02 Agosto 2021 Segnala una notizia
Egeo, Ambrogio e la Liberazione: i partigiani ci insegnano che è ancora importante celebrare il 25 aprile

Egeo, Ambrogio e la Liberazione: i partigiani ci insegnano che è ancora importante celebrare il 25 aprile

24 Aprile 2020

Non si fermeranno in Brianza le celebrazioni del 25 aprile, nonostante il Coronavirus e l’inevitabile lockdown. Si terranno, ma in una modalità inedita che probabilmente ricorderemo a lungo. Quest’anno, in via del tutto eccezionale, non ci saranno cortei, manifestazioni o cerimonie pubbliche, ma solamente iniziative social, coordinate dai comuni o dall’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Nonostante la drammaticità del momento, secondo l’ANPI, l’attuale emergenza sanitaria non può esimerci dal dovere di celebrare una data che appartiene di diritto al pantheon valoriale dell’Italia Repubblicana e ha segnato un momento di svolta per il nostro Paese. I motivi per continuare a ricordare il giorno della Liberazione sono tanti, specialmente in momenti drammatici come quello che stiamo vivendo adesso. Il 25 aprile sancisce l’esistenza di un modello democratico differente e ci rassicura sulla permanenza dei valori costitutivi della nostra società.
Eppure, troppe volte ancora, quella del 25 aprile è considerata una ricorrenza “divisiva“. Le ragioni? Molte, alcune di carattere storico, altre legate a dei simboli, altre ancora, forse le più gravi, per ragioni politiche.

Abbiamo cercato di affrontare questo tema con i testimoni diretti di quel celebre 25 aprile 1945. Da quella data sono passati (quasi) 75 anni eppure i ricordi delle persone con cui abbiamo chiacchierato sembrano essere più vividi che mai. La nostra intervista a due partigiani brianzoli, Egeo Mantovani e Ambrogio Riboldi.

Egeo Mantovani, (quasi) 100 anni di impegno

Egeo e Ambrogio hanno pochi anni di differenza. Il primo, classe 1921, quest’anno farà 99 anni, ma pensa già al 2021 come l’anno della grande festa per i 100 anni. E’ lucidissimo, scherza sul fatto che non riesce a stare in piedi per molto tempo («il mio fisico fa qualche scherzo», racconta) ma che ogni giorno divora giornali e sta attento a quello che il Coronavirus sta facendo al nostro territorio. Sembra un chiacchierone ed effettivamente, in tutti questi anni, Egeo ha incarnato alla perfezione quello che è lo scopo dell’ANPI: valorizzare il ruolo storico svolto dalla lotta partigiana anche mediante la promozione di testimonianze, la difesa dal vilipendio e dal revisionismo, il sostegno ideale ed etico dei “valori di libertà e democrazia” alla base della Costituzione della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza.

Per l’ANPI ha realizzato un video, con l’aiuto di sua nipote Francesca, che sarà online proprio nel giorno del 75esimo anniversario della Liberazione (qui sotto un frammento).

«Il 1945 sapevamo che non era solo per noi – racconta – ma anche per tutti coloro che sarebbero venuti dopo. Eravamo felici e io lo sono anche adesso, mentre ricordo quei giorni. Era la liberazione dalla dittatura fascista: eravamo arrivati alla democrazia. Certo, non è stato solo un giorno, è stata una stagione intera, che abbiamo vissuto con intensità».

Ambrogio Riboldi: una vita intrecciata con la città di Arcore

A differenza di Egeo, che ha origini emiliane ma poi ha scelto la città di Monza come propria casa, Ambrogio Riboldi è un brianzolo doc. E’ nato ad Arcore nel 1923 e alla fine dell’anno spegnerà 97 candeline. Alla sua Arcore, Ambrogio, ha dedicato una parte importante della propria vita, ricoprendo anche la carica da Vicesindaco dal 1975 al 1985. Quando lo intervistiamo ci tiene tanto a dirci che lui parla sempre volentieri della Resistenza, ma anche di tutto quello che è venuto dopo, il suo impegno politico e sindacale in primis. Racconta la Memoria con la M maiuscola, quella che se correttamente custodita e tramandata è un antidoto indispensabile contro i fantasmi del passato.

«Sono qui a parlare delle battaglie del 25 aprile mentre oggi si combatte un’altra battaglia, quella contro il virus – ci racconta Ambrogio al telefono. – Ho vissuto in prima persona i giorni della Liberazione di Milano. Ero stato rinchiuso nel carcere di San Vittore e sono riuscito a scappare la notte del 24 aprile del ’45: il giorno dopo si sarebbe scritta la storia. Ricordo Arcore, i miei compagni, la città, gli abitanti che ci aspettavano con entusiasmo: erano tutti con noi. Sapevamo che in quel momento avevamo liberato i luoghi, le piazze, le fabbriche: in un parola avevamo liberato l’Italia».

Parlare di 25 aprile: lo dobbiamo alle giovani generazioni

«E’ ancora importante ricordare il 25 aprile? Sì, è una data che non possiamo dimenticare – prosegue Ambrogio. – Io mi sono fatto delle idee sul perchè ancora oggi ci siano delle polemiche legate a questa ricorrenza. La motivazione forse è dovuta agli anni immediatamente dopo il 1945: non era semplice parlarne e nessuno aveva voglia di ricordare i drammi della guerra. Dei campi di sterminio ne avremmo preso davvero coscienza solo qualche anno più tardi. La ferita, ancora aperta, faceva troppo male. Perchè anche quella con il fascismo era stata una guerra, vera e propria. Fratricida, aggiungo. E a quella si sommava la Seconda Guerra Mondiale: i nostri uomini morti ovunque, dall’Africa alla Russia. Parlarne è doloroso, ma anche oggi, anche dopo 75 anni e il Coronavirus, va fatto. In un modo un po’ diverso, certo. Lo dobbiamo fare per tante ragioni: per le giovani generazioni, soprattutto. E’ una battaglia molto importante».

I due partigiani condividono una grande passione per la divulgazione ai giovanissimi. Entrambi raccontano con entusiasmo il loro impegno nelle scuole e degli incontri che avrebbero dovuto tenere in questi giorni e che invece, ahimè, dovranno essere rimandati.

L’intervista con Egeo e Ambrogio si è svolta ovviamente al telefono (per rispettare le indicazioni di quarantena imposte a causa del COVID-19) e le foto presenti nell’articolo sono o immagini di repertorio, o fotografie gentilmente concesse dai familiari o scatti dell’ANPI. La comunicazione telefonica, si sa, non è sempre semplicissima e a volte alcuni dettagli si perdono via. Uno però, Egeo, ci ha tenuto a dircelo perchè compaia nell’articolo. «I giorni della Liberazione sono stati i più belli della mia vita. Viva il 25 aprile».

 

 

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Agnese Zappalà
Agnese Caterina Zappalà, classe 1993. Laureata in Musicologia e Beni Culturali tra Italia e Francia e diplomata all’ISPI di Milano in Affari Europei, adesso studio Storia Politica all’Università degli studi di Pavia. Mi piace scrivere, entrare a contatto con le persone e raccontare le storie che mi emozionano. Leggo tanto, soprattutto i grandi classici della letteratura. Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping esagerato.


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