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Laura Solera eroica femminista che fece la storia partendo da Monza

Laura Solera eroica femminista che fece la storia partendo da Monza

8 Maggio 2020

Paolo camminava tranquillo e nostalgico. Per l’occasione era tornato nella sua città natale, Monza, dove visse anche i primi anni della sua vita. Aveva vaghi ricordi della città, ma alcuni, quelli riguardanti la sua casa, gli erano rimasti fortemente impressi nella memoria. Per questo aveva deciso di tornare proprio lì, nella sua stanza, dopo tanti anni. Stava scrivendo un libro su sua madre, e quale migliore scenario se non Monza, per trovare l’ispirazione e forse anche qualcuno che l’aveva conosciuta di persona, non solo di fama. Perché sua madre era famosissima.

Si chiamava Laura Solera. Fu un’eroica infermiera durante le cinque giornate di Milano del 1848, e durante la battaglia di Solferino, nella II Guerra d’Indipendenza, si distinse in maniera inconfondibile. Paolo ricordava a memoria quel proclama che, in quell’occasione, sua madre inviò a tutte le donne italiane: “care amiche, gli uomini che abbiamo mandato a combattere contro gli austriaci hanno bisogno di armi. Se noi, perché siamo donne, non possiamo impugnarle e combattere al loro fianco, almeno compriamole per offrirle all’esercito. Facciamolo a costo di essere disapprovate dai familiari, di intaccare il patrimonio, di impoverire la nostra casa. Perché l’Italia é la casa di tutti e la sua unità é più importante dei nostri interessi. E facciamolo perché gli uomini la smettano di relegarci in cucina, casalinghe e modeste, e capiscano che possiamo essere loro compagne”.

Perso nei suoi pensieri si ritrovò davanti alla statua di San Carlo Borromeo benedicente. Raccontano che in quel punto, durante l’epidemia di peste del 1576, il santo milanese guarì una donna malata che lo osservava dalla sua finestra. Tutte storie che Paolo ascoltava con curiosità quando era bambino. Casa sua sorgeva proprio a pochi passi da quel punto, e in un batter d’occhio si ritrovò a salire le scale che conducevano alla sua vecchia stanza.

I profumi erano rimasti sempre gli stessi. Odori che gli evocavano ricordi. Poi vide la porta d’ingresso, recava ancora incise le iniziali di suo padre, che fu podestà di Monza tanti anni prima. La casa appariva ordinata, certo ben diversa da come se la ricordava, ma ancora capace di sprigionare l’illustre potenza degli anni che furono. Il pensiero di Paolo fu di aver fatto la scelta giusta, prendendo in affitto il suo appartamento giusto il tempo di scrivere la biografia. Entrò in stanza e si sedette innanzi alla scrivania che dava sulla finestra. Da lì poteva vedere buona parte della via, con l’incrocio, la chiesa di Santa Maria degli Angeli che fu fatta costruire dal celebre Bartolomeo Zucchi, e la statua di San Carlo. “Chissà, forse la donna malata di peste era proprio affacciata a questa finestra” pensò.

A Paolo piaceva viaggiare con la fantasia, e non solo. Girò il mondo arrivando a stare per molto tempo in Sud America. Fu un grande sostenitore delle teorie evoluzionistiche di Charles Darwin nonché suo corrispondente. E poi amava scrivere e sperimentare. Però adesso al centro dei suoi pensieri doveva esserci soltanto lei, Laura Solera, venuta a mancare tre anni prima, nel 1873. Voleva partire proprio dal titolo ma non trovò nessuno spunto che potesse renderle giustizia, così dopo ore di tentativi, arrivò a un dunque. Doveva essere un titolo semplice e potente al tempo stesso, come lei. Così guardò di nuovo verso la via, e si ricordò di quando la vedeva arrivare proprio da lì, aspettandola con impazienza, ma lei si fermava sempre a salutare chiunque incontrasse, per cui sapeva che lui bambino doveva attendere ancora un po’ prima di poterla abbracciare. “Che donna straordinaria la mia mamma”. In quel momento ebbe l’illuminazione. “Lo chiamerò così. Semplicemente: La Mia Mamma”.

Paolo Mantegazza, figlio di Laura Solera, fu uno tra i più importanti divulgatori scientifici tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del novecento. Scrisse molteplici raccolte sui suoi studi antropologici avvallando le teorie darwiniane, e alcuni romanzi, tra cui “L’anno 3000: sogno” pubblicato nel 1897, da molti considerato il precursore dei romanzi di fantascienza italiani.

Nacque a Monza nel 1831, in un palazzo situato tra la via Zucchi e quella strada che giustamente porta oggi il suo nome.

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Roberto Colombo
Non sempre sono il compagno di viaggio ideale. Se in una città che non conosco vedo un rudere, un monumento o una chiesa, mi fermo, sguinzaglio il mio smartphone, e mi documento da cima a fondo. Del resto la storia è la mia passione, come il teatro, il golf e il grande basket NBA.


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