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Monza, vertenza Adidas: i 41 licenziamenti finiscono sul tavolo del Governo

Monza, vertenza Adidas: i 41 licenziamenti finiscono sul tavolo del Governo

25 Febbraio 2020

Si arricchisce di un nuovo tavolo la vertenza Adidas. Che nelle scorse settimane (clicca qui) ha annunciato 41 licenziamenti, di cui 35 a Monza. Dove la multinazionale dell’abbigliamento sportivo ha 277 dipendenti, tutti con mansioni amministrative.

Del destino dei lavoratori considerati in esubero, che verrebbero sacrificati in nome di una “riorganizzazione necessaria – come ha scritto il General Manager dell’Adidas, Franck Denglos in risposta ad una lettera (lettera) firmata da 59 dipendenti italiani del colosso tedesco per garantire alla nostra azienda il suo futuro di leader del mercato ed evitare il rischio di perdere la sua forza storica e solidità”, il 27 febbraio si parlerà, infatti, al Ministero del Lavoro.

Abbiamo ricevuto una convocazione per proseguire in quella sede di discussione il confronto – spiega Matteo Moretti (terzo da destra nella foto in alto), Segretario generale della Filcams (Federazione italiana lavoratori commercio, turismo e servizi) Cgil di Monza e Brianza – ora, infatti, siamo nella fase amministrativa, che dura 30 giorni, della procedura della vertenza, dopo che non è stato raggiunto l’accordo con l’azienda al termine del confronto sindacale durato 45 giorni”.

L’approdo a Roma della intricata questione legata all’annunciato licenziamento dei dipendenti Adidas, la maggior parte, come detto, di stanza a Monza, è la prova che si sta giocando, se così si può dire, una partita importante. In cui, come in un romanzo, si sono già scritti diversi capitoli, ma il finale non è ancora stabilito. Anche perché gli autori di questa metaforica opera letteraria, azienda e sindacati, continuano a posizionarsi su fronti opposti.

LE TAPPE

Roma, in ordine di tempo, sarà solo l’ultimo luogo, chissà se quello definitivo, di una vicenda che si sta trascinando da più di due mesi fa. Era, infatti, il 13 dicembre quando l’Adidas avvia la procedura di licenziamento collettivo per 41 persone, di cui 35 a Monza. La decisione va ad incidere soprattutto sulle attività del credito, da trasferire in Portogallo. Ma prevede anche riduzioni e esternalizzazioni di varie funzioni aziendali.

La reazione dei sindacati è pronta e decisa. Per due motivi fondamentali almeno: il primo è che la scelta della multinazionale dell’abbigliamento appare, agli occhi dei rappresentanti dei lavoratori, incomprensibile. “L’azienda ha risultati molto positivi sia a livello generale che italiano, tanto è vero che ha realizzato un utile di 10 milioni di euro e ha appena aumentato il fatturato del 15 per cento e i dividenti per gli azionisti del 45 per cento” afferma Moretti.

Il secondo motivo di forte contrasto da parte dei sindacati è legato al fatto che i 41 licenziamenti arriverebbero a poco più di un anno dalla ristrutturazione del Gennaio 2019. Quando erano stati lasciati a casa una ventina di lavoratori, che avevano goduto dell’incentivazione garantita dalla procedura di licenziamento messa in atto dall’azienda. E, ora, già si parla di una terza ristrutturazione, che riguarderebbe ulteriormente il Customer Service.

Intanto, per restare alla vertenza attuale, dal 13 dicembre in avanti il confronto tra sindacati e Adidas ha vissuto su binari paralleli. Che si sono intersecati solo negli incontri fissati, per poi allontanarsi immediatamente di nuovo. Il 23 gennaio c’è stata l’audizione davanti alla IV Commissione Attività produttive, istruzione, formazione e occupazione del Consiglio regionale della Lombardia (leggi l’articolo).

In quell’occasione i sindacati, che hanno proposto una serie di alternative ai licenziamenti, da percorsi di training alla riduzione dell’orario di lavoro su base volontaria, fino al ricorso ad ammortizzatori sociali, hanno chiesto  all’assessore regionale al Lavoro, Melania Rizzoli, di convocare un tavolo per aprire le trattative.

Nel frattempo c’è stato un interlocutorio scambio di lettere tra lavoratori ed Adidas (qui i dettagli) e l’interesse per la vertenza dei politici locali di diversi schieramenti. Dal deputato della Lega, il brianzolo Massimiliano Capitanio al consigliere regionale del Pd ed ex presidente della provincia di Monza e della Brianza, Gigi Ponti.

I POSSIBILI SVILUPPI

Se, per il momento, non ci sono novità in grado di modificare il crudo annuncio dei 41 licenziamenti, le due parti in causa sembrano mostrare almeno la volontà di proseguire il dialogo. “Abbiamo ricevuto indicazioni di candidature alle uscite su base volontaria da parte di 27 lavoratori, di cui circa un terzo esterni al perimetro delle 41 posizioni in esubero, su funzioni aziendali che coinvolgono, oltre a Monza, anche Bologna e Roma” annuncia il Segretario generale della Filcams (Federazione italiana lavoratori commercio, turismo e servizi) Cgil di Monza e Brianza.

Per noi tutte le volontarietà devono essere accettate per consentire, insieme ad altri strumenti che si individueranno, una gestione non traumatica della vertenza – continua – attendiamo su questo tema un riscontro da parte dell’azienda nell’incontro di confronto previsto per il 26 febbraio”. Insomma, coronavirus permettendo, probabilmente entro la fine di febbraio ne sapremo di più.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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Barbara Bolzan è nata a Desio, lavora come scrittrice, editor per case editrici e autori, inoltre tiene corsi di scrittura creativa presso i licei della Brianza.