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L'appello di Brianza per il Cuore: "Tornate a curare il vostro cuore negli ospedali"

L’appello di Brianza per il Cuore: “Tornate a curare il vostro cuore negli ospedali”

9 Giugno 2020

L’emergenza Covid-19 ha creato un vero “terremoto” nelle nostre strutture sanitarie. Il numero improvviso e continuo di pazienti gravissimi colpiti da una malattia sconosciuta ha creato una situazione che non si era mai vista prima. I malati morivano, i medici e gli infermieri si ammalavano e lavoravano 24 ore al giorno. Gli ospedali sono stati trasformati in reparti covid e gli ammalati “normali” non avevano più il coraggio (giustamente) di andare a farsi curare. In poche settimane si sono stravolti tutti i principi della prevenzione.

Tutti se ne sono accorti e Brianza per il Cuore, che da 25 anni si batte passo a passo per favorire una cultura della prevenzione, ne ha colta la gravità. Nell’articolo che segue, scritto dal Dott. Orazio Ferro Direttore del dipartimento di Cardiochirurgia dell’ospedale San Gerardo e membro del Consiglio Direttivo di Brianza per il Cuore, si riporta che la mortalità per infarto si è addirittura triplicata in questo periodo!

È un dato inquietante se pensiamo che questo è capitato perché per soli 3 mesi le persone non hanno più potuto mettere in pratica i consigli sulla prevenzione che costantemente vengono suggeriti. In medicina la prevenzione è importante e fondamentale, in questa occasione abbiamo avuto una dimostrazione pratica e tragica di come questa affermazione sia reale. Prevenire è meglio che curare … e Brianza per il Cuore lo dice da sempre e ne ha fatto la sua missione da quando è stata creata.

 

L’approfondimento, a cura del dott. Orazio Ferro, Direttore ff della Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia

 

L’emergenza della pandemia da coronavirus ha creato nella popolazione un’ istintiva paura per gli ospedali, in questo periodo temuti più come luoghi dove poter contrarre il virus, che come posti dove poter andare a curarsi.

I pronto soccorso si sono in alcuni casi letteralmente svuotati, se non si prendono in considerazione gli ingressi per Covid-19.

Così anche i pazienti cardiopatici o con sintomi “cardiaci” si sono allontanati dagli ospedali.

Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno infatti, la riduzione degli accessi in pronto soccorso per cardiopatie, è stata di circa il 50% su tutto il territorio nazionale, e per chi si è recato in ospedale, i tempi di accesso alle strutture sanitarie è aumentato del 40 %.

La conseguenza di ciò è stato un aumento della mortalità per infarto miocardico, che è triplicata.

Allo stesso modo sono aumentate le complicanze dell’infarto: la rottura di cuore, l’insufficienza acuta della valvola mitralica, lo shock cardiogeno, l’arresto cardiaco.

Nelle sale operatorie di cardiochirurgia sono tornati interventi al cuore che non si vedevano praticamente più da molti anni.

La prevenzione infatti aveva portato al trattamento precoce delle malattie cardiache con il risultato di interventi meno complessi e rischiosi e con risultati quindi migliori.

Il lockdown da Covid per certi aspetti, ha riportato nell’ambito del trattamento delle malattie cardiache, le lancette del tempo diversi anni indietro, azzerando quasi i benefici dell’informazione e della prevenzione di queste malattie.

Con l’avvio della fase due decisa dal nostro governo tutti gli ospedali stanno tornando gradatamente alla normalità anche se con regole di accesso modificate.

E così anche il nostro ospedale San Gerardo.

Bisogna quindi tornare a guardare con tranquillità e fiducia agli ospedali e soprattutto non permettere alle malattie come quelle cardiovascolari, di far più vittime del coronavirus, cosa che purtroppo è successa in questi ultimi tre mesi.

Le campagne d’informazione sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari fatte dagli organi d’ informazione specializzati, dagli ospedali, e dalle Onlus come Brianza per il Cuore sul nostro territorio, avevano creato i presupposti per una cura sempre più incisiva e vincente, portando a risultati terapeutici in continuo miglioramento di anno in anno.

Agire tempestivamente significa restituire ai pazienti una qualità di vita ottimale dopo le cure: nell’infarto miocardico più si agisce per tempo, maggiore quantità di cuore si riesce a salvare.

Negli ultimi mesi tutto ciò è stato possibile solo in piccola parte, ma ora che l’emergenza è finita bisogna ricordarsi dell’importanza della precocità delle cure.

Non facciamo che la paura continui a fare più vittime di quante non ne stia più facendo il virus, ai primi sintomi chiamiamo l’1.1.2.

 

 

 

 

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