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Sarinox (Gruppo Sassoli), protesta dei lavoratori a Monza. L'azienda: "Voi siete la priorità"

Sarinox (Gruppo Sassoli), protesta dei lavoratori a Monza. L’azienda: “Voi siete la priorità”

30 Giugno 2020

La presentazione da parte della proprietà di un piano industriale. L’apertura di un tavolo di confronto presso la Commissione Attività produttive di Regione Lombardia per affrontare una crisi ormai giunta a livelli preoccupanti. Risolvere i problemi legati alla cassa integrazione da Covid-19 che è ferma a marzo. Sono queste le principali richieste della Fiom Cgil Milano all’azienda Sarinox di Basiano, nell’hinterland milanese. Il sindacato, nella mattinata del 30 giugno, ha organizzato un presidio, con una cinquantina di lavoratori, in viale Petrarca a Monza, davanti alla sede locale di Assolombarda.

Luogo non scelto a caso. La Sarinox, che si occupa della lavorazione di acciaio a freddo, infatti, è associato alla territoriale monzese dell’associazione imprenditoriale e, soprattutto, è di proprietà del Gruppo Sassoli, la famiglia dell’attuale Assessore all’Ambiente e all’Urbanistica del Comune di Monza, Martina Sassoli. Che è consulente esterna per la parte strategica e figlia di Andrea, il capitano d’industria al vertice del Gruppo.

La protesta dei lavoratori, che nelle scorse settimane avevano già scioperato davanti alla sede di Basiano, dove sono impiegato 80 dipendenti, è giunta a Monza dopo che la proprietà della Sarinox ha annunciato la presentazione della domanda di concordato preventivo.

Un passaggio di cui i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali lamentano i contorni ancora troppo indefiniti. Con il timore che possa essere il preludio al fallimento dell’azienda. Che, attualmente, ha uno stabilimento in Polonia ed uno in Friuli, in provincia di Pordenone. Ma, fino a pochi anni era presente con una ventina di dipendenti anche a Cavenago, in provincia di Monza e Brianza.

LE RAGIONI DELLA PROTESTA

“La situazione è sempre più drammatica – afferma Elena Dorin della segreteria della Fiom Cgil Milano davanti alla sede monzese di Assolombarda – degli 80 dipendenti, i circa 40 che lavorano non hanno ancora ricevuto lo stipendio di maggio, mentre i restanti in cassa integrazione da Covid-19 non percepiscono un euro dal 15 marzo”.

“La crisi della Sarinox non è solo legata al settore acciaio, ma è il frutto della spregiudicatezza imprenditoriale e dell’arroganza della proprietà – continua – il risultato sono 80 lavoratori con relative famiglie in grande difficoltà e senza prospettive. L’azienda ci ha solo comunicato l’intenzione di aprire un concordato, ma per il momento ci ha completamente escluso da qualsiasi reale discorso sul futuro”.

E, in questo caso, si parla di futuro davvero prossimo. “La cassa integrazione Covid-19 terminerà il 19 luglio – spiega Francesco Furone, referente Fiom dei lavoratori Sarinox – abbiamo necessità di chiedere a tutte le istituzioni un ammortizzatore sociale che consenta ai lavoratori, per almeno un anno, di traguardare la fase di concordato che dovrebbe essere attivata a breve. Sembra che a Basiano debbano rimanere 33 dipendenti degli su 80 attuali” (vedi il video della diretta).

La crisi, in queste ultime settimane, complice il Covid, si sarebbe solo aggravata. Ma ha origine almeno nel 2012, quando il Gruppo Sassoli fu già costretto ad operare dei licenziamenti, a chiudere delle controllate e a chiedere un concordato preventivo. “L’azienda ha accumulato negli anni debiti con tutti, dall’erario ai lavoratori – afferma Dorin – se nel 2012 l’esposizione era di circa 240 milioni di euro, ora sarà quasi raddoppiata”.

I LAVORATORI

Tra bandiere e cartelli esplicativi davanti alla sede monzese di Assolombarda, le facce dei dipendenti Sarinox in presidio raccontano da sole quanto sia alta la loro preoccupazione. D’altro canto i segnali negativi sono davvero numerosi.

“C’è stata una gestione a dir poco scellerata – sostiene la Fiom Cgil – il mancato pagamento di parte degli stipendi, il mancato pagamento di mesi di ticket, un debito di 12mila euro accumulato con Metasalute, il Fondo sanitario contrattuale metalmeccanico, un arretrato di circa 5 anni nel pagamento della quota aziendale al Fondo Cometa, cessioni del quinto non versate alle finanziarie e liquidazioni non pagate”.

“Eppure abbiamo fatto di tutto per andare incontro alle difficoltà dell’azienda – afferma Luigi Porpora, in presidio a Monza, Rsu alla Sarinox, assunto nel 1995 – abbiamo anche accettato pagamenti dilazionati dello stipendio, ma questa situazione è il biglietto da visita che ci è stato consegnato”.

LA RISPOSTA DELL’AZIENDA

Di fronte ad un clima che rischia di diventare esplosivo, la Direzione del Personale della Sarinox non cerca lo scontro, ma sembra chiedere comprensione. “Condividiamo le legittime preoccupazioni dei lavoratori, conseguenti ad una grave e complessa crisi del mercato acuita negli ultimi mesi dall’emergenza epidemiologica che ha rallentato l’economia dell’intero Paese” si legge in un comunicato.

“Negli ultimi anni, nonostante la grave crisi che ha perdurato nel settore automotive e dell’elettromesticale, l’azienda ha sempre messo il futuro dei propri collaboratori in cima alla lista delle priorità – continua – gli attuali scenari economici, purtroppo, a causa dell’ulteriore contraccolpo post Covid, sono drasticamente cambiati”.

L’incertezza per il futuro sembra essere l’unico dato certo. “Ogni decisione assunta dal management viene valutata al fine di scongiurare scenari ancor più pesanti – scrive la Direzione del Personale della Sarinox – tentando di garantire futuro e ulteriori tutele ai lavoratori di un mercato, come quello siderurgico, che in assenza di sostegni concreti da parte delle istituzioni, rischia di sparire dall’economia nazionale”.

L’INCONTRO IN ASSOLOMBARDA

La protesta dei lavoratori davanti alla sede monzese di Assolombarda è durata un paio d’ore. Ma ha consentito ad una delegazione di manifestanti e sindacalisti di incontrare Lorenzo Baggioli, funzionario dell’associazione imprenditoriale. Che ha ascoltato le loro richieste e mostrato collaborazione.

“Ci ha detto che è a conoscenza della situazione disastrosa della Sarinox – afferma Dorin – si è mostrato disponibile a fare quanto è nelle possibilità di Assolombarda, in particolare per comprendere il perché dei ritardi dell’Inps per il pagamento degli arretrati sulla cassa integrazione e per chiedere un incontro in Regione”.

Nell’attesa di passi concreti verso una possibile soluzione della crisi, la Fiom Cgil ha già in mente la prossima mossa. “Martedì prossimo contiamo di andare a protestare davanti alla sede del Comune di Monza in piazza Trento e Trieste – annuncia Dorin – anche quella istituzione, di cui Martina Sassoli è assessore, deve ascoltare la nostra voce”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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