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Dall'Inghilterra a casa, diario di un viaggio al tempo del Coronavirus

Dall’Inghilterra a casa, diario di un viaggio al tempo del Coronavirus

26 Marzo 2020

Dopo la commovente lettera pubblicata ieri scritta per consolare una donna rimasta vedova, oggi pubblichiamo il diario di viaggio che racconta l’esperienza di una ragazza di Monza che era in Inghilterra per lavoro. Ha deciso, prendendo una scelta non facile di tornare in Italia, la sua casa, nonostante oggi debba scontare i giorni quarantena imposti per legge. Ecco cosa ha scritto…

London journal – day 1 (15/03/2020)

Paura, non possiamo fingere di non averne.
Ci hanno detto che ci ammaleremo e che guariremo, ci chiedono di essere forti e continuare a spingere il grande motore economico inglese. Noi lo facciamo, ci alziamo ogni mattina e andiamo a lavorare, non importa se i costumer diminuiscono ogni giorno di più, non fa niente se gli appuntamenti vengono cancellati costantemente, non ha importanza se i nostri colleghi hanno la tosse. Noi dobbiamo lavorare.
Ci hanno detto che si tratta di una strategia, un disegno più grande di noi, non possiamo comprenderlo adesso ma è volto al futuro del nostro paese, la sicurezza economica di una nazione che non può permettersi di fermarsi proprio ora che ha mollato gli ormeggi del porto europeo.
Io però sono qui ADESSO, lavoro a meno di un metro da colleghi e clienti. Vengo guardata di traverso perchè porto la mascherina nella tube, perchè chiedo a chi mi sta intorno di fare uno step back.
Sono italiana e ho paura. Sento i racconti delle persone care nella mia terra natale e ho paura. Vorrei chiudermi in casa insieme a voi, annoiarmi a morte, litigare, ridere e mangiare. Vorrei fare la fila di ore al supermercato e tenere un metro di distanza da tutti. Vorrei chiamare i miei amici su skype e fare brindisi virtuali, raccontarci delle nostre giornate super boring, fare smart working e organizzare dirette live streaming con i dj di tutta Italia.
Vorrei che il paese dove vivo mi proteggesse, vorrei essere importante per questa nazione, vorrei essere considerata una persona. Invece sono una forza lavoro.
Gli inglesi non si sono ancora resi conto della gravità di questa situazione, credono che esageriamo, che i miei genitori stiano “facendo una siesta” chiusi in casa. O forse hanno capito tutto e sono senza un briciolo di cuore e di umanità. Non sono ancora sicura di quale strada abbiano intrapreso.
Non ho conclusioni.
Ho solo paura

London journal – day 5 (20/03/2020)

Incertezza, ne abbiamo così tanta in questo momento che potremmo riempire il mondo. Ansia, depressione, panico, sono tutti stati dell’essere che derivano dall’incertezza di non sapere. Non sapere cosa ne sarà di noi, della nostra impresa, del nostro futuro.
Tutto quello che credevamo sicuro non lo è più. I progetti, le aspettative, tutto saltato.
Cosa possiamo fare adesso?
Resilienza.
Teniamo duro, agiamo nel bene nostro e delle persone che amiamo, pensiamo alla salute di questo pianeta.
Non bisogna avere paura di fare delle scelte perchè questo è il momento in cui giusto o sbagliato non esistono a livello universale, è tutto soggettivo, la decisione è rimandata alla sensibilità del singolo individuo.
In questo momento così delicato ho deciso di fare una cosa impensabile per molti e coraggiosa per altrettanti.
Torno a casa.
Voglio passare questo momento difficile vicina alle persone che amo, finchè non potremo tornare a girare liberi per il mondo voglio essere incastrata sotto lo stesso tetto dei miei genitori, dormendo nel mio letto e abbracciando il mio gatto, perchè loro non li potrò abbracciare comunque per altre due settimane.
Qui lascio il mio cuore, lascio le mie aMiche, lascio il mio lavoro e lascio la mia casa. Lascio la mia vita. Non la lascio a cuor leggero, non la lascio per “scappare” dal virus.
La lascio per innumerevoli ragioni. Ma la fondamentale è una: l’AMORE.

Monza Journal – day 8 (23/03/2020)

Casa. Ci siamo mai veramente chiesti cosa intendiamo per casa? In inglese esistono due parole: house e home, la prima ha un’accezione oggettiva un po’ fredda che descrive le connotazioni fisiche di una struttura abitativa, la seconda fa riferimento a dove vive il nostro cuore, è emozionale e richiama una serie di sentimenti profondi.
Ho sempre considerato la mia casa a Londra “home”, e continuerò a farlo finchè vivrò lì. Ma mi rendo conto che la casa dove sto vivendo in Italia adesso, la casa dove sono cresciuta sarà la mia “home” per sempre, non importa dove vivrò, qui sarà sempre dove mi sento più a casa.
Ho viaggiato per due giorni per arrivare qua, sono stata su due aerei e in tre aeroporti, ho visto militari dell’esercito italiano che imbracciavano i fucili e ci urlavano di tenere un metro di distanza, ho visto poliziotti comprensivi che ci davano indicazioni per affrontare il rimpatrio e altrettanti ignoranti che ci dicevano che saremmo entrati all’inferno e avremmo fatto meglio a rimanere “liberi” di girare per le strade inglesi.
Passare dall’ incosciente Gran Bretagna alla blindata Italia è stato traumatico quel tanto che basta per farmi rendere ancora più conto della gravità della situazione.
Ho fatto tutto ciò che era in mio potere per proteggermi e proteggere le persone che avevo intorno, la mia speranza è che sia stato abbastanza.
Ora vivo in una bolla, confinata nelle mie stanze, non ho potuto abbracciare i miei genitori, non posso stare nella stessa stanza con loro e giro con un disinfettante che uso ogni volta che tocco qualcosa che loro potrebbero toccare, la mia speranza rimane quella che tutto questo sia abbastanza.
Ciò che da qui a 15 giorni succederà mi dirà se sono stata un’irresponsabile a fare questo viaggio, se tutte le precauzioni che ho preso siano state sufficienti o se sono solo una delle tante “mammone” incoscienti che sono tornate in patria.
Però la sapete una cosa? Anche se non posso stare a meno di un metro da loro, anche se non posso toccarli o baciarli, anche se non possiamo abbracciarci, quello che ho visto nei loro occhi quando sono entrata in casa, quello che ho provato vedendoli sani e forti nonostante viviamo nella zona più colpita, quello è il motivo per cui sono qui con loro adesso.
Nessuna persona può capire o giudicare una scelta così se non si trova nella stessa situazione.
Sono a casa e non potrei essere più felice.

 

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Matteo Riccardo Speziali
Chi sono? Matteo Riccardo Speziali, una vita nel cercare di scoprirlo (chi sono) e nel frattempo il raccontare fatti, il ricercare notizie mi tengono molto occupato. Scrivo da sempre e nel 2008 sono tra i soci fondatori di MB News che dirigo. Quando non scrivo (e non dirigo),mi piace leggere, soprattutto gialli, mi piace cucinare (e mangiare) e mi piace correre. Se avete qualche bella storia da raccontarmi o se volete denunciare un fatto chiamatemi 039361411


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