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Erasmus, da Vimercate alla Romania: l’inclusione sociale degli studenti va di corsa

Erasmus, da Vimercate alla Romania: l’inclusione sociale degli studenti va di corsa

25 Febbraio 2020

Seminare è un’operazione che richiede costanza e pazienza. Qualità, probabilmente, dal sapore antico in un mondo che viaggia a grande velocità. E troppo spesso rischia di lasciare indietro persone e contenuti.

Tutto il contrario di quello che vuole ottenere, con una semina simbolica, ma negli intenti significativa, il Liceo Scientifico Statale “Antonio Banfi” di Vimercate. Che, in collaborazione con la Rete Europa e l’Ambito Territoriale di Monza e Brianza, ha organizzato un evento di disseminazione per “Run from one country to another”.

IL PROGETTO

Si tratta di un progetto Erasmus+ KA229, cioè un partenariato per scambi tra scuole (clicca qui). In questo caso di due Paesi. Perché il Liceo Banfi di Vimercate ha avuto come partner il Technical College “N.V.Karpen” di Bacau, in Romania.

Due i Paesi e le scuole coinvolte, 18 i mesi di durata del progetto, dall’1 settembre 2018 al 29 febbraio 2020, unica la base di partenza: utilizzare lo sport e l’attività fisica come veicoli preferenziali per permettere ai giovani di acquisire un maggior livello di inclusione e condivisione oltre ad aumentare le proprie competenze trasversali. Con l’obiettivo finale, per gli studenti innanzitutto, di stare bene con se stessi e con gli altri per una società migliore. Da cittadini attivi e consapevoli.

“Siamo partiti dalla scelta del tema, poi abbiamo individuato le priorità nell’aumento dell’inclusione sociale, nell’acquisizione delle competenze di base e nel rafforzamento del profilo professionale del docente” spiega la docente Fernanda Amodeo, referente di “Run from one country to another” per il Liceo Banfi, nel corso dell’evento di disseminazione che si è tenuto a Monza nell’Aula Magna del Liceo Classico e Musicale “B. Zucchi”, scuola capofila della Rete Europa.

GLI STUDENTI

“Il progetto, che ha coinvolto una classe intera per ognuno dei due istituti partner, per complessive 50 persone, ha poi dato vita ad una serie di attività sportive in senso ampio – continua – dall’orienteering al geocaching nel Parco di Monza, dall’attività fisica prima di iniziare le lezioni al trekking in montagna, dalle tecniche di yoga, meditazione e benessere ad un metodologia di approccio ambientale, quindi calata in contesti all’aperto (Presentazione)”.

Il tutto, grazie anche al finanziamento europeo di 24mila euro previsto in questo caso nell’ambito del programma Erasmus+ KA229, in un’ottica di mobilità. Che ha permesso alla delegazione italiana e a quella rumena di essere ospitati per alcuni giorni l’uno nel Paese dell’altro.

“C’è stato anche uno scambio e una condivisione culinaria che ci ha permesso di apprezzare la diversità della Romania, un Paese poco conosciuto in Italia o, comunque, additato in una maniera tendenzialmente negativa – racconta un gruppo di studentesse dell’attuale 3° B del Liceo Banfi – l’esperienza più significativa è stata probabilmente in montagna perché, al di fuori della realtà scolastica, abbiamo potuto fare giochi che ci hanno consentito di fare amicizie”.

I RISULTATI

Nei quasi due anni di durata complessiva di “Run from one country to another”, che all’evento di disseminazione ha visto la presenza anche di Rosalia Natalizi Baldi, Dirigente scolastica del Liceo Zucchi e Antonella Corrado, referente della Rete Europa, le attività del progetto hanno tratto linfa vitale anche dalla tecnologia. “C’è stata la realizzazione di video, tutorial, ebook, audioguide, materiali di training course – spiega Amodeo – i contatti tra i due partner sono stati mantenuti anche tramite Skype e parzialmente eTwinning, una piattaforma per lo staff delle scuole che partecipano ad Erasmus+”.

I risultati del progetto, che ha avuto anche il supporto operativo di Caterina Runfola, europrogettista, valutatrice e referente dell’Ufficio scolastico Regionale della Lombardia, sono tangibili e intangibili. “Si vedranno nel tempo sia per gli studenti che per i docenti, anche se ora, come ultima parte del progetto, faremo un report e lo metteremo sulla piattaforma – afferma la docente dello Banfi – la disseminazione, insomma, non finisce qui”.

LE PROSPETTIVE

Che “Run from one country to another” possa e debba produrre effetti nel tempo lo dimostra anche il dibattito ancora in corso sul futuro della classica educazione fisica come disciplina didattica. “C’è bisogno di ripensare questo insegnamento non più come scopo, ma come strumento per raggiungere i traguardi di competenza previsti dal piano formativo” sostiene il Prof. Cosimo Scaglione, Referente delle Attività per il benessere psico-fisico degli alunni dell’Ambito Territoriale di Monza e Brianza.

“D’altro canto, come confermano anche gli studi delle neuroscienze, sono ascrivibili all’area motoria non solo benefici fisici, ma anche cognitivi e psichici – continua – dal miglioramento nella capacità di gestire lo stress al pensiero creativo, dalla capacità di affrontare il cambiamento e la complessità al miglioramento della memoria e dell’umore, fino al cooperative learning”.

Sulla strada di una scuola più lungimirante, anche grazie ad una progettazione europea supportata da Erasmus+, ci sono opportunità da cogliere e criticità da superare. “Il Pon (Programma operativo nazionale) Scuola nel periodo 2014-2020 ha finanziamento con circa 3 miliardi di euro un numero in crescita di progetti, soprattutto quelli di partenariato strategico – afferma Giancarlo Sala, Dirigente scolastico del Liceo Banfi di Vimercate – persiste, però, una difficoltà nella programmazione, tanto che la percentuale di rinunce e revoche, sul totale dei progetti autorizzati, è piuttosto alta”.

“Occorre una funzione di counselor e tutoraggio e, in questo senso, è positiva l’esperienza della Rete Europea – continua – bisogna sgravare l’eccessivo carico di lavoro che, soprattutto sulla parte di rendicontazione, si scarica sulle segreterie delle scuole”. Insomma, dopo la prima semina, i frutti si cominciano a vedere. Ma ne devono arrivare altri per festeggiare un buon raccolto.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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