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Via libera a bar e ristoranti: ma siamo davvero pronti a tornare? La parola ai nostri lettori

Via libera a bar e ristoranti: ma siamo davvero pronti a tornare? La parola ai nostri lettori

14 Maggio 2020

E’ alle porte la data del 18 maggio e se i rumors che stanno circolando negli ultimi giorni fossero confermati, potrebbe aprirsi proprio il prossimo lunedì un altro spiraglio di libertà nel lockdown che stiamo vivendo ormai da mesi. Insomma, una “Fase 2 dentro la Fase 2” che, tra le altre cose, porterebbe alla riapertura anche di bar e ristoranti in tutto il territorio nazionale.

Sono tanti i giornali che danno ormai per fatta la seconda ripartenza del 18 maggio. Il Sole 24 Ore, riporta che l’incontro tra l’esecutivo e i presidenti di Regione avvenuto lunedì 11 maggio avrebbe prodotto un accordo in grado di permettere “aperture su misura” e che tra giovedì 14 e venerdì 15, sulla base dei dati del monitoraggio del ministero della Salute, arriveranno le linee guida per consentire alle Regioni di riaprire dal prossimo lunedì bar e ristoranti, ma anche commercio al dettaglio, estetisti e parrucchieri.

Aperture sì, ma con un occhio vigile per il tema della sicurezza. Secondo la classificazione Inail, infatti, il settore della ristorazione è ritenuto a rischio di aggregazione medio alto. Per i ristoratori, nulla sarà quindi come prima dell’emergenza Covid: la regola più importante sarà quella che imporrà agli esercenti di determinare un limite di capienza per i locali. Ma nulla, sarà più come prima, anche per i fruitori. Abbiamo chiesto ad alcuni nostri lettori come cambierà il loro modo di relazionarsi con bar e ristoranti e quali sono le abitudini che il Coronavirus rischia di stravolgere. Perchè in fondo andare al ristorante è una necessità o anche la scusa per aggregarsi, per stare assieme?

Il ristorante come luogo di socialità

«Ho sempre apprezzato il ristorante prima di tutto come luogo di socialità – ci racconta Francesco, 27 anni. – Ciò che amo di più fare nel tempo libero è trovarmi attorno ad un tavolo con amici e persone intime, e durante un pranzo o una cena parlare di argomenti vari. Con il tempo, ho cominciato ad apprezzare anche la cucina in sè. Ora mi capita di andare al ristorante anche da solo, mi mette di buon umore e forse mi ricorda inconsciamente i momenti di socialità».

«Penso che a tutti piaccia andare al ristorante: ci si sente coccolati – prosegue Stefania, insegnante di 49 anni. – C’è una distinzione da fare, a mio parere tra pranzo e cena. Il pranzo è più frenetico, spesso legato a motivi di lavoro, la cena è rilassante, probabilmente vissuta dai più come un momento di convivialità e aggregazione. A me piace in tutti e due i casi».

«Concordo – aggiunge Cristina, residente nel vimercatese – adoro andare al ristorante sia a pranzo che a cena e devo ammettere che prima dell’emergenza ci andavo spesso: direi una volta al giorno. Ho le mie cucine preferite e questo mi permette di conoscere sempre piatti nuovi. Mi manca molto e penso che il COVID non mi spaventerà dal tornare».

«Sono un’assidua frequentatrice dei ristoranti perché in generale mi piace mangiare, scoprire nuovi posti, nuovi cibi – ci racconta Rosa, 27 anni. – Prima del lockdown, andavo a cena fuori per piacere, direi almeno una volta alla settimana, forse anche due. Devo dire che questo aspetto mi è mancato molto in questi mesi. Al contrario di molti non ho usufruito del delivery, un po’ per risparmiare e un po’ perché comunque dell’andare al ristorante non mi piace solo il fatto che qualcuno ti cucini qualcosa di buono, ma proprio l’esperienza in sè. Lo vedo come un momento di svago, un modo per iniziare la serata, il fine settimana, o di allietare la giornata a pranzo di domenica. Sono un po’ preoccupata per le modalità con cui si potrà tornare: conoscendo il settore anche dall’interno per le attività della mia famiglia so bene che ci sono parecchie difficoltà e poca chiarezza. Ma da cliente non avrei timore, e anzi non vedo l’ora di poterlo fare. È ovvio che è importante sapere che il tutto avvenga in piena sicurezza, non tanto per me ma più per poter essere certi di non mettere in pericolo gli altri».

Sì ai tavolini all’aperto e alle norme di sicurezza

Ma c’è il desiderio di tornare al ristorante? «Sicuramente si, ma ci andrò molto meno rispetto a prima – ci risponde Margherita, 19 anni, residente a Lentate sul Seveso. – Non è che prima fossi una grande frequentatrice, se ci andavo era per qualche occasione importante o per un’uscita romantica con il mio ragazzo, oppure per una serata leggera con amici. Ma visti in generale i costi dei ristoranti, ho sempre preferito un pasto “fai da te” a casa mia o di qualcuno. Ma tralasciando le “vecchie” motivazioni, aggiungerei che quello che mi tratterrebbe è sicuramente la “fatica” di non avere contatti con altre persone, il dover tenere magari i guanti o la mascherina se non si sta mangiando e si sta solo chiacchierando. Insomma tutte queste accortezze mi fanno preferire una cena a casa in cui non è necessario essere così strettamente attenti ad avere contatti indesiderati».

«Al ristorante ci si va per mangiare, non la vedo al pari di andare al cinema o nei locali – aggiunge Michele, 28 anni. – Tornare è adesso un’eventualità astratta, mi viene difficile da immaginare: non lo escluderei, non mi turberebbe se fossero rispettate le varie norme».

«Se il ristorate o il bar avesse i tavolini all’esterno mi sentirei molto più sicura, ma anche invogliata ad andare. – Lucia, 30 anni, residente a Monza. – Mi piace molto l’asporto, ne ho usufruito anche durante la quarantena, e penso che potrei continuare anche adesso: è un modo per supportare le nostre attività locali».

Sicurezza? Pensiamo anche ai mezzi pubblici

«Tornare sì, ma in sicurezza – chiarisce Carlo, villasantese. – Il tema della sicurezza è importantissimo, ma vale per il ristorante come per altri luoghi. Penso ai mezzi pubblici, ai treni con cui ci spostiamo tutti i giorni per andare al lavoro: lì mi sento meno sicuro e temo che il problema sia altamente sottovalutato. La mia esperienza personale mi dice anche che non sarà facile per i ristoratori che si occupano della pausa pranzo e hanno delle tariffe ad hoc per i lavoratori: fino a qualche mese fa i tavolini erano vicinissimi tra loro, adesso come si farà?»

«La penso uguale sul tema dei mezzi pubblici – conclude Antonio, 62 anni. – Sono un rischio, ma per chi abita in Brianza e si sposta a Milano spesso sono l’alternativa migliore per andare sul posto di lavoro. E’ giusto fare dei ragionamenti sui luoghi in cui passeremo le nostre pause pranzo, ma per evitare ricadute e ulteriori contagi dobbiamo avere uno sguardo a 360 gradi».

 

 

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Agnese Zappalà
Agnese Caterina Zappalà, classe 1993. Laureata in Musicologia e Beni Culturali tra Italia e Francia e diplomata all’ISPI di Milano in Affari Europei, adesso studio Storia Politica all’Università degli studi di Pavia. Mi piace scrivere, entrare a contatto con le persone e raccontare le storie che mi emozionano. Leggo tanto, soprattutto i grandi classici della letteratura. Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping esagerato.


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