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Teodolinda, la timida ragazza che divenne regina

Teodolinda, la timida ragazza che divenne regina

10 Gennaio 2020

Come la semplice figlia di un Duca bavarese divenne lo scudo di un popolo che in quel momento si sentiva bisognoso di protezione. L’origine romanzata di una delle figure più affascinanti della storia di Monza.

Il giovane re Longobardo Autari era in attesa di farsi annunciare. Aveva deciso di presentarsi lui stesso al cospetto del Duca di Baviera Garibaldo per conoscerne la figlia. Ovviamente non era degno di un sovrano percorrere così tanta strada per quello scopo. Di solito si mandavano ambasciatori che avrebbero siglato l’accordo tra le parti, per poi descrivere al sovrano l’aspetto della ‘’futura regina’’. Il matrimonio a quei livelli era prettamente una questione politica. E il giovane re lo sapeva. Però aveva una forte curiosità, e non a torto: si parlava gran bene della figlia di Garibaldo, sia per l’aspetto fisico, sia per il suo carattere. Così decise di partire dalla sua sede di Pavia, attraversare le Alpi e dirigersi verso la Baviera.

Non potendo presentarsi in veste regale, ci andò in incognito, fingendosi uno qualunque tra gli ambasciatori.

Finalmente, dopo un’interminabile attesa, il suo momento arrivò.

Lui la osservava, mentre lei con eleganza scendeva le scale. Fu stregato da quel movimento e quando lei si avvicinò, sarà stato il suo effluvio, la sua voce, la sua femminilità, fatto sta che la folgorazione fu totale.
Il giovane re pensò quindi ad una scusa per avere un contatto diretto con lei. Si rivolse quindi al Duca Garibaldo che le stava accanto: “Ho bisogno che Vostra figlia ci serva un calice di vino. Vorrei vedere la sua dimestichezza con questo gesto che sarà apprezzato a corte”.

All’epoca la cavalleria in senso moderno non esisteva, ma la scusa acchiappò. La ragazza versò prima il vino al reale ambasciatore, poi guardò negli occhi il giovane re camuffato, e con un lieve movimento riempì il suo calice. Prima che ebbe finito di versargli il vino, lui ebbe il tempo di toccare con dolcezza il braccio di lei, e in breve tempo il gesto si trasformò in una prolungata carezza.

La ragazza arrossì e con fatica staccò lo sguardo dal suo nuovo spasimante.

Non si sa se riconobbe subito la sua vera identità, ma l’amore trionfò fin dall’inizio.

Un amore destinato a rimanere nella storia.

Per lo meno, destinato a far entrare la ragazza nella storia. Perché la timida giovane aveva un nome che si sarebbe rivelato un ottimo presagio. Significava ‘’tiglio del popolo’’ e loro, i Longobardi con i tronchi di tiglio facevano gli scudi.

Dolce come la resina del tiglio, ma anche forte nel proteggere il proprio popolo. Solo una persona poteva essere così, solo lei, ed infatti divenne una regina molto amata: la regina Teodolinda.

Articolo di Roberto Colombo

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