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Le origini romane di Monza, attraverso due importanti reperti - MBNews
Cultura

Le origini romane di Monza, attraverso due importanti reperti

Da castrum militare romano a piccolo centro abitato. I primi secoli dell'antica Monza, riaffiorano osservando le sue straordinarie testimonianze.

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Un piccolo altare consacrato a una divinità, o una semidivinità (come in questo caso), sul quale venivano compiuti sacrifici. Niente di strano. Esistono migliaia di are votive sparse per le regioni che appartenevano all’impero romano. Però questa è eccezionale. Perché su questa è riportata l’unica trascrizione mai ritrovata dell’antico nome della Monza romana: Modicia. Nessun documento, nessun’altra lapide, solo questa.

Ci sono varie teorie ma una delle più accreditate la vuole dedicata ad Ercole dai giovani monzesi, modiciates come è riportato in latino. Monza, all’inizio, nacque come Castrum, una sorta di accampamento militare fortificato a poca distanza dalla più importante Mediolanum, poi con il tempo perse la sua funzione originaria e cominciò ad essere un centro abitato da civili.

Fu così che iniziò la bellissima storia di una città, che riaffiora oggi in un angolo dei Musei Civici, grazie anche a quel gruppetto di ragazzi che nel primo secolo dopo Cristo ne rendevano eterna l’origine del nome.

A Monza nel III secolo c’era una bambina di nome Audasia Calès. Era la figlia di un funzionario imperiale ben in vista e abbastanza ricco da far realizzare un sarcofago per la piccola Audasia morta giovanissima.

Di lei non sappiamo altro, ma è abbastanza per annoverarla tra i più antichi cittadini monzesi di cui ci sia giunta testimonianza. Ed è arrivata fino ai giorni nostri, perché il suo sarcofago, dopo secoli di anonimato, è stato riscoperto in epoca medievale e collocato nell’antica Chiesa di San Giovanni Battista. Poi, siccome era molto bello, ne hanno cancellato ogni traccia pagana riadattandolo come altare.

Ed è qui che inizia la leggenda. Perché nel 1300 a Monza girava una storia. Si parlava di un prete, tale Francesco da Giussano che avrebbe avuto un’apparizione di Santa Elisabetta e della Regina Teodolinda, che indicarono un punto dove trovare delle sante reliquie da esporre alla pubblica venerazione. Quel punto era proprio l’altare della vecchia Chiesa, ossia il sarcofago della bambina. Ovviamente il prete andò a constatare di persona e trovò all’interno alcuni preziosissimi cimeli sacri.

Da questo miracoloso ritrovamento si decise di avviare i lavori per la costruzione della nuova Chiesa che sarebbe stata più grande e maestosa.

Forse non sappiamo molto di lei, però qualcosa ha fatto Audasia Calès, la bambina di cinque anni, quattro mesi e tre giorni, che “fondò” il Duomo di Monza.