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Assunzioni, Cgil Monza e Brianza: “Stabilizzare i precari, non sono “eroi” di serie B”

Assunzioni, Cgil Monza e Brianza: “Stabilizzare i precari, non sono “eroi” di serie B”

15 Maggio 2020

Verrebbe da dire, parafrasando un noto proverbio, “passata la festa, non deve passare il santo”. Il 12 maggio è stata celebrata la Giornata internazionale dell’infermiere. Quest’anno, in epoca di pandemia da Covid-19, ha assunto una risonanza, anche mediatica, particolare. Le luci dei riflettori si sono accese su queste figure professionali che in questo periodo, non senza una buona dose di retorica, sono state definiti “eroi”, persone in prima linea per ridurre il più possibile il numero dei morti e limitare gli effetti del contagio (clicca qui).

Ma ora siamo nella Fase 2 e, quando la ripresa socio-economica avrà davvero reimpostato l’orologio sul tempo della normalità, ci si ricorderà ancora degli infermieri e dei loro salari spesso troppo bassi e poco adeguati? O, invece, ci dimenticheremo del fatto che la sanità italiana si regge da almeno 10 anni su un numero notevole di lavoratori precari, più di 300 solo a Monza e in Brianza (leggi l’articolo)?

Sono domande che potrebbero avere presto una risposta dopo l’approvazione del Decreto “Rilancio” in cui, nelle centinaia di pagine di articoli, è anche prevista l’assunzione nel 2021 di circa 9.600 infermieri.

Regione Lombardia potrà assumerne almeno 1.500, probabilmente sia infermieri che operatori socio-sanitari – afferma Lino Ceccarelli, Responsabile Nidil (Nuove identità lavoro) e dell’Area Giovani e Lavoro della Cgil di Monza e Brianza in quest’intervista ad MBNews – sembra che anche questo Governo sia disponibile a stabilizzare i somministrati, cioè a riempire i posti in più, che si aggiungeranno nelle strutture sanitarie, innanzitutto con quei precari che da anni e anni già lavorano in quelle stesse strutture”.

Il Covid-19 probabilmente ci sta facendo apprezzare di più aspetti della nostra vita che di solito diamo per scontati. Da questo punto di vista che ruolo ha il lavoro?

Non c’è dubbio che è difficile immaginare una situazione più adatta di questa a ricordarci che le nostre vite, la nostra potenziale, a volte reale, felicità, dipendono dalla regolarità di attività, possibilità, situazioni, esperienze. Questa normalità, che ci manca e vogliamo che ritorni, si regge sul lavoro. E’ il lavoro di ciascuno di noi, insieme al lavoro di tutti, che ci consente una vita normale.

In questi ultimi mesi è emersa con forza l’importanza di chi lavora nella sanità, ma anche in altri settori, come le pulizie e i trasporti. Uomini e donne spesso poco valorizzati, con stipendi al di sotto dei 1400 euro lordi e rischi per la salute e la sicurezza. Si è capita la necessità di cambiare questa situazione?

Sia chiaro a tutti: pagare di più chi rischia la salute e la sicurezza, tutti i giorni, anche quando non ci sono emergenze, significa trovare i soldi, cioè far pagare di più chi guadagna di più. Se lo Stato vuole dare anche solo 100 euro netti al mese, in più, a infermieri e operatori sanitari, che oggi in Italia, nella sanità pubblica, sono circa 500.000, significa stanziare ben più di un miliardo l’anno. E allora o taglia le spese oppure aumenta le entrate, cosa che in Italia significa far pagare le tasse a chi non paga e a chi paga poco.

Aumentare le tasse è una strada sempre molto impopolare per qualsiasi Governo. Quale la possibile alternativa per rilanciare il lavoro, soprattutto in un settore fondamentale quale deve essere la sanità?

Bisogna stabilizzare i precari. Si tratta di un fenomeno radicato anche nella nostra Provincia, dove le due aziende ospedaliere, Monza e Vimercate, hanno sempre avuto personale precario, anche in posizioni importanti. A Monza e in Brianza, prima dell’attuale emergenza sanitaria, erano circa 300, ma adesso sono anche aumentati, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari assunti dalle agenzie di lavoro ed affittati agli ospedali.

Parliamo di personale precario da almeno 10 anni, che ha sempre continuato a lavorare senza nessuna garanzia, perché in questi rapporti di somministrazione l’ospedale può in qualunque momento chiedere che tizio o caio non venga più inviato in ospedale e l’agenzia non può che eseguire.

La stabilizzazione dei precari nella sanità è da anni una vostra battaglia. Quali risultati avete ottenuto sino ad ora?

Eravamo quasi arrivati a centrare l’obiettivo con il Governo Renzi, con il quale si trovò un accordo che riguardava il rinnovo dei contratti nella sanità e la stabilizzazione dei precari. Ma quando poi la Ministra Madia si dedicò all’attuazione dell’accordo, da questo rimasero fuori i lavoratori delle agenzie, anche a causa dell’ostilità di molte Regioni.

Cosa ha impedito di assumere i somministrati nella sanità, che sono circa 3.500 solo in Lombardia?

Le Regioni, dopo l’accordo tra sindacati e Governo Renzi, accettarono di stabilizzare solo quelli che già lavoravano o avevano lavorato come diretti dipendenti, a tempo determinato, o in collaborazione, degli ospedali stessi. Rifiutano invece di stabilizzare il personale chiesto alle agenzie, perché non è passato attraverso un pubblico concorso, ritenuta la scelta che più si ispira a criteri di trasparenza, efficacia ed efficienza.

Ora, oltre al fatto che da questo punto di vista si potrebbe contestare la validità assoluta di molti pubblici concorsi, basti pensare all’ultimo dell’ospedale di Monza, per soli due operatori sociosanitari, quando tra Monza e Desio ne mancano almeno 100, c’è da sottolineare che le lavoratrici e i lavoratori delle agenzie una selezione la subiscono non una volta, quando vincono un concorso, ma tutti i giorni, perché ogni giorno di lavoro può essere l’ultimo, se non piaci alla caposala o a chiunque altro del reparto dove l’agenzia ti ha mandato.

Il Decreto “Rilancio”, appena pubblicato, prevede l’assunzione nel 2021 di circa 9.600 infermieri, massimo 8 ogni 50.000 abitanti. Regione Lombardia potrà assumerne almeno 1.500. C’è speranza per i lavoratori somministrati?

Sembra, dai contatti in corso con Cgil Cisl e Uil nazionali, che anche questo Governo sia disponibile a stabilizzare i somministrati. Un atto di giustizia minimo, che senza cambiare la Costituzione, senza fare rivoluzioni, senza rubare neanche un soldo ai ricchi per darlo ai poveri, consentirà in tutta Italia, Monza e Brianza comprese, di dare un contenuto concreto a quella parola, “eroi”, che forse in troppi hanno usato, e continuano a usare, in mala fede.

Se questo avverrà, e non c’è dubbio che per questo continueremo a batterci, sarà anche merito del sindacato confederale, in particolare della Cgil, che da anni propone e sostiene una Carta dei Diritti, un nuovo Statuto dei Lavoratori, a 50 anni dallo Statuto del 20 maggio 1970, che riconosca pari dignità e pari trattamento a tutte le lavoratrici e lavoratori, qualunque sia la loro condizione contrattuale (vedi l’approfondimento).

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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