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Briosco, nei boschi la macabra scoperta: una volpe legata ad un albero

Briosco, nei boschi la macabra scoperta: una volpe legata ad un albero

17 Gennaio 2020

Non è stata certo una passeggiata di piacere quella di Chiara Giaimo che, ieri mattina, camminando nei boschi tra Briosco e Capriano, si è imbattuta in una scena raccapricciante: una volpe morta e lasciata appesa ad un albero. Le foto dell’animale, scattate e poi pubblicate dalla ragazza per denunciare l’accaduto, hanno creato non poco sgomento e acceso il dibattito tra chi sostiene sia una pratica in usanza ai cacciatori per ‘eliminare’ un animale pericoloso e chi invece condanna un atto di tale crudeltà. Al momento, però, non si conoscono ancora le dinamiche dell’accaduto: la brioschese, con un forte spirito animalista, a seguito della scoperta si è premurata di portare in un luogo sicuro l’animale e allertare Vigili ed Enpa che stanno già effettuando tutte le verifiche del caso.

Si riapre un vecchio dibattito: caccia sì, caccia no?

Al momento non è ancora chiaro se l’animale sia morto per cause naturali oppure sia stato  vittima di un cacciatore, quel che pare essere certo – secondo quanto riportato da diversi residenti – è che nella zona boschiva in cui la brioschese ha fatto la macabra scoperta non vige alcun divieto di caccia e pare che, quella di appendere la carcassa della volpe una volta uccisa, sia in uso ai cacciatori: qualcuno dice per evitare che l’animale, portatore di malattie come la rabbia, restando a terra possa infettare altri predatori o magari cani domestici; altri invece sostengono che sia un’usanza per “segnalare” il proprio territorio di caccia.

Queste, ovviamente, sono tutte ipotesi. Le risposte, su quanto accaduto, verranno date a seguito degli accertamenti che gli Enti preposti stanno già portando avanti.

“Già il gesto di uccidere un animale, libero nel suo habitat è ignobile, ma appenderlo volutamente ad un albero, e poi lasciarlo lì per chissà quale ragione, è scioccate – commenta Chiara Giaimo – mi auguro che il colpevole paghi”.

Intanto, la prima dura condanna è già arrivata: quella sui social. Le foto condivise hanno infatti catturato l’attenzione di centinaia di cittadini che, nel commentarle, non si sono trattenuti nell’esprimere il proprio sgomento e la propria indignazione.

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Melissa Ceccon
Laureata in Lingue e Letterature Straniere alla Cattolica di Milano. Mamma e moglie. Scrivo sempre e da sempre: nel 2008, il mio primo articolo di cronaca locale. Da allora, non ho più smesso. Sul web racconto anche di libri e di mamme. Nella mia borsa non mancano mai: un romanzo, una penna, un blocco per gli appunti e lo smartphone per catturare immagini e video delle notizie più interessanti.


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