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Il "denuncia day" passa anche da Monza e Brianza: giustizia per le vittime del Covid

Il “denuncia day” passa anche da Monza e Brianza: giustizia per le vittime del Covid

11 Giugno 2020

Un gruppo Facebook ha dato loro voce, adesso chiedono verità per i propri cari stroncati dal Coronavirus. Questa mattina, mercoledì 10 giugno, alcuni membri del comitato “Noi Denunceremo” si sono dati appuntamento davanti alla procura di Bergamo, per depositare le prime 50 denunce di familiari di vittime da COVID-19.

«In questo primo blocco – spiega a MBNews l’avvocato che li rappresenta, Consuelo Locati – ci sono storie bergamasche e non solo. Le testimonianze che abbiamo raccolto nel gruppo arrivano da tante provincie della Lombardia, anche da Monza e Brianza. Quello di oggi è un primo passo: le persone meritano giustizia e verità. Lavoreremo per dare voce a chi non ce l’ha più».

“Noi denunceremo”: nel gruppo anche le storie brianzole

E’ un gruppo che è nato dal basso quello di “Noi denunceremo“. Un puzzle di storie drammatiche e personali raccontate da coloro che il virus lo hanno vissuto da vicino: i familiari delle vittime. Attualmente il gruppo Facebook conta oltre 57 mila presenze e tra queste spiccano anche i nomi di alcuni cittadini della nostra provincia, che ricordano con parole affettuose i propri cari che non ci sono più. Tra loro c’è anche Franco Confalonieri, che circa tra mesi fa ha perso la madre, Clide Radice, residente a Meda, senza neanche poterle dire addio.

«”Sta a ‘ca” mi diceva in dialetto brianzolo dall’ospedale – ci racconta Franco – era il suo modo per proteggerci e tranquillizzarci. E’ andata via in fretta, la mamma: all’inizio la sua era una semplice tosse, nel giro di tre giorni la situazione è peggiorata ed è morta lontana da noi, al pronto soccorso di Desio. Un dramma, quello della nostra famiglia, che è continuato quando mia sorella e mio fratello hanno manifestato sintomi da Coronavirus. Sono state settimane durissime, dettate da tanta incertezza».

«Io non ce l’ho con nessuno – continua – ma voglio capire cosa è successo. Vorrei capire se ci sono stati dei passaggi gestiti male, delle inadempienze, una sottovalutazione della situazione. Voglio la verità non solo per me stesso, ma anche per mia madre a cui devo questo e tanto altro. Non so ancora quali saranno i prossimi passi e se ricorrerò a vie legali, ma sicuramente chiederò la cartella clinica e la farò esaminare. Mia madre non era giovane, andava verso gli 84, ma stava bene ed era piena di vita. Non possiamo giustificare quello che è successo dicendo che i morti erano “tutti anziani” o già avevano “patologie pregresse”. Stiamo parlando di vite umane ed è nostro compito arrivare alla verità».

“Non puntiamo il dito contro nessuno, ma vogliamo la verità”

L’avvocato che rappresenta le famiglie del comitato che hanno deciso di percorrere vie legali contro Regione Lombardia è Consuelo Locati, che ha vissuto sulla propria pelle il dramma della perdita del padre Vincenzo, 78 anni. A MBNews ha spiegato che la maggior parte delle denunce presentate quest’oggi arriva dalla provincia di Bergamo, ma ce ne sono altre che arrivano anche da altre zone della Lombardia. «Quest’ultime – ci spiega l’avvocato – sono accumulate dal fatto che le vittime sono decedute in ospedale, quando ormai non c’era più niente da fare. Noi vogliamo fare luce sulle responsabilità, capire dove si è inceppato il sistema e quali errori sono stati fatti in questa regione».

Repubblica riporta che i parenti scesi ieri in piazza chiedono anche un incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando sarà a Bergamo il prossimo 28 giugno. Ai microfoni del quotidiano il coordinatore del comitato “Noi denunceremo”, Luca Fusco, ha dichiarato che in questa faccenda la responsabilità è anche politica.

«Il primo errore è stato quello di non aver chiuso la Valseriana quando doveva essere chiusa, cioè il 23 febbraio, lasciando trascorrere 15 criminali giorni fino all’8 marzo quando la Regione Lombardia è diventata zona arancione: per 15 giorni noi bergamaschi abbiamo viaggiato, lavorato, bevuto il caffè e fatto gli aperitivi e a quel punto il virus ha circolato senza problemi. Sono anche convinto che se ci fosse stata la chiusura tempestiva della zona rossa nella provincia di Bergamo forse non avremmo dovuto chiudere tutta la Lombardia. E probabilmente avremmo evitato il lockdown italiano. Noi non puntiamo il dito contro nessuno – ha concluso – le denunce sono contro ignoti: ci penserà la Procura a individuare le responsabilità».

 

In apertura il gruppo di “Noi Denunceremo”. Lo scatto è preso dalla loro pagina Facebook.

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Agnese Zappalà
Agnese Caterina Zappalà, classe 1993. Laureata in Musicologia e Beni Culturali tra Italia e Francia e diplomata all’ISPI di Milano in Affari Europei, adesso studio Storia Politica all’Università degli studi di Pavia. Mi piace scrivere, entrare a contatto con le persone e raccontare le storie che mi emozionano. Leggo tanto, soprattutto i grandi classici della letteratura. Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping esagerato.


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