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NurSind Lombardia: gli infermieri fanno sentire la loro voce sotto al Pirellone

NurSind Lombardia: gli infermieri fanno sentire la loro voce sotto al Pirellone

10 Giugno 2020

Oltre un centinaio provenienti da tutta la Lombardia gli infermieri e le ostetriche che questa mattina hanno partecipato al flashmob sotto al Pirellone.
Al centro della piazza un grande cuore di stoffa blu dove sono state posate 40 rose, per ricordare i 40 infermieri morti in Italia a causa del Coronavirus.
Poi, perfettamente distanziati, e indossando il camice e una maschera bianca hanno dimostrato silenziosamente il proprio disappunto nei confronti della gestione della pandemia da parte del Pirellone.

Una mobilitazione per non dimenticare il grande sacrificio pagato dalla categoria durante la pandemia e rivendicare richieste che da anni vengono portate sui banchi della politica e che fino ad oggi sono rimaste inascoltate.

Il NurSind è il più grande sindacato degli infermieri; in Lombardia oltre 7.000 iscritti che lavorano nella sanità pubblica, privata e nelle RSA, anche queste ultime duramente provate dal Coronavirus.

Numerose le testimonianze dirette di chi ha vissuto la pandemia sul campo: infermieri e ostetriche che hanno visto morire pazienti e colleghi e che hanno patito il dolore e la paura di poter contagiare i propri cari.

Professionisti che adesso devono affrontare i danni psicologici subiti durante la pandemia. Vittime, a loro volta, di malattie professionali che li accompagneranno a lungo.

“Diverse le motivazioni alla base della protesta – spiega Donato Cosi, coordinatore regionale NurSind Lombardia -. In primis la mancata convocazione del nostro sindacato da parte della Regione alla spartizione dei premi economici per il Covid-19. I risultati si sono visti: Cgil, Cisl e Uil sono riusciti a garantire un premio anche alle situazioni più assurde, come i lavoratori che hanno proseguito in attività smart working”.

Il Nursind ha rivendicato alla Regione quelle richieste sulla riorganizzazione del lavoro avanzate ben prima dell’emergenza sanitaria.

“ È da tempo che combattiamo contro il cosiddetto minutaggio assistenziale – prosegue Cosi -. Una modalità di lavoro introdotta dalla Regione che calcola in modo obsoleto, anacronistico, scellerato e pericoloso il fabbisogno infermieristico all’interno degli ospedali. Un calcolo vecchio di oltre vent’anni e che prevede l’organizzazione del lavoro e il personale in corsia in base a quei 120 minuti che nell’arco delle 24 ore devono essere destinati all’assistenza del singolo paziente. Un calcolo ormai superato e ben al di sotto del reale bisogno del malato che, rispetto al passato, presenta una serie di patologie maggiori e più complesse che necessitano un numero maggiore di forze in campo”.

Il NurSind Lombardia rivendica anche la reale introduzione dell’ infermiere di famiglia, figura preziosa per aumentare l’assistenza sul territorio. Infine un appello agli stessi infermieri lombardi.

“Per riscattare la nostra professione dal giogo dei potenti è necessario un impegno politico e sindacale quotidiano – conclude Cosi -. Invito le colleghe e i colleghi a far confluire le loro energie nei giusti canali istituzionali e ufficialmente riconosciute. Il resto è fuffa. Adesso che l’emergenza sanitaria è rientrata dopo che per mesi siamo stati osannati come eroi, non vogliamo ritornare nel dimenticatoio, non vogliamo ritornare ad essere invisibili”.

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