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Intervista, presidente del Parco Della Groane: ecco i progetti contro lo spaccio

Intervista, presidente del Parco Della Groane: ecco i progetti contro lo spaccio

3 Febbraio 2020

Da “la grande natura a Nord di Milano” al “bosco dello spaccio”: il Parco delle Groane, 7.700 ettari di terreno semi naturale a nord di Milano, ha una doppia anima. Da un lato area protetta, importante polmone verde dell’alta pianura lombarda, luogo di sport, tempo libero, educazione ambientale e svago; dall’altro luogo di ritrovo di drogati e spacciatori, dal boschetto di Rogoredo fino alla Brianza, un bacino dove la criminalità prolifera, tanto da rendere la linea ferroviaria che costeggia il parco sempre più insicura e temuta.

Interrogato sulla questione, il presidente del Parco delle Groane, Roberto Della Rovere, sottolinea l’importanza di trattare il problema senza ricorrere a scorciatoie semplicistiche: «Iniziamo con lo sfatare un luogo comune. L’ente parco, il suo consiglio di gestione ed io, personalmente, non abbiamo mai sottovalutato o negato l’esistenza di questo problema che, anzi, è sempre stato al centro delle molteplici azioni portate avanti. La riprova del fatto risiede nel fatto che da sempre il Parco è presente sui tavoli istituzionali di coordinamento delle varie Prefetture ed anzi ne è stato il promotore attraverso interventi diretti e progettualità complessive. Il tema dello spaccio come quello della sicurezza (reale e percepita) è estremamente complesso e spesso si scontra con fattori di limitatezze economiche alle quali si cerca di far fronte con azioni comuni e coordinate per sfruttare al meglio le risorse disponibili. È fuori di dubbio che oltre alle doverose azioni di repressione e contrasto del fenomeno, il tema cardine sul quale si deve agire è quello della riappropriazione da parte dei cittadini delle aree sensibili. Su questo crinale l’azione di sostegno alle amministrazioni da parte del Parco è sempre stata altissima e, quando concordata sui tavoli istituzionali, anche oltre le proprie competenze specifiche. Questo perché abbiamo sempre ritenuto che il tema della sicurezza debba avere, specialmente in questo periodo, la priorità e la massima attenzione».

Troppo facile ridurre il Parco a luogo di anarchia e illegalità: sarebbe come cedere l’intera area alla criminalità. «Alle volte abbiamo contestato alcune prese di posizione che tendevano a dare una immagine del Parco come un’area totalmente degradata e senza controllo – precisa Della Rovere -. Spaventare le persone non fa altro che fare il gioco degli spacciatori e di chi vuole usare questo territorio a fini illeciti e illegali. Le zone del Parco coinvolte in queste situazioni di illegalità sono estremamente esigue rispetto alla totalità delle aree tutelate e sono costantemente monitorate e sottoposte al controllo e all’azione delle Forze dell’Ordine». Il problema può essere affrontato anche unendo le forze del Parco con quelle dei comuni: «Un ottimo esempio di sinergia istituzionale è quello che si sta sviluppando sul territorio di Cogliate, dove il comune, il Parco e l’Associazione Nazionale Alpini stanno recuperando un’area degradata per farla rivivere alla sua funzione sociale. Insieme il fenomeno si può ridurre e battere – sottolinea ancora il presidente -, ma dobbiamo avere la consapevolezza che la battaglia sarà lunga e che le armi che dovremo mettere in campo, oltre quelle già citate, dovranno anche essere quelle dell’informazione e dell’educazione perché, in caso contrario, non risolveremmo il problema alla sua radice, che è… la richiesta».

Attualmente il Parco è anche sede di progetti di educazione ambientale che coinvolgono le scuole. Ci sono altre idee o progetti su come renderlo sempre più vivo e frequentato, anche per contrastare l’illegalità?
«Un esempio concreto di come il Parco possa e debba essere parte integrante di una comunità che lo ospita è la sua bellissima sede. Da cinque anni questo spazio recuperato alla sua collettività è diventato centro e motore di socialità. Il primo passo è stato quello di dare uno spazio fisso e continuativo alle associazioni scoutistiche del territorio e non che oramai da anni fruiscono della sede per i loro incontri e attività. Successivamente si è deciso di aprire lo spazio ad oratori e scuole per le loro attività estive convogliando annualmente migliaia di bambini e ragazzi presso la ex Polveriera. Uno spazio è stato poi dedicato ai soggetti più fragili perché affetti da disabilità fisiche e/o psichiche. In ultimo, da tre anni, la sede è diventata anche punto di ritrovo annuale di manifestazioni artistiche e ludiche dedicate agli adolescenti e non».

E non è tutto. «Per il prossimo futuro abbiamo presentato un progetto per il finanziamento di un’ambiziosa idea di recupero funzionale delle strutture militari presenti presso la ex Polveriera – annuncia Della Rovere -. Insediare all’interno di essa un museo permanente del territorio che recuperi quelle tracce storiche presenti, e spesso dimenticate, sarò un omaggio ed una restituzione alla Comunità del Parco che potrà essere utilizzata a fini educativi, di ricostruzione della memoria locale nonché un polo di attrazione per ulteriori utenti visitatori».

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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