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"Ricordi e archivi: così vive il mito di Totò". L'intervista alla nipote Elena Anticoli de Curtis

“Ricordi e archivi: così vive il mito di Totò”. L’intervista alla nipote Elena Anticoli de Curtis

14 Settembre 2020

“Di mio nonno, tornando con la memoria ai racconti di mia madre Liliana e di nonna Diana, mi torna un’immagine di uomo riservato e sensibile. Pensieroso, malinconico e romantico. Umile e sempre attento al prossimo. Un uomo, insomma, dall’animo nobile”.

Bastano poche righe dell’introduzione per rendersi conto che “Totò, il Principe Poeta” non è un libro come gli altri. Le circa 200 pagine che lo compongono sono frutto di una sguardo privilegiato, unico, e appartengono ad una donna che pur non avendolo conosciuto in vita ha il suo stesso sangue: Elena Anticoli de Curtis, la nipote dell’iconico attore napoletano Totò, pseudonimo di Antonio de Curtis. Già questo basterebbe per legittimarla a parlare di Totò pubblicamente, eppure l’impressione che si ha chiacchierando con lei è che non si tratti solo di una questione di genetica: Elena sembra aver ereditato anche lo spirito più “segreto” del nonno.

«Credeva nell’accoglienza, nella solidarietà e gli piaceva fare del bene lontano dai riflettori. Forse questo è l’insegnamento più prezioso che ho imparato da lui», ci spiega con un sorriso.

La nostra intervista

Incontriamo Elena Anticoli de Curtis a Muggiò nel pomeriggio di sabato 12 settembre. E’ lei l’ospite speciale della manifestazione “Totò, l’uomo oltre la maschera”, frutto della sinergia vincente tra diverse associazioni del territorio. Con lei c’è Rosario Tronnolone, critico cinematografico e giornalista di Radio Vaticana, anche lui in Brianza per parlare del libro “Il principe Poeta” il volume firmato a quattro mani dalla de Curtis con Virginia Falconetti.

Totò è una leggenda a Napoli e in Italia. Lei non lo ha conosciuto in vita eppure porta avanti la sua storia e le sue opere. Quale è il suo rapporto con la sua figura?

Elena: «E’ vero, per me mio nonno vive attraverso i ricordi filtrati dai membri della mia famiglia. So che era un uomo sempre distinto, in grado di dividere la sfera pubblica da quella privata. Ed era generoso e sensibile. Penso che la sua figura, i suoi film, quello che era fuori e dentro lo schermo abbiano unito da nord a sud questo paese, colmando le differenze che c’erano tra le classi sociali. Questa cosa mi ha ricordato un po’ i giorni della pandemia: davanti al COVID eravamo tutti uguali e quando guardi un film è la stessa cosa: ti ci rivedi, trovi sempre un dettaglio che ti lega ad un personaggio, a prescindere dalla tua condizione sociale».

I racconti arrivano solo dalla sua famiglia o c’è dell’altro?

Elena: «No, non solo dalla mia famiglia. Tutti conosciamo Totò. Anche se non hai visto i suoi film, la sua immagine la riconosci e le sue celebri battute sono entrate nel parlare quotidiano. Appartiene in qualche modo a tutti noi. Poi certo a Napoli è ancora più forte, lì è un vero e proprio mito per la città. Mi porto nel cuore tante storie e tanti aneddoti raccontati proprio dalla gente del posto».

Lei ha mai lavorato nel mondo dello spettacolo? E’ qualcosa che la affascina?

Elena: «Ho fatto scelte diverse, non ho mai lavorato nel mondo dello spettacolo. La mia vita è stata differente da quella di mio nonno, non sono nemmeno nata in Italia e il culto di Totò l’ho vissuto solo molti anni dopo. Però da quando le nostre strade si sono incrociate non sono più tornata indietro: sono andata negli archivi, ho letto le sue poesie, le sue canzoni, ho visto le sue foto e ho capito che era un patrimonio troppo importante per essere dimenticato».

Il mito rischia quindi di perdersi nel tempo o quella di Totò è una leggenda destinata a rimanere nella cultura italiana?

Elena: «Se parliamo dei suoi film, mi rendo conto che il bianco e nero è qualcosa che è sempre più lontano dalla cultura attuale. Però Totò è Totò, è speciale e spero che il mito possa andare avanti. Certo, le cose si costruiscono e non vanno affidate al caso, per questo è importante promuovere momenti culturali e organizzare iniziative come quella di oggi. Conoscere ci dà il potere della scelta e vale anche per Totò: possiamo apprezzarlo, oppure no. Rivedere i suoi film, oppure no. Però il primo approccio è avvenuto. Durante il lockdown, ad esempio, le reti televisive hanno fatto un bellissimo lavoro e trasmesso i suoi film: spero che questo abbia fatto scoprire i film del nonno anche a chi non li conosceva».

Rosario: «Il tema sta proprio qui: l’incontro. La mia paura è che i giovani non entrino a contatto con la sua figura. Che è eccezionale ed incredibilmente moderna. Tanti dei temi da lui trattati sono attualissimi e penso che molte persone si possano rivedere. Usa con grazia e maestria l’ironia e l’umorismo, ha una comicità tutta sua, mai banale che spesso è un’arma per la lotta alla prepotenza. Attuale no? E poi è parte di noi, un pezzo importante della nostra identità».

Parliamo del libro. Che cosa c’è dentro “Il Principe Poeta”?

Elena: «C’è il Totò più intimo, più nascosto, “l’uomo oltre la maschera”. C’è Antonio, insomma. Un uomo riservato, rispettoso, a tratti solitario, con una grande nobiltà d’animo. Ci sono le sue poesie e le sue canzoni. Ed è qualcosa di raro: chiaramente quello che maggiormente si ricorda di lui sono i suoi film e le sue grandi interpretazioni, ma oltre alla star del cinema c’è un mondo da scoprire. In questo libro cerchiamo proprio di fare questo: portare alla luce un inedito Totò».

Rosario: «E’ un libro pensato e strutturato bene, diviso in aree tematiche. C’è l’uomo a 360 gradi, con le sue passioni, le sue battaglie, le sue parole. Si parla del suo rapporto con le donne, con il potere, con la religione. E c’è una parte a mio parere bellissima sul suo rapporto con gli animali. Un animo verso il sociale che si occupa degli ultimi, dei più deboli, di coloro che la società non guarda più. E poi, ovviamente, c’è l’amore per Napoli, la sua città, un amore che definisco “da esule”, con quel pizzico di malinconia che ereditiamo da ricordi lontani ma preziosi».

Cosa ha insegnato a voi Totò e cosa può dare ancora agli altri?

Elena: «Se potessi riassumere con tre parole direi: la fiducia, l’accoglienza, il rispetto».
Rosario: «La trasparenza emotiva: commuove e fa commuovere. Ed è qualcosa che sanno fare solo i grandi».

Elena Anticoli de Curtis e Rosario Tronnolone con gli organizzatori dell’evento. Il prima sulla sinistra è l’attore e regista, Agostino De Angelis.

Con alcuni membri della giunta comunale alla presentazione della mostra del CAI.

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Agnese Zappalà
Agnese Caterina Zappalà, classe 1993. Laureata in Musicologia e Beni Culturali tra Italia e Francia e diplomata all’ISPI di Milano in Affari Europei, adesso studio Storia Politica all’Università degli studi di Pavia. Mi piace scrivere, entrare a contatto con le persone e raccontare le storie che mi emozionano. Leggo tanto, soprattutto i grandi classici della letteratura. Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping esagerato.


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