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Ex Buon Pastore a Monza, il Comitato: “Una petizione per dire no all’edificazione” - MBNews
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Ex Buon Pastore a Monza, il Comitato: “Una petizione per dire no all’edificazione”

I residenti dell'area storica e monumentale si oppongono al progetto della Bp Real Estate, proprietaria della zona. Previsti palazzi alti oltre 30 metri e l'abbattimento degli edifici esistenti e degli alberi del contiguo Parco.

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Rispettare nella sua interezza, secondo le norme vigenti, l’area del Buon Pastore a Monza. E’ questa la motivazione principale che ha spinto il Comitato di cittadini residenti nella storica zona monumentale e verde, a due passi dal centro del capoluogo della Brianza, a lanciare la petizione “Salviamo l’area del Buon Pastore”.

Antonio Gatti, Giorgio Majoli e Alessandra Rossi, promotori della raccolta firme cartacea, partita ufficialmente il 3 febbraio in un incontro pubblico, proprio sul recupero edilizio dell’ampia zona incastonata tra via Pellettier e via Cavallotti, presso il Centro civico San Carlo-San Giuseppe, si rivolgono direttamente al sindaco di Monza, Dario Allevi e all’assessore comunale all’Ambiente e all’Urbanistica, Martina Sassoli.

Su un ipotetico banco degli imputati c’è il progetto di edificazione dell’area dismessa costituita da Villa Angela, dalla Chiesa panottica e altri edifici, circondati da oltre 20mila metri quadrati di Parco secolare fatti di alberi monumentali e piante di pregio.

A presentare il progetto è stata nel gennaio 2019 la Bp Real Estate srl, società che ha acquistato l’area del Buon Pastore nel 2004, quando la congregazione delle suore di Nostra Signora di Carità del Buon Pastore, a cui apparteneva la fondatrice dell’Istituto religioso, Giuseppina Milani, ha deciso di cedere ad un privato il complesso dopo circa 150 anni di gestione.

IL PROGETTO

Secondo gli intendimenti della Bp Real Estate, che nel marzo scorso si è vista approvare in via preliminare il proprio progetto dalla Giunta comunale con la Delibera n.81 (Testo), dovrebbe prevedere 4 condomini, dai 5 ai 10 piani, di altezze variabili fino a 32 metri, per un totale di 239 appartamenti e oltre 350 box. Con l’eliminazione degli edifici storici e degli alberi secolari del Parco, un’area verde a bosco vicina al centro, caso unico a Monza. Al cui posto dovrebbero essere impiantati alberi da frutta.

Il tutto nonostante nel 2005 la  Soprintendenza abbia sottoposto a vincolo il complesso monumentale  e nel 2018 il TAR ha rigettato il ricorso presentato, proprio su questo punto, dalla proprietà privata dell’area Buon Pastore.

“La parte storico monumentale sarà restaurata secondo i canoni artistici ed a fianco verranno costruite palazzine di altezze superiori alla Villa Angela in deroga al PGT vigente – si legge nel testo della petizione del Comitato – la chiesa panottica verrebbe restaurata e, secondo le linee guida del Comune, destinata a centro commerciale, in totale contrasto con il D.lgs n. 42 del 2004, secondo il quale i beni culturali non possono essere adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico”.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Ne è passato di tempo a Monza da quando l’area del Buon Pastore, nel cuore del quartiere Triante, ospitava antiche cascine, poi una Villa nobiliare ed, infine, un istituto religioso con residenze per ragazze in difficoltà e senza famiglia. Con una parentesi, nei decenni scorsi, di alcune aule scolastiche di diversi istituti di Monza, in ultimo la succursale dell’Itc Mosè Bianchi.

Alla fine di questo percorso, illustrato da Daniele Cappelletti, esperto della storia di Triante, nell’incontro organizzato nel Centro civico di via Silva da Rita Caldarelli, coordinatrice della Consulta Triante in collaborazione con Sergio Visconti, coordinatore di quella di San Carlo-San Giuseppe, c’è solo una crescente decadenza. Che coinvolge tutto il complesso. In particolare Villa Angela, il cui tetto è quasi del tutto crollato e la chiesa panottica.

Le conseguenze della costruzione degli edifici, previsti dal progetto presentato circa un anno fa dalla Bp Real Estate, rischiano di andare oltre a quanto, per il momento, scritto su carta. “L’operazione edilizia provocherà un aumento del traffico veicolare e dell’inquinamento acustico e ambientale in una zona già critica da questo punto di vista – sostiene l’ingegner Antonio Gatti, referente del Comitato Buon Pastore – in cambio il Comune andrebbe a guadagnare un milione e 900mila euro dagli oneri di urbanizzazione e avrebbe chiesto la costruzione di una palestra per rotellistica in luogo da definire”.

L’INCERTEZZA

Negli ultimi mesi la vicenda del recupero del Buon Pastore si è tinta, in un certo senso, di giallo. Il mistero riguarda il nuovo progetto che a Novembre 2019 la proprietà privata dell’area avrebbe presentato alla Soprintendenza, ma non depositato in Comune.

“La novità sarebbe che non si abbattono più gli edifici storici esistenti e si costruiranno ‘solo’ 3 palazzi, ma due di 12 piani e uno di dieci – spiega Gatti – in questo modo non si cambia la sostanza perché il numero di appartamenti sarebbe lo stesso e anche gli effetti negativi su tutta l’area”.

 

Ad aumentare la nebbia sul futuro del complesso monumentale e naturalistico nel quartiere Triante, a dicembre 2019 c’è l’improvviso trasferimento a Brescia di Luca Rinaldi, ormai ex Soprintendente Archeologia, belle Arti e Paesaggio della Lombardia Occidentale. Che pubblicamente aveva espresso il rifiuto all’abbattimento degli edifici esistenti e degli alberi monumentali e di pregio al Buon Pastore. Mostrandosi anche contrario alla costruzione di palazzi di 10 piani.

Al posto di Rinaldi è arrivato, proprio da Brescia, Giuseppe Stolfi. Che si è insediato da pochi giorni al vertice della Soprintendenza della Lombardia Occidentale. “Il 6 dicembre abbiamo fatto richiesta agli atti sul nuovo progetto presentato dalla Bp Real Estate e abbiamo anche chiesto di conoscere il parere del nuovo Soprintendente – spiega Giorgio Majoli, il portavoce del Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni di Monza e referente di Legambiente Monza – non abbiamo ancora avuto risposta su nessuna delle due cose”.

LE PROSPETTIVE

In attesa degli ulteriori sviluppi della vicenda, nell’incontro del Centro civico S.Carlo-San Giuseppe, come già a novembre scorso nel Centro civico Triante (leggi l’articolo), è stata presentata un’idea alternativa di recupero del Buon Pastore. Si tratta di una Biblioteca civica moderna, un progetto, elaborato come studio didattico dalla professoressa Paola Galbiati e dai suoi studenti del Politecnico di Milano.

La struttura polifunzionale, attraverso il riutilizzo delle strutture esistenti  e il mantenimento delle attuali volumetrie, sarebbe integrata con l’area verde circostante e presenterebbe un accesso rialzato nell’attuale Chiesa panottica. Uno spazio utile per incontri, consultazioni libere di volumi e documenti, mostre temporanee, postazioni Internet, a cui si accompagnerebbero anche un auditorium e una sala conferenze.

Per il Comitato Buon Pastore e la Consulta Triante questa dovrebbe diventare una battaglia di tutta la città di Monza. A partire dalla confinante area degli Artigianelli. Che dall’Istituto all’architettura della Chiesa, fino alla famosa Grotta di Lourdes, ormai scomparsa, presenta delle affinità elettive con il complesso del Buon Pastore.