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Lamperti (Pd) tira le orecchie a Monza Visionaria, ma il direttore gliele "suona"

Lamperti (Pd) tira le orecchie a Monza Visionaria, ma il direttore gliele “suona”

29 Giugno 2020

“Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una visionaria follia”. Questa frase di Erasmo da Rotterdam non basta, da sola, a spiegare e rendere giustizia alle potenzialità artistiche di “Monza Visionaria Sottocasa”, il festival di musica dal vivo, con un programma di iniziative “mobili” attraverso le strade, i luoghi storico-artistici e i palazzi di alcuni quartieri del capoluogo della Brianza (leggi l’articolo).

Le parole del filosofo ed umanista olandese, vissuto tra Quattrocento e Cinquecento, però, possono probabilmente aiutare ad inquadrare l’evento, realizzato da Musicamorfosi insieme all’Assessorato alla Cultura del Comune di Monza, con il patrocinio e contributo del Consiglio regionale della Lombardia, del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, di Fondazione CariploFondazione della Comunità di Monza e BrianzaAssolombarda, in quello che Saul Beretta, Direttore artistico di “Monza Visionaria Sottocasa” ha definito “un gesto dal valore psico-magico di ricambio dell’energia, una sanificazione artistica delle strade e dei nostri cuori, un gesto catartico di pulizia delle menti”.

LA POLEMICA

Il Festival, che ha tra i suoi media partner MBNews, infatti, ha appena chiuso i battenti dopo una settimana di concerti itineranti, proposti anche in diretta streaming su Facebook, tra San Fruttuoso, Triante, il Cimitero di Monza, nei passaggi fortemente simbolici davanti all’Ospedale San Gerardo e al Centro Maria Letizia Verga, San Rocco e il finale nel Parco di Monza.

Le idee, però, a volte non generano solo, come è normale, applausi e critiche. E rischiano, come in questo caso, di essere messe in secondo piano da polemiche che hanno nei social network l’arena virtuale di un dibattito dai toni anche un po’ fuori le righe. Ed è quello che ha scatenato il consigliere comunale di Monza del Partito Democratico, Marco Lamperti, con un video condiviso sul suo profilo Facebook.

Il breve filmato mostra, fermo in piazza Trento e Trieste, il Sonoro Bus che, insieme alla Bat Mobile, la Biga, il Pianomobile, è stato uno dei mezzi non convenzionali su cui “Monza Visionaria Sottocasa”, dopo mesi di lockdown, paura e dolore a causa del Covid-19, ha offerto ai cittadini, affacciati dai balconi e dalle finestre delle loro case, una varietà di generi musicali, dal gospel alla classica e al jazz, fino alla canzone d’autore, al rock e al blues.

Nel corso del video una voce fuori campo, non quella del consigliere comunale, afferma: “Sono venuti a prendere Max per partire per la tournée, evviva!”. Il Max in questione è, senza dubbio, Massimiliano Longo, Assessore alla Cultura del Comune di Monza, che ha finanziato il Festival con 15mila euro, un terzo dei 45mila totali.

L’esponente della Giunta del sindaco, Dario Allevi, ha seguito di persona, anche a bordo del Sonoro Bus, le esibizioni dei musicisti coinvolti nel programma di “Monza Visionaria Sottocasa”. Scelta evidentemente non gradita a Lamperti. Che, nella didascalia di presentazione del video, che ha avuto circa 90 commenti e 1.100 visualizzazioni, scrive: “Le iniziative dell’Assessorato alla cultura a Monza: ormai siamo al giocaperitivo dei villaggi turistici. Solidarietà ai poveri musicisti”. Per poi puntualizzare che il video è stato “inoltrato da un cittadino”.

Il giovane consigliere del Partito Democratico (nella foto in alto) specifica poi meglio il suo pensiero sul Festival, una delle manifestazioni di punta di “Summer Monza 2020”. E, tra i numerosi commenti, scrive “che gli artisti siano bravi è fuor di dubbio, ma che ora l’unico evento culturale della terza città della Lombardia sia un pulmino con dei musicisti e l’assessore che fa loro compagnia è drammatico”.

Un giudizio lapidario, accompagnato da altre frasi in cui spiega che “il bus spesso staziona per diverso tempo con musica non strumentale, ma da dj set…l’assessore che si fa il tour tutte le sere sul bus ha del grottesco…”.

Le parole di Lamperti, rafforzate anche da una gif con l’espressione “Na cafonata”, presa in prestito da Christian De Sica, non potevano passare inosservate. E, infatti, oltre alle decine di commenti di vari cittadini, alcuni favorevoli, altri contrari al consigliere comunale, non è mancata la piccata risposta di Saul Beretta, ideatore e Direttore artistico di “Monza Visionaria” (il primo dalla destra nella foto in basso), festival giunto all’ottava edizione, ma per la prima volta quest’anno con un nuovo format, adeguato alle limitazioni del Covid.

LA REPLICA DI BERETTA

“Ma quale discoteca? Ci sono 3 ore di diretta con 9 musicisti in carne ed ossa!” scrive Beretta in merito al video postato su Facebook dal consigliere comunale di opposizione. Il Direttore artistico, poi, rivendica a più riprese la bontà del progetto che, oltre ad aver avuto una copertura giornalistica anche da testate nazionali, ha ricevuto apprezzamenti da importanti istituzioni culturali internazionali come il Kennedy Center di Washingtong D.C e l’Oslo World.

“Io difendo e rivendico il diritto e il dovere di immaginare strade nuove, di portare la magia della sorpresa nelle strade e nelle case che sono attraversate dalla paura, dal risentimento verso tutto e tutti – scrive Beretta – la terza città della Lombardia è la prima del Mondo a realizzare un evento fuori dalle righe, dagli schemi, capace di ringraziare l’Ospedale San Gerardo e raccogliere fondi per il Comitato Maria Letizia Verga (qui per donare, Ndr), che è un’eccellenza nazionale e internazionale”.

La polemica, poi, coinvolge, con un parallelismo ideologico, anche i Notturni al Roseto in Villa Reale, uno degli appuntamenti principali, negli anni scorsi, di Monza Visionaria, che non ha potuto includerli nell’estate 2020 per colpa del Covid. “Il Roseto e dietro la Villa sono diventati lo spettacolo – afferma Beretta – come per il bus qui è la città che diventa spettacolo, è il bus che diventa il mezzo per guardare con altri occhi le strade e le piazze, il cimitero e l’ospedale…essere per tutti con contenuti di qualità è un atto rivoluzionario in un momento che il per tutti e la comunità sono in grande sofferenza…”.

“L’assessore che in questi mesi si è battuto per far realizzare l’iniziativa si gode il rito e se lo merita – scrive ancora –… molti, la maggioranza non ha il coraggio di credere che siano le visioni a cambiare la realtà e non la realtà a distruggere sempre i nostri sogni…”.

La difesa, convinta, di Beretta alla sua creatura artistica e musicale non scompone più di tanto Lamperti. Che pur dichiarando il suo deciso apprezzamento per i Notturni al Roseto, di rimando, scrive: “Probabilmente sono io, assieme a qualche migliaio di cittadini, non in grado di vedere tutto questo dietro a questa manifestazione musicale…probabilmente non veniamo toccati e non riusciamo ad interagire con il mondo che mi ha appena descritto…”.

Insomma, come spesso succede in questi casi, ognuno è rimato della propria opinione e non si è trovato un punto d’incontro. La polemica, per il momento, finisce qui. Almeno fino a quando arriveranno nuove idee culturali, più o meno nella loro visionaria follia, a smuovere le coscienze delle persone. O, più facilmente, soltanto le dita sulla tastiera di un computer.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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