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Monza, nel giardino della Primaria Volta un melograno contro il cancro infantile

Monza, nel giardino della Primaria Volta un melograno contro il cancro infantile

17 Febbraio 2020

La malattia è qualcosa che spaventa, indebolisce e cambia le persone. Qualche volta uccide. E, soprattutto se ad essere colpito è un bambino, la malattia genera commozione e, perfino, indignazione. Purtroppo non si può scegliere di non ammalarsi. Ma tutti insieme, medici, pazienti, famiglie, associazioni, possiamo remare nella stessa direzione, perché la ricerca scientifica e la medicina possano approdare a nuovi metodi di guarigione.

C’è, insomma, un’unione terapeutica alla base dei successi di un sistema sanitario efficiente. E anche della Giornata mondiale contro il cancro infantile. Che, il 14 febbraio, è stata celebrata con l’iniziativa “Diamo radici alla speranza – piantiamo un melograno” anche a Monza. Dove nel giardino della Scuola elementare “Alessandro Volta” si è piantato un alberello di questo frutto che, con i suoi semi, detti arilli, fino a 600 per ogni esemplare, ben simboleggia l’importanza dello stare insieme.

La cerimonia monzese, caratterizzata anche dal dono del Nastrino dorato, simbolo universale della Lotta contro il cancro infantile, è stata curata, come in molte altre città italiane, dalla Onlus Fiagop (Federazione italiana associazioni genitori oncoematologia pediatrica). A piantare il melograno, insieme agli oltre 200 bambini della Scuola Volta e ai loro insegnanti, c’erano anche la Dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo statale “Teresa Confalonieri”, Annalisa Silvestri e la Coordinatrice della Primaria, Marina Bordina.

“In queste occasioni emerge ancora con più chiarezza un grande spirito di amicizia e solidarietà – afferma la Silvestri – sono molto orgogliosa del legame che i bambini creano tra loro e di come la comunità didattica ed educante più in generale si integra con il territorio in cui è inserita”.

Non hanno fatto mancare la loro presenza nel giardino della Scuola Volta il sindaco di Monza, Dario Allevi, l’assessore comunale all’Istruzione, Pierfranco Maffe’ e Giovanni Verga, fondatore ed anima del Comitato “Maria Letizia Verga”. Che è membro della Fiagop e dal 1979 (leggi l’articolo) si occupa di ricerca, cura e assistenza contro la leucemia del bambino. Portando alla guarigione di circa 2mila piccoli malati.

Tanto che oggi nell’innovativo Centro Maria Letizia Verga, profondamente collegato all’Ospedale San Gerardo di Monza, la possibilità di sopravvivenza alla patologia è salita all’85% (vedi la news).

“Da soli si fa poco, io ho trovato medici, ricercatori, operatori sanitari, genitori, volontari e sostenitori che collaborano con me e questo ci ha permesso di raggiungere obiettivi importanti” sostiene Giovanni Verga, un uomo che ha trasformato il dolore per la morte di sua figlia, Maria Letizia, scomparsa a 4 anni colpita dalla leucemia, nella Onlus a lei dedicata, capace di investire ogni anno 800mila euro in ricerca e un milione e 800mila per garantire livelli di cura d’eccellenza.

“La pianta del melograno, quindi, è un simbolo – afferma Verga rivolto ai bambini della Volta – abbiatene cura”. La cerimonia nel giardino della Scuola monzese, che a maggio metterà in scena uno spettacolo teatrale dal significativo titolo “Posso fare qualcosa per te?”, ha impegnato tutti i piccoli alunni in una serie di attività legate al melograno, frutto dotato di ottime qualità antiossidanti.

E così le classi prime hanno realizzato una poesia e un disegno, le seconde una serie di riflessioni sull’importanza dell’aiutarsi e dello stare insieme, le terze delle ricette con il melograno, le quarte hanno prodotto una ricerca scientifica e le quinte hanno studiato il melograno nella storia. Scoprendo che, secondo la leggenda, a piantare la prima pianta fu la dea Afrodite sull’isola di Cipro, mentre il melograno era certamente già conosciuto dagli antichi egizi.

La battaglia contro il cancro infantile, naturalmente, non è ancora vinta del tutto. “Dobbiamo essere vicini al Comitato Maria Letizia Verga che ci rende orgogliosi di ospitare a Monza strutture e laboratori dove i bambini vengono a curarsi da tutta Italia per poi tornare a casa, nella maggior parte dei casi, a ridere, scherzare ed imparare” afferma il sindaco Allevi.

In questo febbraio quasi primaverile il melograno non è stato l’unico albero protagonista all’Istituto comprensivo Confalonieri. Nel giardino dell’altra Primaria, la “Edmondo De Amicis”, venerdì 7 febbraio, infatti, è stato piantumato un ligustro. E’ il gesto che i genitori di Jacopo Abramo, 24enne scomparso a dicembre 2018 per colpa di un male incurabile, hanno deciso di fare per ricordare il figlio, amante dell’ambiente, in uno dei luoghi che frequentava con i suoi amici.

La scelta del ligustro, realizzata nell’ambito di un progetto portato avanti dai genitori di Jacopo attraverso l’associazione ambientalista “Bella Jajo”, che raccoglie fondi anche per la ricerca per la lotta contro il cancro, non è casuale. Il ligustro, infatti, è uno degli alberi maggiormente in grado di abbattere il livello dell’anidride carbonica nell’aria e di favorire, con i suoi fiori, l’aumento dell’impollinazione.

“Bella Jajo”, dopo la Scuola De Amicis e, ancora prima, il bar di via Bertacchi nel quartiere Libertà, pianterà alberi in altri luoghi di Monza. In ricordo di Jacopo. E in nome della tutela e salvaguardia dell’ambiente. Forse anche perché, come diceva la poetessa americana, Leonora Speyer, “gli alberi sono il grande alfabeto di Dio. Con loro Egli scrive, in verde brillante, in tutto il mondo, i suoi pensieri sereni”.

 

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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