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Statuto lavoratori, Cgil MB festeggia i 50 anni con la mostra virtuale di Walmer Bordon

Statuto lavoratori, Cgil MB festeggia i 50 anni con la mostra virtuale di Walmer Bordon

21 Maggio 2020

La fabbrica come summa delle problematiche economiche e sociale del nostro Paese. I trucioli, gli oli minerali, gli scarti di lavorazione quasi essere viventi in grado di restituire un’emozione, una sensazione. I pavimenti, calpestati tutti i giorni da decine di lavoratori, nel simbolico ruolo di psichiatri che assorbono le ansie degli operai e diventano ispirazione di un’espressione artistica.

C’è tutto questo, e molto di più, nelle opere di Walmer Bordon, artista operaio, veneto d’origine, ma in Brianza sin dall’infanzia, che, per oltre quarant’anni, ha vissuto i luoghi della fabbrica, affiancando l’impegno lavorativo e sindacale a quello della produzione artistica. Non è, quindi, assolutamente un caso che la Cgil Monza e Brianza abbia scelto proprio una “personale” dedicata a Bordon per celebrare i 50 anni dello Statuto dei Lavoratori.

Il 20 maggio, nel giorno dell’anniversario della legge 300/1970, ancora oggi, insieme alla Costituzione, la fonte normativa più importante in materia sindacale, con il suo sistema di garanzie, legislative e contrattuali, volte a dare libertà e dignità ai lavoratori, la Camera del Lavoro territoriale renderà disponibile sulla propria pagina Facebook e sul suo canale YouTube una mostra virtuale dal titolo “Walmer Bordon. La vita in fabbrica”.

L’evento, secondo i programmi originari, si sarebbe dovuto tenere dal vivo, ospitato negli spazi della sede della Cgil di via Premuda a Monza. Poi il Covid-19 ha sconvolto i piani. Ma non fino al punto da costringere alla rinuncia completa di questa importante iniziativa.

“Avevamo progettato una grande mostra da allestire in Camera del Lavoro con le opere di Walmer Bordon, che ripercorrono le tappe storiche fondamentali del lavoro sul nostro territorio – spiega Angela Mondellini, segretaria generale della Cgil di Monza e Brianza – le opere di Walmer parlano delle straordinarie vicende legate alle rivendicazioni operaie della fine degli anni Sessanta e permettono una riflessione sulla precedente generazione, giungendo fino agli anni Novanta”.

L’ARTISTA-OPERAIO

La passione per l’arte nasce in Walmer Bordon, classe 1952, quando è in precocissima età. “Alle scuole medie eccellevo in educazione tecnica e i miei numerosi disegni erano apprezzati dagli insegnanti – racconta Walmer – dopo il diploma ho subito iniziato a lavorare in fabbrica come tornitore, ma non ho abbandonato lo studio sino ad acquisire il titolo di perito meccanico dopo aver frequentato il serale all’Hensemberger di Monza”.

Tra studio e lavoro, l’arte continua ad avere un ruolo centrale nella vita del giovane Bordon. Che nei suoi primi quadri si ispira all’impressionismo francese, alla Scapigliatura dell’Ottocento lombardo di Mosè Bianchi e ai bozzetti alla Morandi e alla Guttuso.

Appena 15enne arrivano le prime esposizioni personali e collettive. Non mancano nemmeno i riconoscimenti. “Nel 1967 grazie ad un concorso internazionale promosso dal Touring Club le mie opere sono state in mostra al Palazzo Reale di Milano” ricorda con soddisfazione.

Con il passare del tempo in Bordon, che lavora per 15 anni alla Fratelli Pagnoni di Monza e, poi, dopo la liquidazione dell’azienda, alle Pompe Gabbioneta di Sesto San Giovanni fino alla pensione nel 2010, si afferma sempre di più un’esigenza: esprimere nelle sue opere le istanze e le problematiche viste e vissute in prima persona in fabbrica.

Dalla contrattazione ai rapporti difficili con i “padroni” (l’opera “Il Consiglio del Capo” ne è un esempio), dalle divisioni interne tra gli stessi lavoratori alla mancanza di dispositivi per la sicurezza e di tutele sindacali. Che solo dalla fine degli anni Settanta hanno cominciato a dare maggiori garanzie ai lavoratori. Anche, e soprattutto, sulla scia dello Statuto del 1970.

Per rappresentare il mondo complesso della fabbrica, Walmer ne utilizza i materiali. Trucioli, polveri, oli materiali, pezzi veri. E perfino gli spazi interni del luogo di lavoro, come i pavimenti, diventano ispirazione per dare il via a diversi filoni di opere artistiche. “La mia tecnica prediletta, una sorta di pittura-scultura, è l’ossidazione su tela dei materiali della fabbrica, che combino a colori e forme per esprimere tematiche come le ansie dei lavoratori, gli infortuni, la sicurezza” spiega l’artista-operaio.

“Ho sempre voluto valorizzare nelle mie opere le parti che di solito non hanno spazio – continua – mi ispiro soprattutto all’arte povera ed informale di Alberto Burri, ad Emilio Vedova e Lucio Fontana, ma credo di avere acquisito uno stile personale”.

Le vena artistica di Bordon, che una ventina di anni fa ha già esposto anche alla Camera del lavoro di Milano per il Congresso della Fiom-Cgil, non si è ancora arrestata. “Sto lavorando ad un’analisi e ad una ricerca sui materiali e sulla materia più in generale – annuncia – le opere che verranno fuori, probabilmente senza titolo, saranno orientate a tematiche sociali”.

IL CONCORSO PER IL LOGO

Il 2020 non è ancora giunto alla sua metà. Cosa ci riserverà ancora, con l’incognita Covid-19 come spada di Damocle, è difficile immaginarlo. Il 2020 resterà, comunque, l’anno in cui si continuerà a celebrare, nei modi in cui è possibile, il cinquantesimo dello Statuto dei lavoratori. E la Cgil di Monza e Brianza lo farà anche guardando al logo ideato da Elisa Castroflorio, la vincitrice del concorso a premi organizzato, in occasione dell’importante anniversario, dal sindacato di via Premuda in collaborazione con NIdiL-Cgil di Monza e Brianza, Associazione “Alisei” e Officina Giovani (leggi l’articolo).

“Il cuore del logo è una forma quadrata rossa, una figura stabile e semplice che fa da cornice a una sintesi dell’opera iconica riconoscibile e commemorativa dei diritti dei lavoratori, il Quarto Stato – così la 31enne senior graphic designer impiegata in una agenzia creativa di Carate Brianza descrive la sua opera – attorno a questo simbolo, quasi come un abbraccio solidale, si sviluppa un tratto avvolgente volto a rappresentare un percorso, una strada, uno stato evolutivo. Una seconda lettura delle due forme unite porta alla visualizzazione del numero 50”.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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