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Seveso Futura pensa alla scuola: le proposte per un nuovo anno post lockdown

Seveso Futura pensa alla scuola: le proposte per un nuovo anno post lockdown

1 Agosto 2020

Ad agosto nessuno ha voglia di pensare alla scuola. Ma in realtà ad agosto è tardi per pensare alla scuola, soprattutto nel 2020, l’anno in cui il Covid-19 ci ha costretto a un lockdown che ha visto le lezioni in classe sospese a fine febbraio, e mai più riprese se non nella forma, insolita e da molti contestata, della didattica a distanza. Con l’inizio dell’anno scolastico alle porte (il 14 settembre, ndr) sono tanti gli interrogativi ancora aperti, tanto più in un paese come Seveso, dove solo un anno fa sembrava che il problema più grande fosse quello della scuola primaria Toti, di Baruccana, con le classi quinte trasferite all’interno della scuola secondaria inferiore Leonardo Da Vinci, a Seveso centro, perché il primo edificio era ormai divenuto troppo piccolo per ospitare tutti gli studenti.

A chiedersi cosa ne sarà degli studenti sevesini nel settembre post lockdown è stato, in particolare, il gruppo extra consiliare Seveso Futura, che nella serata di giovedì 30 luglio ha organizzato una conferenza web dal titolo molto chiaro, “La scuola prima di tutto”, per fare il punto sulla questione scolastica locale. Si è trattato di una chiacchierata online, nata dopo diversi confronti con insegnanti e genitori, e in particolare a una settimana di distanza dal colloquio-fiume con il neo assessore alla Scuola e alla Cultura Luca Varenna: il primo contatto personale dell’associazione, in oltre due anni di vita, con un membro dell’amministrazione. «Per noi è stata una novità assoluta, abbiamo sempre cercato un confronto con le istituzioni, che finalmente è arrivato – ha affermato con una punta di soddisfazione il presidente Giorgio Garofalo -. Sono emerse tantissime cose, l’amministrazione sta portando avanti un lavoro in merito alla scuola e l’assessore ci ha rassicurato sui lavori di adeguamento degli edifici scolastici, ma c’è ancora tanto da fare». In sostanza, non basterà seguire le norme anti-contagio per garantire una scuola che contribuisca alla crescita personale e formativa degli studenti.

«Abbiamo cominciato a mettere un’attenzione particolare sulla scuola un anno fa, a proposito della questione della Toti, e l’abbiamo portata avanti – ha ricordato Stefano Cereser -. Già allora l’idea di separare i ragazzi dal mondo dove erano stati per 4 anni non ci sembrava una bella soluzione. Oggi il Covid dà l’impressione di creare il caos, ancora di più in un’istituzione, quella della scuola, dove passiamo un decimo della nostra vita». Cereser esprime i suoi dubbi sulla validità della didattica a distanza («la scuola non è solo trasferimento di conoscenze»), su come sarà possibile mantenere il distanziamento sociale in classe («l’idea dei bambini delle elementari seduti tutti il giorno al banco è struggente») e sulle disparità sociali, emerse con ancora più forza durante la pandemia: qualora ci fosse un secondo lockdown, si riuscirà a garantire a tutti l’accesso alla didattica? E perché gli studenti vengono lasciati liberi di indossare qualsiasi tipo di mascherina, e non è la scuola a fornire a tutti i corretti dispositivi di protezione individuale?

Tutte questioni aperte che, però, danno anche la possibilità di ripensare la scuola: troppe volte assimilata a un parcheggio, come sottolinea Alessandro Carta, quando invece «è un bene della comunità». «Durante il periodo del lockdown abbiamo cominciato a interrogarci come i cittadini e i ragazzi stessero vivendo questo momento – ha ricordato Emanuela Macelloni -. Abbiamo approfondito soprattutto i temi di socialità e inclusione: abbiamo capito che è la comunità stessa che deve ricominciare a prendersi cura della scuola, anche a livello sovracomunale». Da queste riflessioni sono nate sette proposte concrete per la scuola, che Seveso Futura rivolge alle istituzioni e ai cittadini:

1. Promuovere un’indagine per verificare l’esperienza della didattica a distanza
2. In base ai risultati ottenuti, promuovere una ricognizione degli strumenti necessari a usufruirne al meglio (tablet, connessioni a internet, spazi)
3. Analizzare le fragilità, che si tratti di studenti con disabilità o difficoltà economiche
4. Coinvolgere gli attori scolastici ed extrascolastici per costruire insieme un vademecum sulle modalità di accesso al nuovo anno scolastico
5. Redigere di un “piano B” per un eventuale nuovo lockdown
6. Attivare un percorso di consapevolezza con le famiglie, anche in collaborazione con associazioni del territorio
7. Attivare figure professionali di supporto: educatori, psicologi, volontari, in un progetto di comunità

«Non siamo dei tecnici – hanno concluso i portavoce di Seveso Futura – e ci interessa affrontare il tema dal punto di vista politico, per una scuola sicura e inclusiva, perché è il bene prezioso di una comunità. Mettiamo a disposizione le nostre riflessioni al servizio di tutti e auspichiamo una presa di coscienza collettiva per aiutare la scuola a ripartire nel migliore dei modi».

 

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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