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Il Governo chiude i teatri, il direttore del Villoresi lancia un grido d'aiuto

Il Governo chiude i teatri, il direttore del Villoresi lancia un grido d’aiuto

27 Ottobre 2020

C’è stata la presentazione della Stagione teatrale del Centenario con un cartellone di dieci spettacoli. Poi l’entusiasmo di essere riusciti ad iniziarla, dopo i durissimi mesi del lockdown ed un’estate piena di speranze ora rivelatesi in tutto il loro triste potere illusorio. C’è appena stata anche la necessità di far incominciare gli spettacoli un’ora prima, in modo da permettere alle persone di tornare a casa entro le 23, come previsto da un’ordinanza anti-Covid di Regione Lombardia.

Tutto questo, però, non è bastato al Teatro Villoresi di Monza, come agli altri cinema e teatri in tutta Italia, per evitare di chiudere nuovamente i battenti. Il nuovo Dpcm, annunciato domenica 24 ottobre dal premier Giuseppe Conte, infatti, ha dato per la seconda volta, dopo il lockdown di marzo ed aprile, un duro colpo al mondo della cultura. Fino almeno al 24 novembre, infatti, dovrebbero restare aperti solo i musei, le biblioteche e parzialmente i monumenti.

 

Cinema e teatri, invece, iniziano un percorso sul filo del rasoio. Il rischio è quello di cadere in un baratro da cui alcuni non riusciranno più a risalire. Anche in una città come Monza. Che negli ultimi mesi ha già dovuto assistere alla chiusura di due storici cinema, il Metropol e il Teodolinda. Ed ora potrebbe finire per salutare anche uno o più dei suoi già non numerosi teatri. Soprattutto se, di fronte ad un dilagare incontrollabile del Covid, i tempi della chiusura si allungheranno troppo. Oppure se non arriveranno gli indennizzi già promessi dal premier Conte.

“Chiedo aiuto, non sappiamo come comportarci con gli abbonati alla nostra Stagione teatrale appena cominciata e con le compagnie con cui abbiamo accordi che ora dovremo disdire, ci vuole tempo per organizzare gli spettacoli” afferma in quest’intervista ad MBNews, molto allarmato, il direttore del Teatro Villoresi, Gennaro D’Avanzo (nella foto in alto), impresario con una lunghissima esperienza nel mondo del palcoscenico durante i quali, tra gli altri, ha gestito per oltre 30 anni il Teatro San Babila a Milano.

“Salteranno spettacoli già programmati, ma anche gli affitti della nostra sala – continua D’Avanzo, da 3 anni residente a Monza, dove ha accettato l’offerta dei Padri Barnabiti di dirigere il Villoresi – chiudere i teatri in questo momento è un’assurdità, sono tra i luoghi più sicuri dopo gli investimenti che abbiamo fatto per garantire gli ingressi limitati, l’igienizzazione, la sanificazione degli ambienti frequentati dagli spettatori”.

L’ultimo Dpcm ha stabilito la chiusura fino al 24 novembre di tutti i teatri e i cinema, quindi anche del Villoresi a Monza. Il Governo annuncia indennizzi e il ministro per i Beni culturali, Franceschini, dice che chi protesta, non capisce la gravità della situazione. Qual è la sua reazione a caldo?

Credo che gli indennizzi vadano prima pensati e preparati, poi annunciati. Ho l’impressione che negli ultimi mesi chi ci governa non abbia fatto tutto il necessario per evitare questa seconda ondata del Covid-19. Noi, operatori della cultura, siamo tra quelli che probabilmente pagheranno le conseguenze peggiori. Da parte mia ho già scritto al Ministero, all’Assessore regionale, ma nessuno mi risponde.

Arrivati a questo punto, cosa succederà ad un teatro storico come il Villoresi, che nel 2021 compirà cento anni?

Abbiamo bisogno di aiuto, la cultura è stata abbandonata da tutti. Per fare una battuta amara, un teatro come il nostro si dice privato nel senso che è privato di tutto. Ora dobbiamo vedere come gestire gli abbonati ai dieci spettacoli della Stagione teatrale che siamo riusciti, con grandi sforzi, a mettere in piede e ad iniziare. Ci salteranno anche gli affitti della nostra sala e altri spettacoli già in programma.

Dopo il lockdown, grazie anche alla sua intraprendenza e alla sua proverbiale personalità positiva, era riuscito a riaprire il Villoresi e ad iniziare una Stagione teatrale con dieci spettacoli in cartellone. Come sono andate le prime rappresentazioni?

La risposta del pubblico è stata buona sia per il “Novecento” di Baricco, con Antonello Avallone sul palco, sia per “Il fumantropo”, un one man show, messo in scena il 24 e il 25 ottobre con Paolo Barillari e la regia di Maurizio Colombi, sul vizio del fumo, trattato in modo piacevole, ma anche educativo.

La nostra Stagione dovrebbe proseguire fino a fine maggio mescolando spettacoli musicali e divertimento intelligente, passando dal balletto del “Bolero” ad un classico come “A spasso con Daisy” con Milena Vukotic fino al “Derby cabaret” con Lucia Corna e Maurizio Colombi. Ora, però, sicuramente salterà “Due dozzine di rose scarlatte” che sarebbe dovuto andare in scena il 14 e il 15 novembre. Speriamo di poter salvare il resto.

Nella sua esperienza ormai quarantennale nel mondo del teatro, si è costruito una fama di innovatore, capace di produrre idee sorprendenti e, a volte, provocatorie. Cosa aveva in serbo per il Villoresi?

Erano state già avviate tecniche di promozione come la distribuzione di volantini nei mercati cittadini o le mie presentazioni sul palco prima dell’inizio degli spettacoli. Poi, anche con il patrocinio del Comune di Monza, abbiamo presentato “7 Vocali”, un progetto da portare nelle scuole per insegnare ai ragazzi come parlare con i giusti accenti, ma anche le corrette posture, i segreti e le terminologie del mondo del teatro.

Vorrei portare il teatro anche nelle case di riposo e promuovere musical molto interessanti come “La Divina Commedia” e “Family”. Purtroppo questi mesi di Covid, con le restrizioni e le limitazioni conseguenti, per il momento avevano già bloccato questi progetti. Cerchiamo, comunque, di restare positivi, anche se vorremmo sentirci meno soli e avere al nostro fianco enti e sostenitori pubblici e privati.

Lei vive a Monza da soli 3 anni. Da uomo esperto di cultura, secondo lei, cosa manca alla città di Teodolinda su questo fronte?

Monza è una città in cui si fanno tante iniziative, ma, secondo me, quello che manca un po’ è il sorriso. Ci vorrebbe un maggiore spirito di gioia, come quello che normalmente vedo a Napoli, ma  anche dare maggiore spazio alle idee degli altri. Se io fossi il sindaco di questa città, andrei in giro a dire alle persone di salutarsi, anche se non ci si conosce. L’atteggiamento verso la vita è fondamentale. Ora che tutti dobbiamo indossare le mascherine, si può sorridere anche con gli occhi.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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