l’area dismessa dell’ex Macello per costruirne di nuove. Per un momento abbiamo anche pensato che si potesse concretizzare».

«E aggiungiamo – concludono – che sulle proposte di un partenariato pubblico-privato non capiamo il senso. Utilizziamo soldi pubblici per i nostri ragazzi e lasciamo che la scuola resti una cosa nostra».

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Agnese Zappalà
Agnese Caterina Zappalà, classe 1993. Laureata in Musicologia e Beni Culturali tra Italia e Francia e diplomata all’ISPI di Milano in Affari Europei, adesso studio Storia Politica all’Università degli studi di Pavia. Mi piace scrivere, entrare a contatto con le persone e raccontare le storie che mi emozionano. Leggo tanto, soprattutto i grandi classici della letteratura. Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping esagerato.


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