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Monza, vertenza Adidas: sui 41 licenziamenti l’azienda risponde picche ai lavoratori

Monza, vertenza Adidas: sui 41 licenziamenti l’azienda risponde picche ai lavoratori

30 Gennaio 2020

Una volta, magari in altre forme ancora oggi, esistevano i cosiddetti “penfriend”, cioè amici di penna. Che, in genere separati da molti chilometri, mantenevano a lungo un rapporto epistolare, spesso anche molto stretto.

Certamente i 59 dipendenti italiani dell’Adidas, firmatari della lettera inviata a Kasper Rorsted, amministratore delegato della multinazionale tedesca, in cui chiedevano di recedere dai 41 licenziamenti annunciati, di cui 35 a Monza (leggi qui), non aspiravano a tanto. Ma nemmeno si aspettavano la categorica risposta, pervenuta sempre via lettera, a firma del General Manager dell’Adidas, Franck Denglos.

L’AZIENDA

“Siamo tutti consapevoli che la riorganizzazione in corso ha un impatto su alcuni dei nostri dipendenti che perderanno il lavoro – scrive Denglos – ma questa riorganizzazione è necessaria per garantire alla nostra azienda il suo futuro di leader del mercato ed evitare il rischio di perdere la sua forza storica e solidità”.

Parole che non sembrano lasciare molti spiragli ad una trattativa tra le parti in causa. Una doccia fredda che arriva pochi giorni dopo l’audizione davanti alla IV Commissione Attività produttive, istruzione, formazione e occupazione del Consiglio regionale della Lombardia, a cui avevano partecipato l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori (vedi la news).

La delocalizzazione delle attività del credito, da trasferire, secondo quanto annunciato dal colosso tedesco dell’abbigliamento sportivo, in Portogallo, appare, dunque, irreversibile. Così come riduzioni ed esternalizzazioni di varie funzioni aziendali. Con il “sacrificio”, figlio di un almeno discutibile piano industriale, di 41 persone, di cui 35 a Monza, dove l’Adidas ha 277 dipendenti, tutti con mansioni amministrative.

“Abbiamo avviato la procedura di licenziamento collettivo a tempo debito e nel rispetto della legislazione italiana e le consultazioni con voi e i sindacati esterni sono ancora in corso – scrive Denglos nella missiva inviata ai rappresentanti dei lavoratori – qualsiasi ulteriore discussione sugli effetti della riorganizzazione sui nostri dipendenti deve essere svolta nell’ambito delle consultazioni in corso, nel rispetto della legge”.

I SINDACATI

La replica alla lettera del General Manager dell’Adidas non s’è fatta attendere. Anche per ribadire la richiesta di utilizzare strumenti di ammortizzazione sociale conservativi dell’occupazione, di ricorrere alle uscite volontarie, alla riduzione dell’orario di lavoro, sempre su base volontaria e di discutere un nuovo piano industriale.

“Riteniamo ancora più urgente la convocazione da parte istituzionale di Adidas poiché è inaccettabile che la multinazionale tedesca – afferma Matteo Moretti (al centro nella foto in alto), Segretario generale della Filcams (Federazione italiana lavoratori commercio, turismo e servizi) Cgil di Monza e Brianza – che vede crescere il fatturato in Italia del 15%, che dichiara il 2019 come un anno da record, dichiari che i licenziamenti per spostare attività, svolte brillantemente da lavoratori italiani, in Portogallo, tramite nuove assunzioni, siano l’elemento che garantisce il buon andamento aziendale”.

“La preoccupazione per le prospettive future, in virtù dei rumors su nuove ristrutturazioni – continua – ci impone di agire con la massima responsabilità nel rivendicare un piano industriale che garantisca delle prospettive alle centinaia di lavoratori e lavoratrici”.

LA POLITICA

In attesa di capire se le istituzioni locali, Regione in primis, scenderanno in campo, probabilmente convocando nei prossimi giorni un tavolo per la trattativa tra azienda e lavoratori, la vertenza Adidas è arrivata anche in Parlamento. A sollevarla è stato il deputato della Lega, il brianzolo Massimiliano Capitanio (nella foto in basso).

“La rigidità dei vertici di Adidas è inspiegabile – afferma l’onorevole – non solo si sono decisi dei licenziamenti malgrado i numeri dicano che il fatturato in Italia è in crescita, ma si chiude una porta alle legittime richieste dei dipendenti di ricorrere agli ammortizzatori sociali”.

“La scelta di delocalizzare la produzione in Portogallo è una pessima scelta strategica che mortifica le altissime professionalità dei dipendenti, ma è anche un errore di marketing – continua – se Adidas non crede nell’Italia, gli italiani crederanno meno in Adidas”. La vicenda dei lavoratori italiani del colosso tedesco dell’abbigliamento sicuramente continuerà a far parlare. Ma quale saranno le prossime puntate?

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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