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Arcore, "Nella vicenda Asilo San Giuseppe si sono persi di vista i bambini"

Arcore, “Nella vicenda Asilo San Giuseppe si sono persi di vista i bambini”

10 Febbraio 2020

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera scritta da Elena Focardi, rappresentante dei genitori all’Asilo San Giuseppe di Arcore, che fa una riflessione su quanto sta accadendo alla struttura.

“Scrivo questa lettera dopo le 3 settimane più pesanti della mia vita per me e per la mia famiglia, nelle quali ho preferito il totale silenzio, al fine di rimanere più concentrata sulle cose importanti. Mi chiamo Elena Focardi, sono madre di 4 figli tutti al San Giuseppe, scuola che ho scelto una volta e ri- scelto altre 3 per il percorso didattico, la professionalità, la cura e l’attenzione ai bambini, ma anche per l’amore e la comprensione che ho ricevuto come madre. Oltre a essere madre sono una lavoratrice pendolare, moglie e rappresentante dei genitori e credo che in tutta questa vicenda che ruota intorno all’Asilo San Giuseppe, si stia perdendo il punto di vista fondamentale, i bambini.

Ogni volta che esco ad orari assurdi dalle riunioni del Consiglio di amministrazione, alla mia sinistra, proprio sul muro dell’asilo leggo :“Chi non dà importanza all’infanzia non crede nel futuro” e mi salgono le lacrime a pensare che sto dedicando la mia vita e tutto il mio tempo libero a una scuola di cui non interessa a nessuno se non per il valore dell’immobile, dei debiti, del numero di bambini e dipendenti, residenti e non residenti di politica e complotti. L’Asilo è diventato un fatto di numeri, non di didattica, crescita, responsabilità e famiglia. Numeri e proclami.
Passando per il paese tra messaggi del sindaco e di opposizione non ho mai letto una parola verso i bambini.
Sono trattati alla stregua di “pacchetti postali” come se la scelta di una scuola sia la catalogazione di un pacco in un magazzino piuttosto che un altro.
I bambini, che in questi giorni difficili vedono le loro insegnanti che pur mantenendo la consueta professionalità, sono tristi, spaventate, preoccupate e cercano di capire perché la loro giornata non sia più scandita dai laboratori che rappresentano uno dei pilastri della didattica e perché i loro genitori parlano tra di loro a piccoli gruppi anziché chiedere loro com’è andata la giornata.
A scuola si respira l’aria plumbea e pesante di un temporale inaspettato in una calda giornata d’estate.
Sembrano lontani quei giorni in cui si entrava e ti sentivi a casa, in un porto sicuro, dove lasciare i bambini con serenità. Perché ovviamente non c’è più serenità, come potrebbe? E i bambini, che vedono e sentono tutto, sono “elettrici”, agitati, arrabbiati, percepiscono il disagio dietro ai sorrisi, le preoccupazioni negli occhi lucidi, l’ansia del domani e anche loro si chiedono se la maestra ci sarà il prossimo anno o se devono cambiare scuola, sono andati a vedere altre scuole perché forse, non si sa, per loro qui non c’è più un posto.
Certamente far cambiare scuola ai propri figli non è una tragedia, ma perché far precipitare un’intera comunità nel panico? E anche io, alla quale tanti si rivolgono con la speranza di una risposta, non ho ancora nessuna risposta ma solo tante domande di cui la prima tra tutte è: ma come è possibile essere arrivati a tanto? Davvero era necessario?
Con questa lettera che viene dal cuore, da rappresentante dei genitori e da mamma, chiedo a tutti di iniziare a guardarci negli occhi e dirci parole di supporto, al posto di limitarci ad affermare che “la domanda tra scuole private e pubbliche per l’anno prossimo è coperta”.

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Fonte Esterna
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