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Congedi parentali: il welfare nel quotidiano

Congedi parentali: il welfare nel quotidiano

14 Luglio 2020

Decidere di sposarsi e di ingrandire la famiglia non è semplice come si pensi, soprattutto se non si desidera abbandonare il lavoro per dedicarsi completamente alla famiglia. Questa difficoltà è avvertita soprattutto dalle coppie che non hanno aiuti esterni, per esempio genitori o suoceri, e che devono far coesistere esigenze personali e familiari ed esigenze lavorative. Infatti, molte donne lamentano la mancanza di aiuti effettivi nel momento in cui decidono di diventare madri: soprattutto nei primi anni di vita del bambino è molto complesso riuscire a integrare lavoro e necessità del bimbo, il quale richiede una vigilanza costante. E’ il caso delle coppie che si sono trasferite per lavoro e che non possono ricevere l’aiuto della famiglia di origine, trovandosi a gestire da sole una quotidianità anche abbastanza complessa e incasinata. Per agevolare le famiglie che si lanciano nella sfida della maternità, il diritto di famiglia ha previsto dei periodi generalmente retribuiti che permettono sia alla madre che al padre di accudire il bambino: parliamo del congedo di maternità e paternità e dei congedi parentali. La differenza molto spesso non è chiara a tutti: il congedo di maternità si configura come un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro e inizia due mesi prima la data presunta del parto o, in alternativa, la lavoratrice può decidere di fruire di cinque mesi in seguito al parto, percependo l’80% della retribuzione. Il congedo di paternità, escludendo i giorni immediatamente attigui alla nascita del bambino, solitamente è riconosciuto per casi gravi. Diverso è il caso dei congedi parentali che possono essere richiesti, in base alla fattispecie, fino al dodicesimo anno di età del bambino. Orientarsi tra la miriade di leggi e casistiche non è sempre immediato: la conoscenza delle possibilità che si hanno se si decide di lanciarsi nell’avventura della maternità è un’arma in più che può far comodo. La lettura di un manuale di diritto di famiglia, sebbene possa sembrare un’abitudine estranea alle vite della maggior parte delle persone, può aiutare a chiarire molti dubbi e a rendere più accessibili delle informazioni che dovrebbero essere masticate da tutti.

Congedi familiari: come funzionano e chi può beneficiarne?

Innanzitutto, il congedo parentale si va a sommare al congedo di maternità, che è un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro. I congedi parentali possono essere fruiti sia dalla madre che dal padre. Fino ai 6 anni di età del bambino è possibile richiedere un periodo massimo di 6 mesi, percependo il 30% della retribuzione media mensile. Dai 6 agli 8 anni di età si potrà richiedere solo se il reddito individuale del genitore che lo richiede risulta inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione, come si legge sul sito dell’INPS. Dagli 8 ai 12 anni il congedo non è retribuito. Per chi non avesse bisogno di un periodo continuativo, esiste la possibilità di godere del congedo parentale orario, e/o dei riposi giornalieri per allattamento, questi entro il primo anno di vita del bambino. Delle conquiste che nel tempo il diritto di famiglia ha riconosciuto e che vanno a migliorare il benessere delle famiglie che decidono di avere figli.

 

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Fonte Esterna
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