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Monza, è morta Lady Colmar: l’addio a chi elevò nel mondo il nome della città

I funerali di Giuseppina Galliani Colombo, 96 anni, si sono tenuti al Duomo di Monza. Basilica gremita. Oltre alla famiglia, molti dipendenti dell'azienda e, tra gli altri, il sindaco Allevi.

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Una cerimonia senza tanti fronzoli, ma con il composto dolore di chi ha condiviso con lei tanti anni di vita. In azienda e fuori. L’ultimo saluto a Giuseppina Galliani Colombo, moglie di Angelo Colombo, patron della Colmar scomparso nel 2010, ha rispecchiato i valori di una famiglia imprenditoriale abituata a lavorare a testa bassa, quasi nel silenzio. Lady Colmar, morta a 96 anni il 15 novembre, non poteva che andarsene così. Tra poche parole e molti fatti.

E i suoi funerali, celebrati da Don Carlo Crotti nel Duomo di Monza, hanno dato la plastica visione della dignità di chi è stata una donna pioniera, con un ruolo chiave nello sviluppo di una delle più famose aziende di abbigliamento sportivo. E del ricordo indelebile nella memoria di chi l’ha conosciuta, ci ha lavorato insieme o ha avuto modo di apprezzarne l’impegno nel mondo della cultura e del volontariato monzese.

C’erano ben pochi spazi vuoti nella Basilica di Monza. Tanti i volti affranti, i visi pensierosi. Non soltanto quelli della famiglia Colombo. Presente naturalmente al completo. Con in prima fila i figli Giulio e Carlo, accompagnati dai cugini Laura e Mario, che costituiscono il poker d’assi oggi alla guida della Colmar. Ma anche i nipoti di Giuseppina Galliani Colombo, Filippo, Roberta, Lorenzo e Giovanni, che stanno portando l’azienda monzese sulla strada della quarta generazione imprenditoriale.

La commozione, sotto il cielo plumbeo di questo piovoso novembre, è forse, però, soprattutto testimoniata dai tanti dipendenti. Quelli attuali, ma anche quelli passati. Quasi che tutti si sentano parte in causa di una storia ormai iniziata nel 1923. Proprio l’anno in cui era nata, a Lissone, la signora Giuseppina, Pinny per molti, che figlia di industriali del mobile, era entrata in Colmar come stilista, per poi sposare nel 1959 Angelo, uno dei due figli del fondatore Mario.

E, da lì, nel corso dei decenni, è stata protagonista del boom delle tute da sci negli anni del famoso slogan pubblicitario “In caso di neve, Colmar”. Poi di quello delle giacche a vento. Con un successo che fuoriesce dall’ambito sportivo per entrare a pieno titolo nel costume sociale. Un successo che ha trovato nuova linfa a partire dal 2009, quando viene creata la linea Colmar Originals, che riprende il logo vintage e lo reinterpreta con un prodotto lifestyle in grado di attrarre l’attenzione del grande pubblico.

Dieci anni fa l’inossidabile Lady Colmar aveva abbandonato da poco il suo ruolo attivo in azienda. Ma ha continuato, fino all’ultimo, a dare prova della sua lucidità e creatività. Una forza vitale che profondeva anche nel sociale. Faceva parte, infatti, del Soroptimist ed è stata tra le fondatrici del Museo Etnologico di Monza e Brianza.

Non è un caso che, mischiati alla persone assiepate nel Duomo per i suoi funerali, ci siano anche alcuni Vigili del fuoco del Comando di Monza e della Brianza. E’ un modo, infatti, per ringraziare Brianza per il Cuore, Onlus oggi presieduta da Laura Colombo, che ha recentemente donato loro un carro soccorso.

E, poi, ci sono le persone del Centro Mamma Rita, da decenni un punto di riferimento per giovani disagiati e di famiglie in difficoltà, con il quale la signora Giuseppina aveva un profondo legame.

A dare l’ultimo saluto a chi, dalla produzione di ghette con il feltro di lana ha contribuito a tirare su un gigante dell’abbigliamento con attualmente oltre 100 milioni di euro di fatturato e più di 200 dipendenti, c’erano, tra gli altri, anche il sindaco di Monza, Dario Allevi, il presidente del Gruppo Acsg Agam, Paolo Giuseppe Busnelli e l’avvocato Carlo Cappuccio, ex presidente dello Sporting Club Monza, che vide il marito di Pinny, Angelo tra i soci fondatori.

Una vita lunga e ricca di legami, insomma, quella di Lady Colmar. Che si è mossa sempre su tre binari fondamentali. “I suoi valori sono stati la famiglia, la dedizione al lavoro e la carità verso chi è più bisognoso – afferma Don Carlo nell’omelia al Vangelo di Giovanni scelto per la celebrazione dei funerali – questa è la vera eredità che Giuseppina, il cui destino finale non è il Sepolcro, ma il Paradiso, lascia ai figli, ai nipoti e a tutti noi”.

E sono proprio i quattro nipoti, a cui era particolarmente affezionata, a fare il commosso saluto finale alla loro nonna. “Vogliamo ricordarti con le parole che ci hai dedicato per il tuo 90esimo compleanno – affermano tra le lacrime – seguite il vostro talento, la vostra passione, perché è bello quando si raccoglie, ma soprattutto quando si semina”.