Sociale

Siria, la Onlus monzese “Insieme si può fare” apre una scuola in un campo sfollati

Il fondatore, Lorenzo Locati, racconta ad MBNews i dettagli di un progetto che, in piena guerra civile, punta sull'istruzione dei bambini come strumento per raggiungere la pace.

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In questo periodo dominato dal Covid-19 siamo abituati a sentir parlare dell’importanza del metro, o anche più, che ci tiene lontani fisicamente dagli altri, ma può salvarci dal contagio. E se questo sta già costando tanto al nostro modo di socializzare, pensate quanto possa essere pesante una distanza di 15 chilometri. Soprattutto se a doverla percorrere, sono dei bambini siriani che hanno la necessità di raggiungere il più vicino istituto scolastico. Per giunta fiaccati nella mente e nel corpo da una guerra civile distruttiva, capace, ormai da 9 anni, di fare centinaia di migliaia di morti e milioni di rifugiati.

Ecco perché assume uno speciale valore simbolico, oltre che educativo, il progetto messo in campo da “Insieme si può fare”, l’organizzazione nata sette anni fa a Monza per una prima missione di beneficenza denominata “Pasqua in Siria” e poi diventata Onlus nel 2014.

IL PROGETTO

Con l’associazione ManidiPace abbiamo adottato un piccolo campo sfollati in Siria, il Peace and Cooperation Camp, proprio a 200 metri dal confine con la Turchia e dal muro eretto da Erdogan – spiega Lorenzo Locati, fondatore della Onlus monzese ed ex professore di Educazione fisica al Liceo artistico Nanni Valentini – qui abbiamo costruito un’aula, dove i bambini fino al 15 settembre potranno fare scuola con una maestra e un maestro, due giovani universitari, che hanno dato la loro disponibilità per quattro ore al giorno, cinque giorni la settimana”.

Sarà una scuola povera, senza banchi e sedie, solo un tappeto steso a terra e una lavagna, ma è un segno importante – continua – l’obiettivo è preparare i bambini, che hanno un percorso scolastico pieno di lacune per colpa della guerra, ad entrare, il prossimo anno scolastico, nella scuola del villaggio che dista 15km dal Campo. Stiamo già pensando a come mettere a loro disposizione un mezzo di trasporto per l’anno prossimo”.

L’aula appena costruita è temporanea. E avrà, da settembre in poi, tante altre funzioni. “Si trasformerà in una grossa tenda dove si svolgerà il dopo scuola e il pre-scuola – annuncia Locati – vogliamo che diventi una sorta di centro civico del villaggio, un luogo in cui si possano fare corsi di maglieria o imparare ad usare il computer e tutti si incontrino per discutere e prendere decisioni”.

Il progetto promosso da Insieme si può fare, in collaborazione con Manidipace, ha un intento sociale a tutto tondo. Partendo, però, dall’istruzione come fondamento essenziale. I numeri del Peace and Cooperation Camp, del resto, raccontano da soli quanto puntare puntare sulla crescita sana e completa dei più piccoli è ciò che consente ad una comunità di avere un futuro migliore.

In questo campo vivono 35 famiglie e 140 persone – spiega l’ex professore di Educazione fisica monzese, che, con la sua Onlus, è già impegnato sul fronte educativo con la “Insieme si può fare school” (leggi l’articolo) e la Plaster School– circa 100 sono i bambini e 39 di questi hanno tra i 6 e 12 anni, quindi nell’età della nostra scuola primaria”.

UN FUTURO DIGNITOSO

La costruzione dell’aula è la terza parte di un progetto più complessivo che la Insieme si può fare e Manidipace stanno portando avanti nel campo sfollati siriano a pochi metri dal confine turco. “Stiamo finendo di realizzare un blocco di servizi igienici, fino ad ora ce n’era uno per 140 persone – afferma Locati – inoltre distribuiamo alle famiglie ceste alimentari del valore di 15 euro ognuna”.

Anche per queste iniziative restano sempre attive le opportunità di fare donazioni (qui il codice Iban per le donazioni) – continua – o di destinare ai nostri progetti il 5×1000, un modo gratuito per promuovere l’istruzione come elemento per costruire la pace (il Codice fiscale del beneficiario Insieme si può fare onlus è 94629210157, Ndr).

Il Peace and Cooperation Camp è l’ennesima dimostrazione che il nome della Onlus monzese, grazie al supporto di volontari e benefattori, non è uno slogan bello da pronunciare. Ma è la ferma convinzione che dall’unità di intenti e, letteralmente, dal fare insieme può scaturire un’azione di aiuto concreto agli altri.

Non a caso l’associazione nata sette anni fa, ha appena concluso, con ManidiPace, Multisolidarietà e Flavia Filo Creativo, nel campo profughi di Bab Al-Hawa, sempre sul confine tra Turchia e Siria, il “Progetto Pane” (vedi la news). “La raccolta fondi, grazie alla generosità di tanti italiani nonostante il periodo difficile che stiamo ancora vivendo, ha consentito di distribuire a 500 famiglie 22.500 kg del prezioso alimento negli ultimi tre mesi” annuncia il fondatore di Insieme si può fare.

Distanti ma uniti, insomma, come si è detto tante volte durante il lockdown causato dalla pandemia Covid-19. La solidarietà, per fortuna, lo aveva già capito molto tempo prima.