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Violenza di genere, Cadom MB "Si teme boom di richieste di aiuto alla fine del lockdown"

Violenza di genere, Cadom MB “Si teme boom di richieste di aiuto alla fine del lockdown”

23 Aprile 2020

Sta portando a galla tanti problemi l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo nel nostro Paese. In un contesto non semplice e sicuramente inedito, anche il nostro territorio deve (e dovrà) fare i conti con le conseguenze del lockdown.

Alla fine di marzo, circa 20 giorni dopo l’inizio della quarantena e dell’invito “restiamo a casa” da parte del governo, ci eravamo domandati quali fossero i rischi per coloro che, tra le quattro mura domestiche, non si sentivano al sicuro. Avevamo quindi intervistato il Cadom di Monza, il centro che si occupa di seguire a livello psicologico e legale le donne vittime di abusi domestici, e insieme a loro avevamo capito una cosa: la pandemia attualmente in corso in tutto il mondo rischia di avere un effetto ancora più forte per le donne. 

A un mese da quel confronto, abbiamo nuovamente dialogato con le volontarie del Cadom che ci hanno raccontato rischi e paure legati non solo all’attuale fase, ma soprattutto a quella che verrà, la cosiddetta “fase 2”.

Cadom: “Attenzione anche al tema del lavoro femminile”

Secondo Cadom, saranno tanti gli effetti collaterali dell’emergenza Coronavirus sulle donne.

«Quello che temiamo è che ci sia un boom di richieste di aiuto una volta finita l’emergenza – raccontano le volontarie. – Al pettine verranno molti nodi, anche relativi al tema del lavoro. Diverse delle donne che vengono da noi hanno lavori precari, spesso poco qualificati e potranno trovare delle difficoltà nel ritrovare il loro posto una volta finito il lockdown. Cosa succederà allora? Le ipotesi sono tante: quella che ci preoccupa di più è che senza una posizione economica stabile diventerà più difficile per la donna sporgere denuncia».

«C’è dell’altro, e forse è più di carattere sociologico – prosegue Cadom. – La chiusura delle scuole da una parte e dei centri diurni per gli anziani o per le persone non autosufficienti dall’altra, sta aumentando, in Italia e non solo, gli oneri di lavoro domestico e di cura non retribuito, che continua a ricadere principalmente sul genere femminile. Lo avevamo notato all’inizio della pandemia, ma ora che la fase 2 è alle porte, il problema è dietro l’angolo».

«Forse manca, nei luoghi decisionali, una sguardo femminile sulle questioni. Lo vediamo tutti i giorni in televisione e nei giornali: chi prende le decisioni? Chi è nelle task force? Chi sono i Presidenti di Regione? I ministri più coinvolti? Fateci caso, sono quasi sempre uomini. Se il ruolo della donna è quello dell’ “angelo del focolare” e basta, allora rischiamo di aver fatto tanti passi indietro».

Su questo tema nelle ultime ore si sta sviluppando un dibattito molto interessante. Marilisa D’Amico, ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli studi di Milano, sul Corriere della Sera, ha affermato che l’assenza delle voci femminili nella gestione dell’emergenza inizia a farsi sentire. Il rischio da lei sottolineato è una “democrazia impoverita”, in cui le voci delle donne (e i loro punti di vista) si perdano in un dibattito combattuto ad armi non pari.

I numeri della rete D.i.Re: crollano le richieste delle “nuove” donne

Cosa è successo nei centri antiviolenza durante il lockdown? Pur in un modo diverso, il lavoro dei centri antiviolenza italiani continua e il report realizzato dalla rete D.i.Re lo dimostra. Dal 2 marzo al 5 aprile 2020 i centri antiviolenza D.i.Re sono stati contattati complessivamente da 2.867 donne, di cui 806 (28%) non si erano mai rivolte prima ai centri antiviolenza della rete. Rispetto ai contatti “usuali”, in questo periodo (meno di 1 mese) ben oltre 1.200 donne in più si sono rivolte ai centri, con un incremento sulla media mensile del 2018 pari al 74,5 per cento.

C’è un dato molto interessate, che il Cadom ha cercato di spiegarci: di norma le donne “nuove” che si rivolgono ai centri rappresentano il 78% del totale, in questo periodo sono soltanto il 28%.

«E’ un dato vero, noi nel nostro piccolo lo vediamo nel territorio brianzolo – ci spiegano. – Quello che le donne stanno cercando adesso sembra essere più un conforto, una chiacchierata con un persona fidata, che magari hanno già conosciuto e che non le giudica. Le donne allontanate da casa sono davvero poche, sia a livello locale, sia a livello nazionale. La rete Dire parla di numeri piccolissimi: circa il 5% hanno richiesto ospitalità».

«Per quanto riguarda noi – prosegue Cadom – il nostro lavoro non è particolarmente cambiato rispetto ad un mese fa: cerchiamo di fare informazione tramite i nostri canali, far capire alle donne che non sono sole e che esistono degli strumenti messi in campo dai centri antiviolenza e dal governo che le possono aiutare. E poi c’è, ovviamente, il lavoro delle nostre volontarie, che si sono attrezzate molto bene per rispondere alle chiamate che arrivano. Anche se sono poche».

I numeri da chiamare

Nel nostro territorio, il Cadom continua ad essere vicino alle donne. Rispetto al mese scorso anche con una marcia in più: le volontarie ci hanno infatti detto di aver ricevuto dei fondi speciali stanziati da Fondazione Monza e Brianza, la realtà brianzola punto di riferimento nel settore del sociale.

Cadom MB ha attivato anche un numero speciale in questi giorni particolarmente delicati. Il numero, attivo nel pomeriggio dal lunedì al venerdì, è 380 23 68 170. Le operatrici confermano inoltre che è ancora attivo e funzionante h24 il numero della sede (al solito recapito, 039 284 0006). C’è infine un numero per le emergenze (anche questo 7 giorni su 7, 24 ore al giorno) che è 342 75 26 407.

Anche durante l’emergenza del Coronavirus, a livello nazionale è attivo il numero di aiuto per le vittime di violenza e stalking. Si tratta del 1522: è gratuito e sicuro, gestito direttamente dal Ministero. Da qualche settimana è disponibile online l’app del 1522, che permetterà di scrivere direttamente agli operatori, evitando quindi il rischio di essere ascoltate durante la chiamata. La chat con gli operatori è comunque disponibile anche sul sito 1522.eu. Non molti giorni fa è uscita anche l’app YouPol, l’applicazione della Polizia in cui si possono segnalare episodi di violenza, bullismo, stalking e abusi domestici.

 

 

 

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Agnese Zappalà
Agnese Caterina Zappalà, classe 1993. Laureata in Musicologia e Beni Culturali tra Italia e Francia e diplomata all’ISPI di Milano in Affari Europei, adesso studio Storia Politica all’Università degli studi di Pavia. Mi piace scrivere, entrare a contatto con le persone e raccontare le storie che mi emozionano. Leggo tanto, soprattutto i grandi classici della letteratura. Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping esagerato.


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