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Monza Maestoso. I negozianti del quartiere: "Rischiamo di chiudere tutti"

Monza Maestoso. I negozianti del quartiere: “Rischiamo di chiudere tutti”

6 Dicembre 2019

C’è anche la protesta. Che parte dal basso. Al centro della polemica il nuovo “Monza Maestoso”, il mercato coperto targato Iper nato sulle ceneri dello storico ex cinema. «Un cane che si morde la coda. Aprite le aziende, non i superstore», si legge online, tra centinaia di commenti alcuni dei quali dai toni piuttosto aspri. «A rischio sono le attività di quartiere e i piccoli negozi oberati dalle tasse».
Questi sono solo alcuni dei commenti che hanno accompagnato l’uscita del nostro articolo sull’inaugurazione del nuovo Iper.

La protesta online e in particolare in Facebook è scatenata, come spesso accade. Ma il nuovo maestoso fa davvero così paura? Abbiamo intervistato alcuni commercianti del quartiere per avere il polso della situazione, per avere il loro punto di vista.
«Una linea comune non c’è, ma un po’ di preoccupazione è inevitabile – confessano. – Non solo sul tema della concorrenza tra le attività, ma anche su parcheggi e viabilità». La riqualificazione dell’area dismessa è un valore, soprattutto per chi ci abita, ma la nuova grande attività incute timore al commercio al dettaglio.

«Sulla strada ogni giorno ci sono controlli – ci raccontano al “Ramazzotti20Caffè“, un bar che sorge a 500 metri dal nuovo Iper – e i posti auto sono talmente pochi che alcuni clienti non trovano nemmeno un buco per passare a prendersi un caffè senza il rischio multa. Adesso il traffico aumenterà e il Maestoso ha a disposizione 400 posti auto gratuiti per le prime due ore. Loro hanno tutto il diritto di aprire, ma personalmente mi aspettavo più tutele».

Le proteste: “Nessuno ci ha avvisati, non siamo stati coinvolti”

Incontriamo i commerciati la mattina di giovedì 5 dicembre, in concomitanza con l’apertura ufficiale del Maestoso. Per parcheggiare al nuovo Iper una fila di macchine che arriva fino al San Gerardo.

«I primi sono arrivati già un quarto d’ora dopo l’avvio – ci raccontano gli operatori che intercettiamo fuori dalla struttura e indirizzano il traffico interno – ma il grande boom è già iniziato alle 9. Il parcheggio superiore è al completo e chi arriva viene indirizzato al sotterraneo. Insomma: c’è tantissima gente e siamo solo alle prime ore».

A poche centinaia di metri dal Maestoso c’è via Ramazzotti. Al numero 24 si trova “Met80” il ristorante di Mirko Grassi. Mirko, dopo anni di esperienza nell’ambito della ristorazione, ha aperto il suo ristorante nel capoluogo di provincia, e ora si sente “tradito” da quella stessa amministrazione che in questi anni ha sempre sostenuto. «Un colpo basso. Temo che il nuovo Iper distruggerà molte attività che operano nell’ambito della ristorazione. Ho provato a spiegare le mie perplessità sul Maestoso con un post su Facebook e ho litigato con mezzo mondo. Non giochiamo ad armi pari, questo è il tema. Noi contro un colosso come l’Iper quali possibilità abbiamo? E c’è dell’altro che mi fa arrabbiare: non siamo stati informati dei punti ristoro, nessuno ha mai coinvolto i commercianti sull’apertura del centro. All’inizio pensavamo tutti fosse solo un supermercato. Da solo non ha senso protestare, ma se come commercianti volessimo fare qualcosa per manifestare il nostro disappunto, io ci sono».

E’ della stessa opinione Massimo Gariboldi gestore del  “Ramazzotti20Caffè“. Massimo ci racconta che il bar è un’attività storica fondata nel 1983. Lui l’ha presa in gestione nel 2010 e negli ultimi anni ha avviato un’operazione di ristrutturazione dai costi elevati, da cui ancora deve rientrare. «Noi abbiamo il nostro giro di clientela – esordisce – ma sento di avere poche tutele in questa situazione. Ci sono state tante attività qui in zona, alcune poco serie che fanno sempre la stessa cosa: aprono, chiudono, riaprono, si reinventano. Noi abbiamo continuato a lavorare nel tempo, pur con le difficoltà. Questo è stato premiato? No. E adesso la situazione un po’ ci preoccupa. Ovviamente queste sono le regole di mercato: se hanno tutto in regola nessuno può impedirgli di aprire, ma forse qualche paletto andava messo».

Ad ognuno il suo. Il Maestoso può portare clienti anche a noi

Si respira tutt’altro clima, invece, nei bar in direzione via Lissoni, che ci spiegano: «gli orari di apertura differenziati aiutano a ritagliarci il nostro spazio».

«La nostra attività – ci racconta Loredana Tabucchi della tavola fredda “Derby“, in via Ponchielli – apre molto prima del Maestoso, più o meno alle 6.30 del mattino. I clienti vengono qui a fare colazione, ci conoscono, scambiano due chiacchiere con noi e poi inizia la giornata lavorativa. Il nuovo Iper ci toglierà dei consumatori? Forse. La nostra sfida allora sarà capire come attirarne di nuovi. Però è molto positivo il lavoro di riqualificazione dello spazio».

«Di come vanno gli affari, ne riparliamo tra una settimana – commenta Tanya Bonafede del “Bar Bellini“. – Per ora penso che la colazione sia ancora un punto di forza dei bar: c’è una bella differenza tra prendere un caffè qui, oppure tra gli scaffali di un supermercato. Poi è vero anche che oggi il Maestoso si gioca la carta “novità”: tutti vogliono andarci, io compresa, ma vedremo i numeri una volta passato il boom iniziale. Poi è vero che noi abbiamo il tabacchi, lì non c’è: anche questo può essere un elemento forza per noi».

Tra i commercianti c’è anche chi è entusiasta del nuovo Iper. In primis i proprietari di “Lupetta 1992“, che fa pizze al trancio e gastronomia. «Sono 45 anni che sono in questo settore – spiega il gestore, Calvio Cesari. – Prima a Milano e ora a Monza, da circa un anno e mezzo. Resiste chi sa fare il proprio mestiere, chi ha la professionalità. Anzi, vi dico di più: sono felicissimo per l’apertura di questo nuovo centro. Arriveranno tante persone e ognuno potrà liberamente scegliere dove mangiare. Il tema centrale qui mi sembra quello dei parcheggi: sono pochi per loro e per noi. Ma è un problema ben più antico del Maestoso. E riguarda tutto il territorio».

Alcune attività già in crisi

Se per molti è ancora presto per parlare di futuro, c’è chi invece ha le idee ben chiare e non risparmia critiche sul lavoro di riqualificazione messo in atto dall’amministrazione. «Qualcuno ha parlato del Maestoso come luogo di incontro. Se l’incontro è al centro commerciale, fatemi dire che la politica ha fallito».

«Preferisco non dire il mio nome – prosegue – ma se vogliono possono venire nel quartiere a confrontarsi con me e non negherei niente, anzi ne parlo con i miei clienti. Noi chiuderemo, so che è così. La verità è che non c’era l’esigenza di questo nuovo centro. Sarà una mazzata per tutti i negozi piccoli come il mio che fanno pane e pasticceria di qualità e hanno dei costi fissi elevati. Qualità del lavoro e qualità dei prodotti, è questo di cui vi voglio parlare. E quella non è mai in saldo. Si poteva fare altro, si è scelto questo. E in tanti siamo senza speranze».

E, intanto, il dibattito sulle esigenze del quartiere continua anche sui social. «Parchi, verde, piste ciclabili, centri di cultura artistica e giovanile. Questo è riqualificare – si legge tra i commenti ad un articolo di MBNews. -Ma va bene così, se le persone vogliono girare come zombie, mangiando cibo spazzatura fanno bene. Povera Italia».

 

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Agnese Zappalà
Agnese Caterina Zappalà, classe 1993. Laureata in Musicologia e Beni Culturali tra Italia e Francia e diplomata all’ISPI di Milano in Affari Europei, adesso studio Storia Politica all’Università degli studi di Pavia. Mi piace scrivere, entrare a contatto con le persone e raccontare le storie che mi emozionano. Leggo tanto, soprattutto i grandi classici della letteratura. Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping esagerato.


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