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Il Covid ha aperto nuove prospettive: a Monza si riparte dagli spazi aperti?

Il Covid ha aperto nuove prospettive: a Monza si riparte dagli spazi aperti?

9 Giugno 2020

I cambiamenti climatici, la biodiversità e gli ecosistemi compromessi, il riscaldamento globale, Greta Thunberg e i Fridays for future. Insomma della crisi ambientale si parla da ben prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19. Ma ora che stiamo tornando lentamente alla nostra quotidianità consueta, le due questioni si scoprono quanto mai collegate. E non solo perché, come affermano molti scienziati, l’inquinamento dell’aria ha contribuito al diffondersi del contagio.

Ma soprattutto perché la soluzione per migliorare il nostro ambiente e scongiurare l’arrivo di una prossima pandemia potrebbe essere la stessa: vivere in maniera più lungimirante e sostenibile la realtà naturale di cui facciamo parte. Su questo fronte anche nel nostro territorio c’è molto da fare. E le idee, dagli spazi aperti al recupero delle aree dismesse, dalla mobilità sostenibile alle strategie per un’economia della cura e della manutenzione, non mancano.

Se ne è parlato anche nella diretta Facebook “Monza oltre l’emergenza…ambiente” (rivedila qui), organizzata da LabMonza e moderata da Alessandro Gerosa (foto in alto), consigliere comunale a Piazza Trento e Trieste nella passata amministrazione.

SPAZI APERTI

La lotta al cambiamento climatico passa anche attraverso una nuova considerazione degli spazi aperti. “A lungo sono stati considerati spazi vuoti – afferma Arturo Lanzani, Professore di Urbanistica al Politecnico di Milano e Presidente del Parco GruBrìa (Grugnotorto Villoresi e Brianza Centrale) – il Covid, con le limitazioni alla mobilità personale, ci ha consentito di riscoprirli e di cominciare ad apprezzarli”.

Ora sarebbe necessario tutelare e valorizzare gli spazi di prossimità in un’ottica che li renda funzionali alla biodiversità, all’ecologia e al miglioramento micro-climatico con l’assorbimento del carbonio – continua – allo stesso tempo, nel territorio a Nord di Milano e in Brianza, si devono costruire nuovi boschi e incrementare la componente agro-forestale”.

In questa direzione può essere decisivo il contributo di Fridays for future, il movimento ambientalista, nato sulla scia dell’iniziativa della 17enne attivista svedese, Greta Thunberg, che anche a Monza e in Brianza ha portato migliaia di giovani nelle piazze. E non soltanto a livello di proposte.

La nostra richiesta principale è mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto del grado e mezzo – spiega Ludovico Di Muzio (nella foto in basso), attivista monzese di Fridays for future – crediamo che il Covid abbia messo in discussione il tradizionale modello di crescita economica basato sul ‘business as usual’ e, per questo, abbiamo elaborato il piano ‘Ritorno al futuro’ che prova a coniugare la risposta socio-economica e quella climatica alla crisi che stiamo vivendo”.

A Monza bisogna puntare sulla mobilità ciclabile integrata con il trasporto pubblico – continua – le istituzioni locali devono riprendere il Pums (Piano urbano mobilità sostenibile), che è stato un po’ abbandonato e aggiornare il Paes (Piano d’azione economia sostenibile), che risale al 2014, con pochi punti, concreti e in linea con quanto ci dice la scienza”.

AREE DISMESSE

Una pianificazione urbanistica in armonia con l’ambiente sembra essere una chiave di lettura quanto mai necessaria. E il recupero delle aree dismesse può essere una delle tematiche centrali.

“Bisogna evitare il consumo di suolo, soprattutto per processi di urbanizzazione che si possono fare altrove – sostiene Lanzani – bisogna lavorare in termini innovativi sul patrimonio immobiliare esistente, senza effettuare grandi demolizioni, dando in maniera selettiva incentivi sul costruito per l’efficientamento energetico, per una migliore gestione idraulica e per un recupero degli spazi abitabili”.

Il discorso vale naturalmente anche a Monza, dove da tempo il Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni di Monza chiede lo zero consumo di suolo (leggi l’articolo). “Il capoluogo della Brianza ha aree dismesse di cui il 50% può essere riutilizzato, magari aggiungendo corpi di fabbrica – continua il docente di Urbanistica del Politecnico – ad esempio per l’ex ospedale San Gerardo (qui l’approfondimento) si deve uscire dalla logica di far cassa, ci sono molte altre utilità possibili”.

MOBILITA’

La tutela dell’ambiente si lega profondamente ai trasporti. A come, quali e quando vengono utilizzati dalle persone. La logica intercomunale, accompagnata da una progettualità integrata, è la proposta che emerge dal dibattito organizzato da LabMonza.

“I collegamenti devono avvenire su tracciati ciclo-pedonali, anche low-cost, protetti e segnalati – afferma Lanzani – lo spazio delle strade, poi, deve essere pensato non più per l’uso esclusivo delle automobili, ma a misura di pedoni e ciclisti, che in alcuni casi devono avere la precedenza”.

Si tratta di fare scelte urbanistiche diverse dal passato, ma anche attuare politiche immateriali che diano incentivi a studenti e lavoratori che usano la bici per andare a svolgere le loro attività e prevedano tagli selettivi all’Irap per le aziende” continua.

Proprio queste ultime, tra gli attori principali del sistema produttivo, hanno un compito delicato nell’attuale contesto storico. “L’economia deve investire sulla riconversione ecologica, salvaguardando i posti di lavoro – spiega Di Muzio – le istituzioni facciano la loro parte anche attraverso il disinvestimento nei sussidi ambientalmente dannosi, che in Italia ammontano a 19 miliardi di euro”.

STRATEGIE

Le questioni ambientali inevitabilmente si intersecano con particolari condizioni geografiche. Come quelle della Pianura padana e del nostro territorio. “Viviamo nell’area che produce più Pil, ma è anche una camera a gas – sostiene il Presidente del Parco GruBrìa – c’è bisogno di una strategia sistemica che punti su un’economia della cura e della manutenzione più che della produzione ed è compito in primis dei giovani dare la spinta perché questo tema venga finalmente inserito nell’agenda politica”.

“Sono assolutamente d’accordo e siamo pronti a fare il possibile per mobilitare l’opinione pubblica su questo tema” assicura l’attivista di Fridays for future di Monza e Brianza. La sfida è aperta. Il tempo concesso dal nostro Pianeta per il cambiamento è, però, ormai poco.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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